In Rai De Santis più che trasversale, universale come le 3S del potere: sesso, soldi e...

In Rai De Santis più che trasversale, universale come le 3S del potere: sesso, soldi e...


Cambia il governo del cambiamento, si aggiunge il bis dopo Conte, si sostituisce il verde con un rosso sbiadito tendente al rosa "vivo" e in Rai non cambia nulla. Sembrano ormai un lontano ricordo i proclami dem e gli attacchi dei consiglieri di amministrazione in quota Pd contro l'incapace gestione della direttrice di RaiUno, Teresa De Santis. La direttora ex Manifesto, che da quando ha preso la guida della Rete ha dichiarato apertamente come il suo editore fosse il governo a traino Salvini e ha imbarcato orde di amici esterni leghisti, sta portando la rete ammiraglia dritta contro un iceberg più grosso di quello che ha affondato il Titanic. Lo dicono i dati sugli ascolti, che registrano un calo disastroso. RaiUno perde l'1,4 per cento di share nel day time, il 2,4 sul prime time, con un calo sulle tre reti generaliste del 2,3 per cento sull'intera giornata e il 3,9 sul prime time. E poi c'è la situazione oscena dei format storici. La vita in diretta, dove “stranamente” si ostenta la presenza della neo-salviniana Cuccarini , è una carneficina: è partito con uno share disastroso che superava a stento il 10 per cento e non riesce ad andare oltre il 15, con crolli vertiginosi che si attestano al 13 per cento. O il caso di UnoMattina, che la settimana scorsa ha raggiunto i livelli minimi nella storia del programma, che con ben cinque autori, amici di amici, resta sul 15 per cento di share, rispetto al 18-19 per cento degli ultimi anni. Proprio il flop di UnoMattina sembrava la goccia che doveva fare traboccare il vaso. Dal settimo piano di viale Mazzini avevano valutato la questione e stavano per lanciare un siluro contro la De Santis. Il tutto, però, in uno strano silenzio dei più agguerriti esponenti dem della Rai, che nell'ultimo anno si erano scagliati più volte contro l'inadatto operato della De Santis, chiedendo spiegazioni in Vigilanza. Ma su quel siluro del settimo piano non sono saliti i soliti Anzaldi, Margiotta e compagnia bella. Proprio adesso che sono al governo e avrebbero potuto prendere provvedimenti seri per fermare l'emorragia degli ascolti che non si riduce al fatto che il vecchio carrozzone Rai ormai non è una scelta gradita ai telespettatori italiani, ma che si traduce in un danno erariale per i mancati introiti di una pubblicità sempre più in fuga dal servizio pubblico. Chissà che vicende passate interne alla Rai inerenti contratti e appalti non incidano più dei milioni di euro degli italiani che vanno in fumo tutti i giorni .... Allora, con lo stesso modus operandi messo in atto a Palazzo Chigi, che si tagliano parlamentari e si demonizzano le merendine per distrarre l'attenzione dai piani lacrime e sangue su giustizia ed economia, ecco che anche in Rai i dem fanno come lo stolto, che quando il saggio indica la luna guarda il dito. Dunque, per tenere buona la De Santis, i rossi sbiaditi focalizzano le loro intemerate contro Marcello Foa, che riveste il ruolo di presidente della Rai. Tanto la gente non capisce, vuoi mettere il presidente con il direttore di una rete? Non c'è paragone, per chi è cresciuto a pane e Fantozzi, con il mega direttore galattico vestito di bianco, seduto sulle poltrone di pelle umana all'ultimo piano del mega palazzo. Ecco, facciamo passare Foa come quello che sta seduto sulle poltrone di pelle umana a decidere le sorti di un carrozzone che, invece, vive di raccomandati ormai neanche più lottizzati. Vallo a spiegare a "Pantalone" che Foa è solo una figura di garanzia e che archiviarlo non archivierà i problemi della Rai. Ma tant'è! E poi c'è l'altra buona scusa dietro cui trincerarsi per lasciare la poltrona alla De Santis: il piano industriale superstellato ideato dall'ad Fabrizio Salini. In questo ultimo anno non sono stati un mistero i rapporti tesissimi tra Salini e De Santis, ma sembra che dopo un incontro dell'amministratore delegato con il segretario dem Nicola Zingaretti ora sono rose e fiori. E sì, perché sprecarsi a sostituire il direttore di RaiUno quando tanto, con questo piano industriale, il potere andrà nelle mani dei nuovi direttori di genere e la De Santis comunque non potrebbe prendere le decisioni importanti, sarebbe una sorta di coordinatrice, una passacarte alla guida della Rete? Con questa scusa Teresina si potrebbe tenere la poltrona. A passare carte a peso d'oro, bocciata dagli ascolti e premiata da tutti. Non voltagabbana, ma trasversale, anzi universale. Come lo sono le tre esse che muovono da sempre le leve del potere: sesso, soldi e....


di Michelle Ranieri

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

Direttore Responsabile:      Monica Macchioni

Editore: Ultra! S.r.l.-Via E. Gianturco 5-Roma

                         P.I.: 13394291002