Il Tg1 gialloverde non fa dormire Anzaldi, RaiUno vuole strappare la striscia alla Rete2

Il Tg1 gialloverde non fa dormire Anzaldi, RaiUno vuole strappare la striscia alla Rete2



A lanciare la palla, con il suo solito stile caustico ma estremamente efficace, è stato il direttore di Rai due, Carlo Freccero, in una lunga intervista a Prima comunicazione. Parlando del progetto relativo alla striscia politica da mandare in onda dopo il Tg2, il timoniere del secondo canale ha affermato che si tratta del programma a cui tiene «maggiormente. L’ approfondimento informativo è essenziale ai fini della televisione pubblica», sottolinea convinto. «Andrà in onda dopo l’edizione serale del Tg2 ed ci sto lavorando insieme al direttore del telegiornale, Gennaro Sangiuliano. Un programma che vuole recuperare competitività in una fascia strategica abbandonata dalla Rai e andare a togliere audience a Lilli Gruber su La7 e a Barbara Palombelli su Rete 4», spiega Freccero. «La striscia partirà a febbraio alle 21 durerà venti minuti e avrà una conduzione scelta tra i giornalisti Rai. Non credo la condurrà Sangiuliano col quale ho una stretta intesa. A decidere sarà Salini che incontreremo in settimana».


Dunque un progetto made in Rai per rilanciare la tv pubblica e il secondo canale. Da Oscar. Eppure succede che fuori e dentro viale Mazzini tenga banco un particolare gossip. Rai Uno, affidata alle cure dell’ex firma del Manifesto, Teresa De Santis, starebbe meditando di ripristinare la fascia informativa, da mandare in onda dopo il Tg1 delle venti. Spazio che, a suo tempo, ha avuto il privilegio di essere condotto da Enzo Biagi, con “Il fatto”, in onda dal 95 al 2002, quando dovette lasciare dopo il famoso “editto bulgaro” di Berlusconi che in visita a Sofia dichiarò: “L’uso della Rai fatto da Biagi, da quel Santoro e da Luttazzi, è stato veramente criminoso e condotto con i soldi di tutti…”. Dopo Biagi un lungo silenzio fino al 14 marzo del 2011 giorno del debutto di “Qui Radio Londra” per due ideato e condotto da Giuliano Ferrara, durato fino al maggio 2012. Altri tempi, altri bilanci e soprattutto. Freccero, sul punto, sfodera il suo miglior armamentario, sostenendo di “non saperne nulla”. Ma commenta sornione: «In tal caso non farei la mia striscia. Ho posto per primo il problema strategico che la Rai non può lasciare importanti spazi informativi a La7 e a Mediaset.


Il Partito democratico è talmente preoccupato da questa idea da aver inventato la favola che ho epurato Luca e Paolo. Al contrario Matteo Renzi, di cui non sono mai stato un accanito fan, non mi ha mai accusato di censura e devo dargli atto di essere il più lucido nel suo partito». Ora, visto che tra le critiche più forti mosse nei confronti di Freccero c’è quella secondo la quale il direttore di Rai Due voglia far la guerra a Rai Uno, a cominciare dalla domenica, l’ex consigliere di amministrazione replica secco: “Una imbecillità”. Difficile dargli torto, semmai è il contrario. Ovvero sarebbe la De Santis a voler mettere i bastoni fra le ruote a Freccero. La striscia di approfondimento su Rai Due ha un senso, anche dal punto di vista commerciale, mentre sul primo canale sarebbe solo un vezzo, un modo per perdere ascolti e credibilità, , visto che finirebbe per ammazzare la curva degli ascolti nella fascia dell'access time, preziosa quanto strategica. Mettendo in difficoltà lo stesso Tg1. Qualcuno lo spieghi al settimo piano di viale Mazzini. Freccero, sul punto, è di una chiarezza disarmante. «Raiuno, Raidue e Raitre sono tre reti generaliste, ma ciascuna va profilata con programmi fortemente caratterizzati e destinati a target diversi e specifici. Ed è questo il modo per evitare la concorrenza e allargare l’audience. Più audience per tutti è sempre stata la mia specialità: non dobbiamo litigare tra reti sorelle per dividerci una fetta di torta, ma puntare tutte insieme alla porzione più ampia della torta». Freccero considera Raiuno la rete generalista dura e pura, Raidue deve andare verso i pubblici più attivi e dinamici e Raitre è la tivù del racconto. Spiegatelo alla De Santis. La quale, alla sua prima uscita pubblica dopo le dichiarazioni di Claudio Baglioni sugli immigrati, è apparsa visibilmente scocciata da quello che lei stessa ha definito il “solito comizio”, in doveroso ossequio al governo gialloverde per averle assegnato la carica numero uno della rete.


Strano perché se il Festival dovesse fare il record di ascolti, come è probille, la direttora dovrà spiegare all’azienda come fare a dire no a colui che garantisce il fatturato a viale Mazzini. Non a caso leghisti e grillini sono dovuti correre prontamente ai ripari per evitare il peggio. «La direttrice di Rai Uno, Teresa De Santis, prima attacca violentemente Claudio Baglioni, minacciandolo di non fare più Sanremo, poi M5S-Lega ne impediscono l'audizione in Vigilanza per proteggerla. E' un fatto di inaudita gravità», afferma il senatore del Pd, Davide Faraone, capogruppo dem in Vigilanza Rai, mettendo il dito nella piaga. «La Commissione viene usata per punire o proteggere a seconda dei casi: ricordo soltanto che Fabio Fazio fu immediatamente convocato», chiosa l’esponente dem. E non ha affatto torto, visto che Rai Uno, da quando è arrivata la De Santis, non sta certo brillando. Martedì 15 sulla rete ammiraglia il ciclo «Purché Finisca Bene Non Ho Niente da Perdere» ha conquistato solo 3.625.000 spettatori pari al 15.2% di share, mentre su Canale 5 «La vita è una cosa meravigliosa» ha raccolto davanti al video 2.402.000 spettatori pari all’11.3% di share. Sulle altre i Talk hanno fatto i loro sporco lavoro. Insomma se non siamo di fronte alla grande fuga da Rai Uno poco ci manca. Ma se la rete non brilla anche il Tg vacilla offrendo al solito Anzaldi, esponente dem esperto di assalti alla Rai, il modo per attaccare la testata e il suo direttore. L’esponente del Pd, come sempre, fa tutto in modo pretestuoso consapevole del fatto che il Tg1 è sempre stato terreno di conquista della sinistra. Vederlo in mano giallo verde non deve farlo dormire la notte…


di Alberto Milani

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