Intervista a Crosetto (FdI): «La Diciotti? Caso politicizzato, ridicolo incriminare Salvini».



Di seguito riportiamo l’intervista che l’onorevole Guido Crosetto ha rilasciato a Spraynews.

Crosetto ieri è intervenuto come ospite esterno alla Festa Nazionale dell’UDC, che ha per tema il rapporto tra democrazia e rete.

Il coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, nell’intervista che segue, ha approfondito alcuni tra i temi più caldi del momento, passando dall’unità del centro destra al modo in cui la rete sta influenzando la politica, dai migranti al suo punto di vista sul lavoro del governo.

Di seguito abbiamo il piacere di riportare le sue parole.


Onorevole Crosetto, lei è appena intervenuto alla Festa Nazionale dell’UDC: che orizzonti vede per il centro destra e tutte le sue varie anime, e soprattutto: pensa che si possano trovare anche in futuro dei punti di coesione anche con le realtà più moderate?


Non è un segreto che Giorgia Meloni dica sempre di essere l’unica del centro destra che è rimasta nella stanza del centro destra, mentre tutti entravano, uscivano, sbattevano la porta, rientravano. Fratelli d’Italia ha sempre dichiarato di credere nel centro destra, credevamo anche nella necessità di dare un incarico esplorativo alla nostra coalizione. Lo abbiamo chiesto al Presidente della Repubblica con grande convinzione in occasione delle ultime consultazioni. Questa fedeltà al centro destra l’abbiamo sempre dimostrata, in ogni realtà locale, ad ogni appuntamento elettorale a livello comunale o regionale, noi siamo quelli che cercano di tenere insieme il centro destra, perché siamo convinti che occorra avere un minimo di visione d’insieme per poter governare un paese. Non puoi metterti insieme con un contratto soltanto sommando i numeri, perché se poi hai una visione diversa della società alla fine viene alla luce. Pensi a quello che sta succedendo sulla Tav, sull’industria, sulla tassazione. Il problema di questo governo è questo: emergono storie diverse, idee diverse, sia sul futuro che sulla società.


Tornando alla Festa dell’ UDC, e sul suo tema, il rapporto tra democrazia e rete, è evidente che l’azione politica e mediatica di Matteo Salvini sta dimostrando quanto questo punto sia urgente e attuale.

Volevo chiedere a lei che ha tanta esperienza nel mondo della politica, come stanno cambiando il ruolo e l’azione del politico nella società di oggi?


Non so se stiano cambiando. So che la rete non ha pietà, per certi versi, nel senso che ricorda tutto, e ti mette in faccia tutto quello che hai detto anche dieci anni fa. Questo indubbiamente cambia il modo di fare politica di molti politici, non di chi come me dice o cerca di dire sempre le stesse cose con coerenza. Senza dubbio la rete ti dà la possibilità, se sei capace ad usarla e se sviluppi una modalità peculiare tua, indipendentemente dalla competenza tecnica, di contattare migliaia di persone in modo semplicissimo in qualunque giorno.

Salvini ha sfruttato, sfrutta e continuerà a sfruttare questa sua capacità che è cresciuta negli ultimi anni esponenzialmente, toccando nella rete i temi che gli hanno portato fortuna. Temi che una gran parte dell’elettorato vive sulla propria pelle, subisce e ai quali cercava una risposta e una presa di posizione politica seria. Salvini ha fatto seguire alle parole i fatti, ha fatto o sta cercando di fare le cose che diceva che avrebbe fatto, e qualche risultato c’è stato, soprattutto nel riuscire a rendere consapevoli l’Europa e il mondo di un problema che ha avuto un grande impatto su di noi, e della sua gravità.

Questo ha obbligato l’Europa a prenderne atto e soprattutto a muoversi.


Con questa risposta lei anticipa la mia terza domanda, alla quale in parte ha già risposto. C’è tanto rumore, tantissima attenzione mediatica sul lavoro del ministro dell’interno sui migranti, su questo punto volevo chiederle: Salvini sta confermando le aspettative e mantenendo le sue promesse? E che ne pensa sulla vicenda che lo vede indagato sul caso Diciotti?


