Impastato: «Peppino, Lucano, Segre: nel Paese c’è brutto clima d’odio»

Impastato: «Peppino, Lucano, Segre: nel Paese c’è brutto clima d’odio»

Due notti fa un incendio doloso è stato appiccato alla pizzeria del fratello di Peppino

«Non è la prima volta, era già successo nel 2011, speriamo che sia l’ultima. Anche se ad essere sinceri sono preoccupato. Nel paese c’è un brutto clima, un clima di odio, di intolleranza e di prepotenza». Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, l’attivista di sinistra ucciso dalla mafia nel 1978, raggiunto al telefono da Spraynews, racconta il gesto intimidatorio di cui è stato fatto oggetto nella notte tra l’11 e il 12 novembre: mani ignote, mani probabilmente mafiose, hanno appiccato il fuoco alla sua pizzeria a Cinisi. Il locale era chiuso da qualche settimana per lavori di ristrutturazione, dopo che un esposto anonimo aveva fatto scattare le indagini della polizia municipale di Carini (su cui pare insista la pizzeria) e della Guardia di finanza di Palermo. Una storia di competenze territoriali tra Carini e Cinisi e di autorizzazioni chieste ad una amministrazione piuttosto che all’altra. Una vicenda, tutto sommato, di poco conto, ma tanto è bastato per far partire la macchina del fango e le illazioni sulla famiglia Impastato. E dopo il fango è arrivato il fuoco. Giovanni avrebbe dovuto riaprire i battenti fra pochi giorni. E invece adesso c’è da rimettere in sesto il locale, riparare gli ingenti danni causati dal rogo doloso. E sperare bene.


Ci racconta cosa è successo?


«È successo che sono entrati hanno sfondato la porta delle cucine e hanno appiccato il fuoco. Fortunatamente se n’è accorto un passante che ha avvisato i vigili del fuoco che sono interventi tempestivamente, altrimenti le fiamme avrebbero divorato tutto».


E’ preoccupato?


«E chi non lo sarebbe! Questo incendio è il frutto di un clima che da un po’ di tempo si è creato attorno a noi. Un clima di bugie e di discredito, su di me, sulla mia famiglia, sulla memoria di Peppino. Hanno detto che il locale era abusivo, che ci sono irregolarità di tipo fiscale. La verità e che abbiamo sempre pagato tutte le tasse agli uffici amministrativi di Cinisi, che ci ha rilasciato la licenza. Ora sembra che il terreno dove sorge la pizzeria sia di competenza di Cinisi. Una cosa è certa, è in atto una strategia fatta di isolamento, di calunnie e di discredito. Per poter poi arrivare a dire che noi non siamo niente, che la memoria non conta nulla. Non ci sono riusciti e non ci riusciranno, perché dietro di noi ci sono più di 40 anni di storia».


Questo clima mefitico di cui lei parla avvolge come una cappa tutto il paese. Accade in Sicilia, al suo locale, ma accade anche a Roma, a Centocelle, dove la “Pecora Elettrica”, una libreria antifascista, viene data alle fiamme. E se non sono le fiamme reali sono quelle, non meno pericolose, dei social, dove gli odiatori di professione ingiuriano e minacciano quelli che considerano nemici.


«Vede le fiamme, vere o virtuali che siano, si propagano ad una velocità incredibile. Odio, razzismo, disprezzo per gli avversari politici oggi sembrano essere la regola. E anche nella vicenda della “Pecora Elettrica” si legge questo clima: alimentare la paura per cercare di scoraggiare tutti coloro che parlano di liberta, solidarietà e democrazia, tutti quelli che rappresentano una alternativa possibile. Tutti quelli che ogni giorno con il loro agire contrastano la mafia. Non credo di esagerare nel dire che in Italia viviamo un clima di pre-dittatura. La destra se n’è andata da palazzo Chigi, ed è un bene, ma il punto è che, nella sua versione più becera e pericolosa, la destra dilaga nella società, si fa senso comune. Basti pensare che Liliana Segre è stata messa sotto scorta a causa delle minacce che subisce quotidianamente».


Già, e purtroppo capita pure che in parlamento il centrodestra si sia astenuto sulla Commissione contro odio, razzismo e antisemitismo, voluta proprio dalla Segre. Capita che in Senato i parlamentari di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non si alzino per applaudire una donna che ha conosciuto la shoah. Che ne pensa?


«Al punto in cui siamo arrivati dire centrodestra rischia di essere fuorviante. Questa è una destra-destra. E delle peggiori, xenofa e razzista. Non aver reso omaggio a Liliana Segre è vergognoso. Si tratta dell’ennesimo segnale che ci deve far stare in allarme. Segre è una antifascista, una persona che fa ragionare e riflettere, che ha un valore culturale, politico e morale altissimo. Eppure anche su si lei si accaniscono, la minacciano, la diffamano, come hanno diffamato Mimmo Lucano. Come hanno diffamato Peppino. E’ un gioco terribile e sporco, che va bloccato. Ne va della tenuta della democrazia».

di Giampiero Cazzato

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