L’Unicusano installa un hub vaccinale, Ranucci: «Tra i non vaccinati non ci sono solo no vax»


Stefano Ranucci, vice presidente del Cda dell’Università Nicolò Cusano, in un’intervista a Spraynews, spiega le motivazioni che hanno indotto l’ateneo a installare un hub vaccinale, a partire dalla motivazione di rendere immuni gli studenti fuori sede.


Come mai la scelta di installare un hub vaccinale?


«Nasce da un rapporto di collaborazione che c’è tra l’ateneo Nicolò Cusano e l’assessorato alla sanità della Regione Lazio e quindi di conseguenza con l’Asl di competenza. Lo scorso anno, infatti, abbiamo inoculato circa 800 vaccini antinfluenzali ai nostri dipendenti. Abbiamo avvertito, poi, la necessità di aiutare la nazione a raggiungere questa famosa soglia dell’80 per cento di vaccinati entro settembre. L’unica modalità per non finire in gravi condizioni negli ospedali è immunizzarsi. Abbiamo, purtroppo, dieci milioni di persone che non hanno ricevuto dosi e per la maggior parte non credo siano no vax, persone incerte o semplicemente impaurite. Esiste, ad esempio, il problema degli studenti fuori sede».


In cosa consiste?


«Ci sono tanti allievi che non riescono a essere vaccinati in quanto fuori dalla loro Regione per motivi di studio. Ecco perché abbiamo deciso di portare avanti questa iniziativa, con una serie di open day, che partiranno dal 16 al 17 settembre. In questo modo, pertanto, daremo la possibilità all’interno del nostro ateneo per chi lo desidera di poter inoculare il vaccino Moderna».


Come ritiene che risponderanno all’iniziativa i vostri studenti?


«Se lo devo stabilire in base al primo comunicato, ci sarà una risposta importante. Sono già arrivate, infatti, le prime prenotazioni a poche ore dalla comunicazione. Questo è di rilievo perché in questa fascia d’età, ovvero quella più indecisa, ci sono ancora 3 milioni di non vaccinati. Una comunicazione fatta da un ateneo, pertanto, ritengo possa rivelarsi utile».


Chi, invece, non è vaccinato potrà frequentare i corsi in sede o dovrà accontentarsi di seguirli online?


«Chi non ha il green pass potrà comunque accedere all’università, così come previsto dall’ordinanza ministeriale, se in possesso di tampone effettuato nelle 48 ore precedenti all’accesso».


Ha ragione, a suo parere, chi vuole rendere obbligatorio il vaccino?


«E’ una domanda a cui non si può rispondere sì o no. Bisogna ricordare, però, che in passato ci sono state delle vaccinazioni obbligatorie che hanno permesso di sconfiggere malattie come il vaiolo. Detto oggi, è un po' più difficile, ma sappiamo bene che il 98% dei ricoverati rientra tra chi non ha ricevuto il vaccino e questa percentuale ritengo valga più di mille parole».


Cosa ne pensa delle ultime proteste degli studenti no vax?


«Quelle violente non sono mai giustificate. Ragionamenti e perplessità, invece, possono esserci, considerando che stiamo parlando di un vaccino che è nato in brevissimo tempo».


La sua università è stata tra le pioniere del web. Tale metodo in un certo senso può aiutare la democrazia, consentendo pure ai no vax di studiare?


«Il Covid ha messo in risalto ancora di più l’importanza dell’insegnamento a distanza. In questo caso, però, non è solo un problema di democrazia, ma piuttosto di mettere tutti nella condizione di poter frequentare un ateneo».


Di Edoardo Sirignano

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