Salvini ci sta provando, contro tutto e contro tutti, dimostrando determinazione e coraggio. Devo dire che si è trovato al suo fianco in questa battaglia principalmente Giorgia Meloni, che pur non essendo in maggioranza si è fatta presente con costanza, anche nei momenti di difficoltà, senza dubbio e senza dubbi.

L’incriminazione sulla vicenda Diciotti è ridicola, e non perché lo dico io, lo dicono i magistrati. Uno Stato può decidere di non far scendere per un periodo delle persone da una nave, questo non è sequestro di persona. Il termine “quarantena”, poi, mi sembra usato in modo improprio. Il ministro dell’interno ha la facoltà di verificare chi è che vuole scendere sul suolo italiano, e anzi dovrebbe sempre farlo, prima di consentire lo sbarco. Accertamenti dovrebbe farne anche il ministro della salute, e per la verità dovrebbe essere una preoccupazione che sta a cuore a tutti. Hanno voluto esagerare la vicenda Diciotti e dargli una valenza politica, e hanno trovato un magistrato, ne abbiamo tantissimi in Italia, pronto a diventare famoso utilizzando una scusa. Non è il primo, non sarà l’ultimo. Questo è un modo di fare magistratura che ha distrutto ai miei occhi completamente la credibilità della magistratura stessa.


Spostandoci da Salvini al governo nel suo complesso, volevo chiederle un giudizio su questo primo periodo: cosa sta funzionando secondo lei? Cosa no? Si sta confermando nei fatti il governo del cambiamento?


No, a mio parere no. Per cambiare occorre innanzitutto sapere, voglio dire: per vincere una corsa automobilistica devo prima di tutto saper guidare la macchina e sapere cos’è una macchina. Una gran parte della maggioranza, mi riferisco soprattutto a quella pentastellata, non ha esperienza amministrativa e neanche capacità di governo, non parlo di cattiveria ma di incapacità: un conto è la volontà, ma molto spesso un obbiettivo può venir tradotto in pratica rischiando di ottenere l’effetto opposto.

Voglio dire: se voglio aumentare il lavoro ma faccio un provvedimento che alla fine rischia di aumentare la disoccupazione, significa che avevo delle buone intenzioni ma la mia mancanza di esperienza mi ha fatto prendere una strada che danneggia le persone che volevo aiutare. Se devo giudicare questo primo periodo, è un po' questo che mi salta all’occhio. Spesso ho avvertito la necessità che ha avuto una parte del governo di inseguire Salvini, che sembrava sempre più forte, mettendo insieme dei provvedimenti un po’ senza capo né coda, per cercare di dare risposte facendo dei titoli politici che poi realmente non si incarnavano nei provvedimenti.

In questa fase c’è un po’ questo, ma nelle fasi di rodaggio io non giudico mai nessuno, quindi non giudico neanche questo governo. Vediamo con la finanziaria cosa riescono a fare, quali segnali riescono a mandare anche ad altre realtà oltre all’Europa e ai mercati finanziari, che stanno cercando di rassicurare in ogni modo. Ogni tanto mi sembrano montiani per come approcciano la nuova finanziaria. Siamo passati da che dovevano sforare il 3% a oggi che ho sentito che si è scesi a non più dell’1,5, insomma: puro stile montiano, nulla di diverso. Anzi ha sforato di più Enrico Letta di quanto sforerebbero loro. A me interessa vedere all’interno dei numeri quali scelte politiche ci saranno, se ci sarà traccia di Flat Tax, di riduzione di imposte, di interventi sulle pensioni o di reddito di cittadinanza, che sono le battaglie che alla fine gli hanno procurato il maggior consenso da parte dei cittadini.


Lei onorevole conosce bene il mondo del lavoro, la realtà degli imprenditori, delle imprese. Come si sta muovendo il governo sul lavoro?


I primi passi e il primo atto di Di Maio, non mi sono sembrati per niente incisivi. Il tema non è il tipo di contratto, quello è un problema successivo. Il problema reale che abbiamo qui in Italia è il fatto di creare le condizioni tali per cui qualcuno faccia impresa, investa. Dobbiamo fare in modo che innanzitutto non scappino i nostri.

Per carità il problema è molto complesso e io non sono così stupido da pensare che questo governo possa risolvere tutti i problemi che andiamo dicendo da quarant’anni.

