In memoria di Franceschini, che ha distrutto il cinema



di Michele Lo Foco

Non so quali fossero le ambizioni dell’ex ministro, ma certamente Dario Franceschini resterà nella memoria di questo paese per aver demolito il cinema dalle fondamenta. La legge a lui attribuita è quanto di più sbagliato si potesse realizzare, e la protervia con la quale è stata difesa ed implementata ha avuto come conseguenza l’avvelenamento delle basi del settore, il potenziamento delle aziende leader e l’eliminazione di gran parte dei produttori indipendenti. Ma non solo: l’intervento legislativo di Franceschini ha favorito i gruppi stranieri predatori di fatturato e l’uso smodato di fatture false per creare tax credit.

Risultato: i contributi elargiti in modo inconsulto hanno drogato il mercato, eliminato dal tessuto connettivo i distributori, sviluppato un meccanismo burocratico teso a rendere difficili le erogazioni ai più deboli, esaltato un metodo contributivo basato solo sulla discrezionalità, eliminato qualsiasi valutazione sulla bontà dei prodotti, favorito spaventosamente le piattaforme straniere ormai padrone del mercato, finanziato strutture inesistenti come Chili solo per motivi politici, e dulcis in fundo utilizzato una baracca come Cinecittà per incanalare finanziamenti europei altrimenti non utilizzabili. Tutto questo è avvenuto in pochi anni, tra una intervista e un’altra, sempre costantemente inneggianti agli ottimi risultati del settore e sempre costantemente false e smentite dai risultati al botteghino che sono, lo ripeto, il peggior risultato mai ottenuto dal cinema italiano. Eppure non è difficile capire quello che è successo: i film vengono prodotti partendo da un elemento base, il tax credit, che è una percentuale di contribuzione statale alta del budget del film. Pertanto come primo elemento, il film deve costare di più, ove possibile molto di più.

Il tutto non è molto dissimile dal bonus edilizio, che come è noto, ha dato il là ad una serie interminabile di truffe. La differenza sta nel fatto che capire che un intervento edilizio non è stato fatto, o è costato il doppio, è più facile che comprendere il costo di un prodotto filmico, che si presta a molte macchinazioni. Pertanto oggi i film vengono prodotti per approfittare del tax credit, e non perché siano prodotti di respiro culturale. Ecco spiegato il motivo per il quale il numero di film prodotti è aumentato, la qualità crollata e i ricavi inesistenti: paga solo lo Stato grazie alla legge Franceschini. Questo sistema ha favorito ovviamente coloro che hanno uffici contabili efficienti e ottime relazioni con i fornitori, oltre che con la Rai, che si è messa solertemente a fianco di Franceschini per agevolare le sue iniziativi e favorire alcuni gruppi. Franceschini, nonostante tenda sia fisicamente che politicamente, a non essere identificato, resterà nella storia del cinema italiano a fianco di Veltroni che iniziò l’opera di demolizione del settore partendo dalla parola più mistificata del settore: interesse culturale.

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