L'Aquarius lancia l'allarme: «Serve porto sicuro, presto onde alte 5 metri», ma la Francia dice no

L'Aquarius lancia l'allarme: «Serve porto sicuro, presto onde alte 5 metri», ma la Francia dice no



L'avevamo lasciata a metà agosto nel bel mezzo di un contenzioso europeo con protagonista, nemmeno a dirlo, l'Italia dei porti chiusi. Rimbalzata da Malta, Italia, mentre i bacchettoni francesi e spagnoli guardavano da un'altra parte, la nave della Ong Sos Mediteranée non ha mai smesso con la sua silenziosa opera di salvataggio e traghettamento dei migranti nel Mediterraneo. E ora, con l'estate che ha salutato ufficialmente e la stagione calda che inesorabilmente appassisce, le condizioni di navigazione iniziano a risentirne.


«In questo momento abbiamo 58 persone a bordo soccorse tra giovedì e sabato. Abbiamo avuto bel tempo, situazioni ideali per le partenze. Le condizioni meteo stanno peggiorando e nelle prossime ore aspettiamo mare con onde fino a 5 metri. Per questo diventa importante e fondamentale trovare un porto per sbarcare in sicurezza tutte queste persone», questo il messaggio su Twitter di uno degli operatori a bordo della Aquarius, che evidenzia l'urgenza di una soluzione a brevissimo termine per lo sbarco dei richiedenti asilo. Nel corso del video postato, il soccorritore ha palesato la mancanza totale di coordinamento con le autorità competenti: se infatti la Guardia costiera libica si è letteralmente voltata dall'altra parte su esplicita chiamata per richiesta di soccorso, quella italiana ha sì dato il via alle procedure senza però far seguire una effettiva presa in carico della situazione. Tradotto: si gioca a rimbalzare le responsabilità, operando solo laddove le leggi internazionali lo impongano ma con la prerogativa assoluta e indissolubile che i porti italiani restano sigillati. Sempre stando alla testimonianza dell'operatore a bordo della Aquarius troverebbe conferma la notizia di pochi giorni fa secondo cui Panama starebbe facendo forti pressioni a Sos Mediteranée, si pensa su spinta italiana, affinché le imbarcazioni della ong non possano più battere bandiera panamense. Questo a causa della mancata riconsegna del carico umano all'autorità libica, un'azione che però, oltre a violare convenzioni internazionali, andrebbe contro alle indicazioni di Bruxelles che ha più volte ribadito di non considerare sicuri i porti libici.


Siamo alle solite, tanta confusione e tante contraddizioni mentre il tempo stringe e la situazione non può che peggiorare. Se infatti per i 58 a bordo dell'Aquarius il peggio potrebbe essere alle spalle, non sarà così per le altre centinaia di persone a bordo di imbarcazioni di fortuna che tenteranno la sorte, mentre il maltempo comincia la sua inesorabile ascesa.

Non fa invece più notizia l'ennesimo no all'accoglienza di stampo francese, giunto questa volta dal porto di Marsiglia, che conferma una situazione che al di là dei vertici e degli incontri istituzionali non riesce a trovare una quadra laddove sarebbe indispensabile, in mare aperto.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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