Il prof Verdiglione in cella ha perso 20 kg in un mese: storia di malasanità nelle carceri italiane



Detenuto nel carcere milanese di Opera per scontare una pena di cinque anni e otto mesi in condizioni di salute definite gravissime. Non trova pace la vicenda, umana ancor prima che giudiziaria, dell'intellettuale e medico psichiatra professor Verdiglione che, a 74 anni, si trova in carcere per reati fiscali dopo una vita da perseguitato, iniziata con le accuse di raggiro e truffa quando praticava a fini clinici le tecniche dell'ipnosi.


Ora le sue condizioni sono peggiorate, precipitate stando agli ultimi ragguagli. Avrebbe perso oltre 20 kg nel giro di poche settimane e rifiuterebbe anche l'alimentazione endovenosa. Secondo il rapporto presentato da un medico otorino che l'ha visitato in presenza del deputato dem Roberto Giachetti, recatosi a Opera per un'ispezione dello stato delle carceri e della salute e delle condizioni dei detenuti, Verdiglione avrebbe soffrirebbe di una problematica organica che non gli consente di deglutire e che è la causa primaria del suo repentino dimagrimento, che ricorda quando negli anni novanta lo stesso detenuto si ammalò di anoressia proprio in carcere. Quello del filosofo e controverso intellettuale, di cui presero le difese personalità del calibro di Moravia o Bukovskij, è un caso che scoperchia le ombre e le contraddizioni insite al sistema carcerario, un tema da sempre caro al partito Radicale di cui Giachetti è esponente e che, su invito della collega Rita Bernardini, ha voluto approfondire in prima persona recandosi nella struttura. Secondo il deputato dem, tesi avvalorata anche dal medico che lo ha in cura nel reparto sanitario della struttura di detenzione, Verdiglione necessiterebbe di immediato ricovero ospedaliero eppure non sembrerebbero esserci letti disponibili nel reparto di detenzione dell'ospedale, una problematica che potrebbe risolversi nel giro di pochi giorni come decadere presto nel dimenticatoio una volta che i fari dell'attenzione mediatica scemeranno.

Il quadro presentato da Giachetti, nel suo complesso, è piuttosto allarmante. Molte le strutture in deficit di personale o adeguato materiale per la presa in carico di detenuti con evidenti problematiche di salute, un cono d'ombra della nostra società su cui troppo raramente si pone l'accento e che è poi il motivo scaturente di morti inopportune, insensate in un Paese che si dovrebbe definire civile e all'avanguardia nella cura della persona.


Intanto le condizioni di Armando Verdiglione peggiorano, precipitano e la speranza è che non ci si ritrovi a pentirsi di quello che si poteva fare e non è stato fatto quando si è ancora in tempo per evitare un'inutile disgrazia.

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