L'obbligo «flessibile» della Grillo imbarazza il governo sui vaccini, Di Maio «bisogna vaccinare»

L'obbligo «flessibile» della Grillo imbarazza il governo sui vaccini, Di Maio «bisogna vaccinare»



Mentre è alle prese con le questioni finanziarie di una manovra autunnale che nasconde molte insidie, il governo sta attraversando una fase di accerchiamento fatta di molteplici questioni spinose che dividono sia le componenti governative che le parti sociali coinvolte. Quello dei vaccini è un nodo che prima o poi si sarebbe posto all'attenzione dell'esecutivo vista l'ampia gamma di visioni che la squadra di Giuseppe Conte presenta al suo interno e vista l'intenzione, incisa nero su bianco sul contratto di governo, di voler revisionare l'attuale legge in vigore promossa dall'ex inquilino della Sanità Beatrice Lorenzin.


Dallo scricchiolio legato all'intenzione di bloccare l'obbligo di vaccinazione siamo ora in prossimità di una valanga che rischia di ricoprire interamente il ministro Giulia Grillo che potrebbe portare con sé nella catastrofe tutta la baracca. Dopo lo strappo sancito con i presidi che, tramite la rappresentanza dell'Anp indicavano come non vincolante la circolare Grillo e indicavano la legge Lorenzin come la norma di riferimento, prospettando quindi un divieto di accesso alle strutture scolastiche per i bambini non vaccinati, è arrivato oggi anche il monito dei pediatri che, tramite il Collegio dei professori universitari di pediatria, hanno ribadito che la «circolare Grillo non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita "I certificati medici, sanitari ... non possono essere sostituiti da altro documento"». Una rottura su tutta la linea, insomma, che rischia di paralizzare l'avvio dell'anno scolastico e pregiudicare il diritto allo studio di migliaia di bambini non coperti dalle vaccinazioni previste dal ministero della Sanità.


Abbozza una difesa il titolare del Dicastero della Salute pubblica che si sente vittima di «un atto politico contro di me che non c'entro niente. Ormai ho le spalle larghe e sono abituata. L'autocertificazione è stata usata per tutto il 2017 e la presa di posizione di ieri dei presidi non la capisco, visto che la circolare è di un mese fa, il 5 luglio». Queste le parole usate dalla grillina nel corso della trasmissione Omnibus su La7, in cui rispondeva ai presidi presenti. Proseguendo nella sua apologia, il ministro gialloverde ha precisato di aver operato sulla scia di quanto iniziato dalla Lorenzin, con l'autocertificazione necessaria perché subordinata «all'introduzione dell'Anagrafe vaccinale nazionale che ancora non è stato messo in piedi. Autocertificazione significa certificare il vero e non il falso altrimenti sono previsti 6 mesi di carcere. Lo strumento dell'autocertificazione è stato usato per tutto il 2017, non capisco questa presa di posizione».


Tramite Twitter ha voluto rispondere l'ex ministro della Sanità Beatrice Lorenzin che ha smentito la sua erede, accusandola tra l'altro di fare buon viso a cattivo gioco visto che «l'autocertificazione prevista dalla legge è norma transitoria in attesa della data perentoria in cui presentare le certificazioni. La sua proroga serve solo ad attendere la norma per eliminare l'obbligo».


Intervenuto alla radio Rtl 102.5 il vicepremier in quota pentastellata Luigi Di Maio ha cercato di sedare gli animi e tracciare quella che secondo lui è la via da perseguire, per altro già delineata nel corso della conferenza stampa di ieri da parte del premier Giuseppe Conte, per cui «bisogna convincere i genitori a farli vaccinare». Di Maio ha comunque definito «sbagliato» il divieto di andare a scuola per i bambini ancora non coperti da adeguate vaccinazioni. Un piede in due scarpe, una scomoda posizione a cui il titolare del Lavoro sembra essersi amaramente abituato in attesa di giorni più limpidi.


Quella dei vaccini sembra una delle strette su cui il governo dovrà necessariamente ammorbidire la linea per non rischiare di ampliare l'isolamento già in atto e ritrovarsi dall'altra parte delle barricate tutta la comunità scientifica a braccetto con l'opposizione, uno scenario che difficilmente non combacerebbe con un significativo danno di immagine. E di questi tempi, l'immagine, sembra essere la prima, se non l'unica, cosa che davvero conti.


di Alessandro Leproux

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