La Commissione di Vigilanza avverte il Cda Rai: «Astenersi da atti oltre ordinaria amministrazione»



È iniziata con una lettera congiunta della Commissione di Vigilanza Rai, presieduta dal presidente Alberto Barachini, la giornata del Cda Rai che vive giorni di stallo in seguito alla mancata ratifica di Marcello Foa come presidente della prima azienda culturale pubblica. Un invito all'astenersi da atti che travalichino l'ordinaria amministrazione e l'esortazione all'«astenersi dalla nomina di direttori di rete, di canale e di testata», oltre al richiamo per un'urgente «delibera per la nomina di un nuovo presidente». Questo il contenuto del comunicato da parte dell'ufficio di presidenza della Commissione, che spera nell'adempimento dei compiti del Cda, che, stando all'ordine del giorno della seduta prevista per domani, ha comunque come primo punto fissato proprio quello della nomina di un nuovo gestore dell'azienda della pubblica informazione.


Viene dunque rigettata in toto l'ipotesi di Foa presidente ad interim in quanto consigliere anziano, con l'avvertimento, piuttosto esplicito, di forte possibilità che gli atti promulgati da un Cda sprovvisto di un presidente legittimato dal Parlamento possano essere impugnati e risultare dunque nulli.


Diversa, leggendo tra le righe, la versione del vicepremier in quota 5Stelle e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che definisce il Cda «pienamente operativo» e ribadisce che «finché non c'è intesa tra i gruppi non c'è un presidente». Intervistato al termine dei lavori in Senato per le votazioni sul decreto dignità, il capo politico dei grillini ha di fatto confermato la necessità di superare l'impasse sulla nomina presidenziale, senza tuttavia scartare il nome di Foa che resterebbe gradito da ambo le ali governative.


È quanto ribadito anche dalla parti della Lega, che vede in Foa «il professionista migliore per il ruolo di presidente». Secondo i deputati Massimiliano Capitanio e Paolo Tiramani, rispettivamente segretario e capogruppo in Commissione Vigilanza, «La Lega è a disposizione anche ad agosto per arrivare alla soluzione più consona per la principale azienda culturale del Paese».


Vada come vada, quella di Foa sembra una suggestione destinata a sfumare, nonostate la Lega abbia puntato i piedi facendone una questione di principio, soprattutto con l'alleato sempre più instabile rappresentato da Forza Italia, decisivo ai fini della mancata ratifica dell'ex giornalista de Il Giornale. Nonostante la scia di polemiche che si trascina, non ultima quella legata al figlio di Marcello Foa che ha trovato un posto nello staff del vicepremier leghista, Salvini continua a spingere cercando di fare leva su Berlusconi e ribadendo che la nomina del giornalista rientrerebbe nell'assoluta garanzia di rispetto dell'imparzialità che la Rai deve poter avere. Una stoccata al Cav, che in passato si sarebbe avvalso di figure ben più "compromesse".


Intanto la Commissione ha formalmente convocato in audizione il ministro dell'Economia Giovanni Tria, in qualità di azionista della tv pubblica e detentore del ruolo di nomina politica per la presidenza Rai e il vicepremier Luigi Di Maio, per evitare che lo stallo si protragga fino a fine estate e tentare la carta del dialogo. Sembra difficile, comunque, visto che la prima data utile per Di Maio sembrerebbe essere non prima di settembre.


di Alessandro Leproux

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