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La Cassazione: se la vittima si ubriaca di sua volontà, lo stupro è senza aggravante



Se la vittima si ubriaca di propria volontà, lo stupro sarà senza aggravante. A deciderlo è la Corte Suprema di Cassazione, che rappresenta il vertice della giurisdizione ordinaria italiana. Il caso: un processo nei confronti di due cinquantenni accusati di aver violentato una ragazza. I tre erano a cena e la donna aveva bevuto tanto da «non riuscire ad autodeterminarsi». L’udienza è stata rinviata dalla Cassazione, per rivedere la pena a ribasso nei confronti dei due uomini, assolti, in primo grado, nel 2011, ma nel 2017, condannati a tre anni dalla Corte d’Appello di Torino. In base a quanto deliberato dal primo giudice, la difesa degli imputati aveva sostenuto che non vi fosse stata condotta violenta da parte dei due imputati, né riduzione ad uno stato di inferiorità, dato che la ragazza aveva bevuto volontariamente. La Cassazione, invece, con la sentenza 32462, della terza sezione penale, sottolinea che esiste «violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica» anche se la vittima ha assunto alcol volontariamente, visto che «In uno stato in infermità psichica», a prescindere da chi l'abbia determinato, mancano le condizioni per prestare un «valido consenso». C’è stupro, e quindi, si configura un reato, ma non l’aggravante e il relativo aumento di pena, poiché «deve essere il soggetto attivo del reato» ad usare l'alcol per la violenza «somministrandola alla vittima». Quindi, «l'uso volontario, incide sì sulla valutazione del valido consenso ma non anche sulla sussistenza aggravante».

Una decisione che farà discutere.


E.R.


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