Il vertice della discordia e le 10 proposte italiane, Lifeline invita Salvini a bordo
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Il vertice della discordia e le 10 proposte italiane, Lifeline invita Salvini a bordo


Che sarebbe stato un vertice avvelenato da malumori e differenze di veduta lo si era già capito nell'ultimo mese, condito da richiami e offese che rimbalzavano da una parte all'altra d'Europa e faccia a faccia che a poco servivano a mitigare gli animi, ma, giunti finalmente alla data del summit pre-Consiglio Europeo, la situazione, se possibile, si è ulteriormente aggravata. A tenere banco nell'incontro a sedici nazioni, previsto per oggi a Bruxelles, è ovviamente la questione dell'immigrazione a cui si lega intrinsecamente quella della sopravvivenza dell'Unione Europea così come la conosciamo.


Se alle iniziative italiane degli ultimi tempi, che vedono la figura di Matteo Salvini quale promotore e trascinatore della politica sugli sbarchi, caratterizzate da un susseguirsi di dure e ferme prese di posizione, dalla chiusura dei porti sino al recente comunicato della Guardia Costiera che invita le navi in zona Sar libica a rivolgersi a Tripoli per il coordinamento delle operazioni di soccorso, erano corrisposte parole di sorpresa e sgomento dagli alleati, spiazzati e finalmente messi faccia a faccia col problema, fatte di frasi prima lanciate e poi rimangiate, velati insulti poi mai confermati, come quelli di Macron, ammorbiditosi poi nell'incontro a quattr'occhi con Conte, le ultime dichiarazioni che portano la data di ieri, partite in ordine da Malta, Spagna e Francia, con il Belpaese come bersaglio, hanno confermato che il clima in Europa è dei peggiori e che l'alzata di capo dell'Italia sul delicatissimo documento di Dublino non è stata per nulla gradita da quegli alleati che da una parte predicano come necessaria la solidarietà per un dramma storico che coinvolge tutto il continente, ma dall'altra vorrebbero che le cose, almeno in casa loro, restassero inalterate e poco importa se spetta all'Italia vedersela con le invasioni nel Mediterraneo.


Dopo l'empasse che vede protagonista la nave ong Lifeline a largo delle coste maltesi, da giorni alla deriva in attesa di istruzioni su dove sbarcare il carico di più di duecento migranti a bordo, dal fronte franco-spagnolo sono piovute parole pesanti nei confronti dell'Italia e degli attori principali attorno a cui ruota la vicenda. Parla di "nessuna crisi migratoria" il presidente francese Macron, suscitando fra l'altro una doverosa riflessione su dove prenda le informazioni la segreteria dell'Eliseo, che si è rivolto, pur senza mai nominarlo, con toni piuttosto ostili nei confronti del ministro dell'Interno Salvini: "Bisogna essere chiari e guardare le cifre", ha dichiarato Macron, "l'Italia non sta vivendo una crisi migratoria come c'era fino all'anno scorso. Chi lo dice, dice una bugia. Una crisi politica", ha poi aggiunto, è provocata da "estremisti che giocano sulle paure. Ma non bisogna cedere nulla allo spirito di manipolazione". Sebbene resti un mistero su chi dica bugie su cosa, ciò che appare evidente è il tentativo della Francia, seguita a ruota dal neo governo socialista spagnolo, di creare un fronte congiunto con la frau Merkel sulla spinosissima questione dei rimpatri nel territorio di prima identificazione dei migranti "rimbalzati" alle frontiere di Germania, Austria e Francia o di quelli che clandestinamente hanno raggiunto tali mete bypassando l'identificazione. Un provvedimento, neanche a dirlo, a netto svantaggio dell'Italia che nella sua posizione di frontiera naturale, si ritroverebbe a dover gestire in prima persona la stragrande maggioranza dei partenti dal Nord Africa. In tal senso ha voluto rispondere il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio che, in linea con Salvini, ha puntato i piedi sulla questione: "Gli hotspot nei Paesi di primo sbarco vorrebbe dire "Italia pensaci tu". Non esiste", dice Di Maio. "I centri vanno realizzati nei paesi di origine e transito e devono essere a guida europea. Questo è quello che il Movimento 5 Stelle chiede da anni ed è quello che chiederà il Presidente Conte a Bruxelles. Non arretreremo di un millimetro".

A dar man forte alle uscite di Macron, nella serata di ieri, ci ha pensato il premier spagnolo Sanchez, tornato all'attacco in un'intervista a El Pais: "Ci sono governi, come quello italiano, che fanno un discorso anti-europeo e dove l'egoismo nazionale è più diffuso, ciò ha anche a che fare con la precedente mancanza di solidarietà da parte dell'Ue con un Paese che ospita mezzo milione di esseri umani che provengono dalle coste della Libia. La Spagna non sarà insensibile alle tragedie umane ma è evidente che non può dare da sola una risposta".