Le faccio un esempio per capire quanto siamo miopi: ogni volta che succede una catastrofe, anche questa volta per il ponte di Genova, nominiamo un commissario, e tutte le volte dobbiamo dargli poteri straordinari, e perché lo facciamo? Perché altrimenti è impossibile con la nostra legislazione che le cose vengano fatte bene e in fretta.

Ora: uno Stato che ogni volta che deve intervenire su una catastrofe ammette che è impossibile con la legislazione che ha costruito negli anni essere efficace, fare le cose in fretta: un ponte, una strada, un intervento post terremoto, è uno Stato che ammette la sua totale sconfitta.

Se non sei riuscito a costruire regole che consentano alla pubblica amministrazione di intervenire velocemente, di competere in tempi che in giro per il mondo sono sempre più vorticosi, di fare in modo che le tue aziende possano rispondere immediatamente ai loro problemi e crescere, significa che c’è qualcosa che non funziona.


La burocrazia deve diventare amica, accompagnare a costruire delle cose positive, e non essere una nemica che viene per multarti se c’è un filo fuori posto.

Manca tutta questa parte: il substrato sul quale si crea il lavoro, solo sulla base di questo è poi possibile disciplinarlo. Noi stiamo disciplinando il lavoro pensando che se cambiamo la normativa allora aumenterà, ma le aziende non è che non vengano in Italia per la disciplina del lavoro, per quanto non sia la migliore al mondo, non vengono per la fiscalità, per la burocrazia, per un sistema finanziario da medioevo, per una magistratura incomprensibile che ogni volta che si muove lo fa ideologicamente, e che vista dall’estero fa molto più paura che non vista dall’Italia.

C’è una somma di cose che non funzionano, e quindi il lavoro si fa proprio cambiando radicalmente lo stato delle cose. Io ho creduto nella scommessa di questo governo, nella volontà di scardinare un sistema incrostato che impedisce di fare impresa in questo paese. L’altro giorno ero in televisione con Preatoni, un grande imprenditore nel turismo, che ha sostanzialmente costruito Sharm El Sheikh. Se Preatoni avesse voluto fare la stessa cosa in Italia non sarebbe riuscito a tirar su una pensione a due stelle e dieci camere. Chiediamoci perché non costruiamo ricchezza, perché siamo una delle poche nazioni che pur avendo le possibilità non trae quanto potrebbe dal turismo, cito questo esempio ma potrei farne mille. Abbiamo smesso di investire in ricerca, eravamo leader al mondo in molti settori in cui stiamo perdendo la leadership.


Prima ha detto che per vincere una corsa è necessario sapere come è fatta una macchina, tornando al tema della due giorni UDC, sulla rete e la democrazia, volevo chiederle: con la grande possibilità che la rete offre a bravi comunicatori di ottenere voti, non si rischia di far passare in secondo piano l’importanza delle competenze e delle capacità pratiche sui fatti?


Assolutamente si. La politica è ragionamento, studio, confronto senza insulti; la rete è battuta, tweet, notizie costruite inventandosi qualcosa di verosimile ma falso nella sostanza; la rete è parole d’ordine, molto spesso è demagogia, da una parte e dall’altra; la rete ci ha tolto il piacere del confronto serio, del dialogo, anche quando è duro. Ha molti pregi, tra cui la facilità con cui posso raccogliere informazioni, e molte difficoltà come per esempio il poco discernimento sulle informazioni vere o false, e una semplificazione che nelle cose complesse non aiuta.


Per concludere onorevole, che sensazioni le ha dato Genova? Il cordoglio e la compostezza dei genovesi nel loro dolore chiamano gli italiani a andare oltre i conflitti e ad unirsi per ripartire insieme?


Questo è un paese che ci ha insegnato una grande dignità nel reagire alle tragedie. Ce l’ha insegnata in Friuli, ce l’ha insegnata nei terremoti, ce l’ha insegnata a L’Aquila, e ora ce la insegna Genova. Questo è un paese che si lamenta, piange, ma mentre piange si rimbocca le maniche e con le machine rimboccate inizia a rimettersi in piedi. Io vorrei vedere lo stesso modo di fare, la stessa velocità, la stessa comprensione delle necessità sempre e in ogni ambito, e spero che si sia in grado di farlo.



Di Giacomo Meingati


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