Indonesia: prima il sisma e lo tsunami, ora erutta il vulcano Soputan sull’isola di Sulawesi



L’Indonesia continua a tremare. Dopo le due scosse di terremoto dello scorso 28 settembre sull’isola di Sulawesi, seguite dopo poche ore da uno tsunami, e le altre due di magnitudo 5,9 e 6 registrate l’altro ieri al largo dell’isola di Sumba, ieri mattina Sulawesi è stata scossa dall’eruzione del vulcano Soputan. L’eruzione ha formato una colonna di fumo e cenere che ha raggiunto i 6mila metri di altezza. Le autorità hanno consigliato alla popolazione di evitare un’area fino a 6,5 chilometri a sud-ovest del vulcano, avvisando i controllori del traffico areo dei forti rischi legati alle nubi in prossimità della zona.


Tutto questo è accaduto mentre a Sulawesi la situazione è disperata. Si continua a scavare con ruspe, pale e mani nude per cercare di ritrovare ancora qualche superstite intrappolato nelle macerie. Il conto provvisorio delle vittime è arrivato a 1407, ed è purtroppo destinato ad aumentare. Sull’isola le due scosse di terremoto, la più forte delle quali di magnitudo 7.5, e lo tsunami hanno causato un blackout su larga scala delle comunicazioni, rendendo molte zone soprattutto rurali isolate e quindi irraggiungibili dai soccorsi, che si concentrano nelle aree urbane. Nelle zone colpite scarseggiano gli aiuti umanitari e i servizi essenziali. Oxfam ha lanciato un appello per soccorrere 500mila persone e le sue squadre stanno portando acqua potabile e beni di prima necessità sui luoghi più colpiti, l’Unione europea ha stanziato un milione e mezzo di euro per gli aiuti umanitari e l’Onu ha segnalato che tra le tante persone a rischio ci sono 46mila bambini e 14mila anziani.

Si calcola che siano 66mila gli edifici crollati, mentre nella città di Palu si sono verificati diversi episodi di saccheggi ai negozi e ai market, con la polizia che ha dovuto disperdere la folla sparando colpi in aria.


Come se non bastasse Save the Children ha lanciato l’allarme epidemie. Si teme il rischio di diffusione di malattie tra le migliaia di famiglie costrette a vivere in rifugi di fortuna o centri di evacuazione sovraffollati, dove l’acqua potabile scarseggia e le condizioni igieniche sono precarie. Tom Howells, direttore operativo di Save the Children in Indonesia, ha dichiarato: «A Palu i nostri operatori hanno trovato una situazione di distruzione totale. Nelle zone colpite la situazione in questo momento è la premessa di un disastro. Migliaia di persone hanno perso la casa e tutto ciò che possedevano».


Si continuano intanto a scavare fosse comuni in cui seppellire le migliaia di cadaveri e così scongiurare il rischio di malattie causate dai corpi in decomposizione. Nell’oratorio accanto a una chiesa in un villaggio vicino Palu sono stati ritrovati 34 corpi di ragazzini che stavano facendo catechismo, altri 52 risultano dispersi.


Di Giacomo Meingati

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