L’appassionato Manzini mette in mostra la gemella della Enzo Ferrari



Lui nasceva, la Ferrari metteva la prima auto su strada. Lui è Gian Vittorio Manzini, 72 anni il prossimo marzo, chiaramente di Modena. In questi giorni la città emiliana festeggia uno dei suoi idoli, la vettura che porta la firma dell’ingegnere Enzo Ferrari. Oggi è stata inaugurata la mostra dedicata alle vetture d’epoca con questo marchio intitolata “Capolavori senza tempo”, collegata al museo Ferrari di Maranello. E in esposizione non poteva mancare anche un gioiello a quattro ruote prestato dal signor Manzini, il gemello in carne e ossa della celebre scuderia a pistoni, animo allegro e risata contagiosa. La prima parte del suo nome ricorda il nonno paterno, la seconda lo zio materno, entrambi morti annegati. «In pratica – dice - ho una macchina nella casa natale dell’ingegnere. Un evento nell’evento perché il 20 febbraio 1898 è nato Enzo Ferrari, 120 anni fa».

Con un altro socio, Manzini ha messo su uno stabilimento di lavorazione delle ceramiche: le riceve da Sassuolo, le decora e le rispedisce al mittente. E poi produce (passione di famiglia) il famoso aceto balsamico, che rifornisce in tutta Italia ed esporta all’estero: Spagna, Germania, ma anche Montenegro e Messico.


Gian Vittorio Manzini

Quand’è nata la passione per le auto?

Sono venuto al mondo il 12 marzo 1947, stessa data in cui è stata messa su strada la prima macchina Ferrari. È un amore da sempre.


La sua macchina che modello è?

Una 456 Gt dell’88, 12 cilindri, quattro posti, motore anteriore, trazione posteriore, 5.200 di cilindrata. Erano le vetture che amava Enzo Ferrari. Diceva sempre che i buoi sono davanti al carro. All’epoca se ne fecero un migliaio. Adesso non so quante ce ne sono in giro. L’ho comprata usata a circa 60 mila euro, in occasione del mio sessantesimo compleanno. A Maranello sapevano che ne possiedo una, abito a tre chilometri dal capannone. Allora mi hanno chiesto di partecipare all’esposizione.


Che velocità raggiunge?

I 300 orari.


Mai toccati?

No (ride). Solo 130.


Altri espositori?

Una ventina. Quest’anno a maggio a Modena ci sarà il motor show, dove passerà anche la corsa delle Mille Miglia. Quello del collezionismo è un mercato che non conosce crisi.


Possiede la Ferrari perché le ricorda un periodo della sua vita o perché le piace averla?

Sa qual è stato il periodo più difficile che ho patito?.


Dica.

Il mese prima di prendere la patente. Non vedevo l’ora.


La prima macchina?

Una 500. Adesso ho anche una Porsche del ’73, una Giulietta del ’64, che era del figlio di Ferrari, Piero. In tutto sei auto d’epoca. I collezionisti veri ne hanno almeno 50. Cerco il mezzo che mi ricordi un’emozione, un momento della mia vita. Non la voglio per il gusto di averla. Anche se a volte le brucerei tutte.


Perché?

Queste auto sono come dei cagnolini: vanno fatte uscire, manutenute, non puoi lasciarle in garage. Devi usarle ogni dieci giorni. Il bollo è di 25 euro l’anno ciascuna, l’assicurazione di circa 800, solo responsabilità civile. Non sono tanti soldi, ma è tanto l’impegno.


Parla di amore e odio. Per caso sta pensando di acquistare altre macchine d’epoca?

La Seicento multipla, il taxi di un tempo, quella che era verde e nera, sei posti.


Quindi lei non si può dire un devoto ortodosso della Ferrari?

No, mi piacciono anche altre auto.


Ma come faccio a capire che è un ferrarista fedele?

Ho sette nipoti e quando si è trattato di scegliere per loro il regalo della prima comunione ho sempre preso un orologio Ferrari. Niente di eccezionale, meno di 100 euro di spesa, ma sempre del Cavallino rampante.


di Fabio Di Chio

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