Trentott'anni dalla strage di Bologna, Bonafede: «Gli atti dell'inchiesta saranno pubblici»

Trentott'anni dalla strage di Bologna, Bonafede: «Gli atti dell'inchiesta saranno pubblici»



Trentotto anni fa, la strage di Bologna.

Uno spettacolo teatrale ricorda la solidarietà internazionale che abbracciò l'Italia dopo l'atto terroristico più grave della sua storia postbellica. Il 2 agosto 1980 una bomba esplode causando ottantacinque morti e duecento feriti. Una deflagrazione potentissima che ha distrutto parte della stazione ferroviaria di Bologna, la cui forza d’impatto rimane da trentotto anni nel cuore degli italiani che subito si attivarono per tamponare il sangue di una ferita nazionale all’apparenza insanabile, specie dopo oltre vent’anni di processi per stabilire di chi furono le colpe reali. E proprio per portare nuova luce sul caso, per spazzare via quelle «zone d'ombra» di cui ha parlato il presidente Mattarella, è intervenuto oggi il ministro della Giustizia Alfondo Bonafede, nel consesso del consiglio comunale bolognese per la cerimonia di commemorazione, a garantire un rinnovato impegno istituzionale verso la storia e i familiari delle vittime: «Oggi vengo a portare la vicinanza dello Stato ai familiari delle vittime della strage di Bologna ma anche per la prima volta l’impegno serio a lavorare con loro per la realizzazione di tutte le loro richieste. Quello che mi compete è la digitalizzazione degli atti e la desecretazione affinché anche momenti più bui nella storia di questo Paese possono essere conosciuti e conservati nella memoria». Ha poi aggiunto Bonafede, successivamente, in un'intervista per "Zapping": «I magistrati a Bologna hanno fatto un lavoro molto serio. Manca ancora la verità sui mandanti e su questo i magistrati continuano a impegnarsi. Se finora non è stata trovata tutta la verità probabilmente è perché lo Stato non voleva che si arrivasse alla verità. Chi attribuisce responsabilità ai magistrati sono solo i nostalgici del "ventennio berlusconiano" in cui la politica faceva finta di dividersi sulle toghe, ma è una pagina chiusa».

Il presente e il passato nella stessa linearità.

Un diluvio di solidarietà, da quel 2 agosto 1980, che oggi, nell’anniversario di quella strage, diventa uno spettacolo teatrale. «Siamo tutti bolognesi»: tre parole scritte a mano su un biglietto da visita di un cittadino di Salerno un mese dopo la tragedia, conservate per molti anni nell’archivio del Gabinetto dell’allora sindaco di Bologna, Renato Zangheri. Uno “slogan” di solidarietà, partorito in una società con i telefoni a gettone senza il web o i social network, come tantissimi altri gesti o pensieri. «Sinfonia di Soccorsi», infatti, è il nuovo evento del Cantiere 2 agosto dell’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna nato per ricordare le vittime di una strage che ha segnato la storia del nostro Paese. I documenti inediti dell’epoca sono stati recitati ieri sera da attori-trampolieri ‘arrampicati’ sopra due torri davanti alla sede della Regione a Bologna.

Nei giorni successivi alla strage, la solidarietà, nazionale e internazionale, superò ogni limite. Telegrammi, messaggi scritti a mano, o, pazientemente, a macchina. Alcuni scritti da immigrati all’estero o da pensionati dal tratto incerto ed altri in italiano perfetto o in lingua straniera. Arrivarono centinaia di telegrammi istituzionali, ad esempio, dal cancelliere dell’allora Germania Occidentale Helmut Schmidt, dal presidente del parlamento Ue, Simone Veil o da sindaci di città da poco tornate alla democrazia come le spagnole Madrid e Barcellona e di comuni italiani per lo più sconosciuti (Lanuvio, Ussassai, Sinalunga).

«Siamo partiti con questo progetto», ha spiegato Cinzia Venturoli all’Agi, la storica che ha analizzato tutti i documenti trovati negli archivi comunali poi selezionati e raccolti in un volume, che ha richiesto mesi di lavoro, «chiedendoci come si reagisce ad una strage in un momento in cui non c’è Facebook e le comunicazioni sono più lente. La risposta è con una grande mobilitazione sia in piazza, perché è il luogo della democrazia e sia attraverso le lettere e i telegrammi inviati al Comune. Dagli scritti dell’epoca emerge una grande fiducia verso i rappresentanti delle istituzioni, soprattutto verso il sindaco Zangheri o nei confronti del presidente Sandro Pertini».

Oggi è prevista a Bologna una lunga giornata di memoria, che comprenderà arte, sacralità e riflessione comune.


2 agosto 1980, 2 agosto 2018. Impossibile dimenticare.


E.R.

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