Non priva di una certa vena polemica anche la risposta di Salvini che, sciorinando qualche dato agli illustri colleghi d'oltralpe, lascia che siano i numeri a parlare e mettere a tacere accuse che sfiorano l'assurdo: "Seicentocinquantamila sbarchi in 4 anni, 430mila domande presentate in Italia, 170mila presunti profughi a oggi ospitati in alberghi, caserme e appartamenti per una spesa superiore a 5 miliardi. Se per l'arrogante presidente Macron questo non è un problema, lo invitiamo a dimostrare la generosità con i fatti aprendo i tanti porti francesi e smettendo di respingere donne, bambini e uomini a Ventimiglia". Colpito e affondato, insomma. A rincarare la dose, ancora il ministro Di Maio, che non nasconde le sue preoccupazioni per l'atteggiamento ambiguo dei vertici francesi: "In Italia l'emergenza immigrazione esiste eccome ed è alimentata anche dalla Francia con i continui respingimenti alla frontiera. Macron sta candidando il suo Paese a diventare il nemico numero uno dell'Italia su questa emergenza, il popolo francese è sempre stato solidale e amico degli italiani. Ascolti loro, non chi fa soldi sulla pelle di quelle persone".


Proprio in merito alla linea scelta dall'Italia, di cui sarà promotore il presidente del Consiglio Conte nel pre-vertice di oggi, il leader leghista Salvini ha dedicato al tedesco Der Spiegel un'intervista in cui espone dissensi e proposte. "Sul tavolo lì c'è innanzitutto la questione dei respingimenti immediati verso l'Italia di coloro che originariamente sono approdati sulle nostre coste, e solo successivamente la sicurezza delle frontiere esterne per il futuro. Per noi vale esattamente il contrario", la critica del capo del Viminale a un'iniziativa tampone che non considera il fatto che il problema è tutto fuorché in via di risoluzione e che la vera priorità sarebbe operare nei paesi a maggior numero di partenze per limitarle.

Proprio in tale ottica è prevista per lunedì una visita del ministro degli Interni in territorio libico, a Tripoli, dove dovrebbe incontrare, tra gli altri, il presidente Fayez Al Sarraj e riferire nella serata dello stesso giorno l'esito del sopralluogo in una conferenza stampa al Viminale.


Il vertice


"Siamo qui per presentare una proposta italiana completamente nuova basata su un nuovo paradigma di risoluzione dei problemi della migrazione". Queste le prime parole, dopo il suo arrivo a Bruxelles, rilasciate dal premier Giuseppe Conte, affiancato dal capo della comunicazione di Palazzo Chigi, Rocco Casalino.

In quello che dovrebbe essere un incontro informale, per stringere accordi bi o trilaterali fra paesi dell'Ue nel tentativo di frenare il flusso illegale di persone interno all'Europa e per trovare punti in comune che portino a una risoluzione positiva della bozza di Dublino in vista del Consiglio Europeo di fine mese, da parte sua l'Italia ha in mente un programma che si articola in dieci punti cardine, dallo stesso premier rinominato European Multilevel Strategy for Migration. Da un lato la richiesta di spartizione dei migranti salvati nello stretto di Sicilia fra tutte le nazioni rivierasche, in cambio dell'accettazione della proposta tedesca, "salva sedia" della Merkel, di impedire ai migranti registrati in un paese di confluire in un altro, dall'altra la proposta di istituire gli hot-spot in Niger e Libia, a gestione europea, dove sancire chi fra i richiedenti asilo ha diritto a imbarcarsi, in sicurezza e non lasciato in mano ai traffici di scafisti e criminali, e una equa ripartizione fra tutti i paesi dell'Ue di coloro che avessero i requisiti per imbarcarsi e lasciare l'Africa. "Vogliamo superare completamente il regolamento di Dublino, basato su una logica emergenziale. Noi vogliamo affrontare il problema in modo strutturale. Le nostre opinioni pubbliche ce lo chiedono", l'affondo del premier Conte.

A tentare di mediare fra le posizioni in gioco, la figura del presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, cui spetterà il compito più arduo, vista la concreta possibilità che non si giunga a nessun tipo di accordo e addirittura si rischi di allargare una falla ormai ai limiti del gestibile.


Intanto nel Mediterraneo prosegue lo stallo che interessa la nave ong Lifeline, ormai da giorni a largo a sud di Malta con a bordo oltre duecento immigrati provenienti dalla Libia e il cui destino sembra in bilico fra i tweet al vetriolo in continuo flusso tra Malta e l'Italia. A inserirsi nella polemica tutta social è anche la stessa imbarcazione ong, che manda un appello, dai tratti piuttosto provocatori, all' indirizzo di Salvini, invitandolo a salire a bordo per constatare coi propri occhi quello che è l'operato dell'equipaggio. "Caro Matteo Salvini, si legge su Twitter, "non abbiamo carne a bordo ma esseri umani. Ti invitiamo cordialmente a convincerti che sono persone che abbiamo salvato dall'annegare. Vieni qui, sei il benvenuto". Una polemica che non sarà sicuramente piaciuta ai ranghi delle alte cariche governative italiane, il cui scopo è sempre stato quello di ridiscutere i criteri e le responsabilità in temi di salvataggi, mai di mettere in discussione gli stessi. È sbottato in tal senso, aizzato dal ministro degli Esteri maltese Michael Farrugia, anche il ministro delle Infrastrutture Toninelli che ha voluto non solo ribadire i numeri che vedono l'Italia in testa quando si parla di gestione di emergenze in mare, ma anche difendere l'onore stesso del nuovo esecutivo, tacciato di "disumanità" e altre nefandezze solo perché intenzionato a condividere il problema con i vicini, così come si fa in una famiglia, quale dovrebbe essere quella sotto la bandiera blu a dodici stelle dorate.

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