Ilva, raggiunto accordo con i sindacati: garantiti 10.700 lavoratori

Ilva, raggiunto accordo con i sindacati: garantiti 10.700 lavoratori


E' stata siglata l'ipotesi di accordo sulla cessione di Ilva ad Arcelor Mittal dopo una lunghissima trattativa con i sindacati, che ha portato all’assunzione di 10.700 lavoratori. Nella notte al Mise sono stati fatti altri passi avanti durante la riunione, posticipata alle 2:30. Quello dell’Ilva è un problema che va avanti ormai da molti anni per quella che è una delle industrie più importanti a livello nazionale e europeo che ora finalmente sembra essere arginato. Per i sindacati infatti restano ancora molti dettagli da rivedere, ma sembra prevalere l’ottimismo. Il piano Ilva prevede che 10.700 su 14mila lavoratori siano assunti subito, per gli altri sono previsti incentivi all'esodo e l'impegno di Mittal di assumere entro il 2023 tutti i 2800 impiegati rimasti. Rispetto l'offerta dei compratori, che prevedeva la garanzia per 10.300 dipendenti e l'impegno ad assicurare un posto agli esuberi dopo agosto 2023, quando terminerà la procedura straordinaria, i sindacati hanno spinto l’azienda a fare uno sforzo in più. Si è così arrivati a 10.700 occupati a fronte degli attuali 13.500 dipendenti, includendo 300 lavoratori delle affiliate, elettrici ed edili, che invece erano esclusi dallo schema proposta da Carlo Calenda che si fermava a quota 10.500. Per Genova viene riconfermato l'Accordo in programma con un organico di 1.474 lavoratori. Il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro ha comunicato: «Ora comincia una lunga storia con una nuova organizzazione della fabbrica che dovremo gestire con il più grande gruppo industriale dell'acciaio ma rispetto alle premesse l'accordo e' un buon risultato».

Saltato anche lo sciopero previsto per l’11 settembre, indetto dai sindacati prima che ripartisse il tavolo di trattativa al Mise. «Con l'accordo coerentemente non ha più senso, dopo la verifica dei testi lo revocheremo». ha detto il segretario provinciale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, aggiungendo che l'intesa ormai raggiunta rispetto al passato presenta delle differenze evidenti.

Per Di Maio è «il miglior risultato nelle peggiori condizioni. Diciotto ore di trattativa in cui i protagonisti sono stati ovviamente i rappresentanti dei lavoratori con i quali è stata cercata la migliore intesa possibile». Inoltre il ministro ha aggiunto che non ci sarà il Jobs act nell'azienda: «I lavoratori saranno assunti con l'articolo 18. Ci saranno 10.700 assunzioni e non ci saranno esuberi, tutti riceveranno una proposta di lavoro da Am». Inoltre ha aggiunto che ha ribadito che la gara resterà valida.

Il segretario della Cgil Puglia ha dichiarato: «E' stata una trattativa durissima. Una no stop durissima che abbiamo seguito tutti quanti con grande attenzione. Per quanto ci riguarda c'è un tema: nessun lavoratore dovrà perdere il lavoro. Questo accordo questo prevede. Sicuramente abbiamo un bisogno: fare esprimere i lavoratori su questo accordo, ci sarà un referendum che sancirà l'accordo in maniera definitiva. C'è stato un grande lavorio delle organizzazioni sindacali, un ruolo di protagonismo vero dei nostri rappresentanti che hanno voluto lavorare per mantenere quella fabbrica, quei numeri occupazionali nel nostro territorio, ma soprattutto un asset strategico di sviluppo del Paese».


Diversi membri dell’opposizione si sono espressi in merito all’ accordo, a partire dal segretario del PD Maurizio Martina che su Twitter ha scritto: «L'Ilva non chiude, la gara resta valida. Bene così, tutelato il lavoro. Le parti sociali trovano un accordo. Il Ministro Di Maio fa retromarcia e segue impostazione dei nostri governi. Ora massima attenzione a proseguo investimenti ambientali». Ed è proprio sulla parola “retromarcia” che vertono tutte le polemiche sollevate dall’opposizione. Dall’ex viceministro dello Sviluppo economico Teresa Bellanova, in quota PD, ai tanti deputati del PD, come Enza Bruno Bossio, Raffaella Paita e Sara Moretto; dall’ex ministro dello Sviluppo Economico Calenda al Responsabile del Lavoro del PD Chiara Gribaudo. Tutti hanno ribadito come questa manovra di dietrofront del ministro dello Sviluppo del Lavoro sia un vero e proprio ritorno alla strada imboccata dal governo precedente. “Ieri il #GovernoDelCambiamento ha cambiato idea su vaccini, oggi su industria. Pare stiano seguendo la linea del Pd su tutti i fronti. Ammetteranno mai che il vero cambiamento è stato prima di loro?”, ha scritto su Twitter il senatore PD Dario Stefano. Il Governo di Lega e M5S viene addirittura paragonato a “brutta copia del PD” (Raffaella Paita), il che rende chiaro il messaggio che l’opposizione intende mandare: forse le scelte del PD erano quelle giuste.


Tuttavia è innegabile l’estrema abilità con la quale il governo sia riuscito a mettere finalmente un punto a questa storia e infatti insieme alle polemiche arrivano anche le congratulazioni da parte del collega vicepremier Matteo Salvini e dallo stesso premier Giuseppe Conte che ha detto: «Di Maio sull'Ilva ha fatto un lavoro veramente egregio, so che ha lavorato tutta la notte. E' arrivato in una situazione che era già compromessa, nel senso che c'era già stata una aggiudicazione. Abbiamo seguito un percorso sapiente, acquisendo un parere dell'Anac: sono emerse irregolarità molto chiare ed evidenti, ma l'annullamento della gara non era così semplice perché bisognava dimostrare che si sarebbe potuto realizzare una condizione migliore. Il risultato raggiunto è di assoluta eccellenza».

E non c’è dubbio che ora ci si concentrerà sull’ambiente e sulla salute per dare modo all’acciaieria più grande d’Europa di ripartire.


Niccolò Lumini

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