Il Senato respinge per due volte la sfiducia al ministro Toninelli, vuoti i banchi del Governo



Salvo sì, ma a che prezzo! Dileggiato, deriso, perfino insultato. C’è una bella differenza tra il voto che ha tolto Matteo Salvini dalla grana della Diciotti e quello che ha evitato al responsabile delle Infrastrutture e Trasporti l’umiliazione della sfiducia sulle mozioni di presentate da Pd e Forza Italia sul nodo della Tav Torino-Lione (e non solo). Il ministro dell’Interno ieri nell’Aula di Palazzo Madama si era concesso anche la commozione (studiata ad arte? Probabilmente sì) con quel «vorrei vedere voi... si vota su di te, su una scelta che hai fatto. Su una cosa che ti riguarda e che può cambiarti la vita... » ma alla fine è passato all’incasso e, ancora una volta, ha portato il Movimento 5 Stelle sulla strada che voleva lui.

Toninelli invece oggi nella stessa Aula ha dato la rappresentazione plastica della pochezza dell’ex movimento degli ex onesti. Intorno a lui sui banchi del governo c’era il vuoto.


I leghisti lo considerano un appestato e lo hanno dato a vedere senza tanti scrupoli. Dunque, ricapitolando, non è passata, grazie a 159 voti contrari su 102 favorevoli e 19 astenuti, la mozione di sfiducia presentata dal Pd, a prima firma Marcucci. Stessa sorte era toccata poco prima a quella targata Forza Italia, a firma Bernini, bocciata con 157 voti contrari, 110 favorevoli e 5 astenuti. Una maggioranza, a ben vedere, risicata al punto che secondo il dem Marcucci «il governo non ha più la maggioranza in Senato. Il voto su Toninelli conferma questa nuova realtà. Salvini e 5 senatori leghisti non difendono il ministro 5 stelle, così come ieri 6 senatori (più tre contrari) 5 stelle non hanno partecipato al voto su Salvini. A questo punto chiediamo al presidente Conte di venire a verificare i numeri a disposizione del Governo».


Entrambe le mozioni in sostanza accusavano il ministro di aver mentito al parlamento, al governo francese e all’Unione Europea con una analisi costi-benefici infondata e anche un tantinello taroccata. E soprattutto di gettare alle ortiche lo sviluppo infrastrutturale del paese e quel poco di credibilità che l’Italia ha ancora nel resto d’Europa. In Aula a un certo punto si è scatenata la bagarre con i parlamentari di Forza Italia che hanno alzato nell’emiciclo dei cartelli con su scritto: «Ministro Toninelli lo facciamo per te». Alessandra Gallone, senatrice azzurra, ha fatto un intervento durissimo: «Toninelli solo alla morte non c'è rimedio. Con questa mozione ci mostriamo suoi amici, si dimetta e faccia vincere il Paese». Lui Toninelli sembrava confuso. E non ha trovato di meglio che infilarne un’altra delle sue. Non consapevole del momento si è cimentato in una televendita di sé stesso che ha sollevato non poche ilarità: la targa portatile quando si cambia auto. Chissà, forse pensa alla targa davanti alla sua porta al ministero.


di Giampiero Cazzato

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