La confusione (la rubrica culturale di Michele Lo Foco)


Ci sono domande che non hanno una risposta precisa, ma rinviano a realtà momentanee che per qualche ragione si sono affermate.

Cos’è una influencer? Se facciamo un passo indietro, essere influenzati da qualcuno era un dato negativo, sapeva di passività e di aggressività: l’influenza era ed è una malattia, magari lieve, ma sempre una alterazione della salute.

Oggi chi influenza è una persona meritevole di ricompensa e coloro che subiscono sono poveri minchioni che costituiscono il suo patrimonio.

Ma come si influenzano i minchioni?

Innanzitutto con il corpo nudo, intravisto, accennato, ma non tangibile, un po' come fa la moda, con l’esposizione di modelle svestite ma algide, che con il loro procedere sulla passerella invitano e respingono.

Tutte le influencer, quando ritengono sia trascorso il tempo giusto, riemergono con foto sexy, con i seni al vento, con la manina che copre i punti chiave, e subito dopo ricominciano suggerendo brand, borse, shampoo, profumi, mutande, ma anche pannolini.

L’Italia si è dimostrata terreno fertile per queste manipolatrici, molto più di altre nazioni, ed il massimo della ufficialità è stato realizzato da Rai Cinema che ha ritenuto di produrre un documentario sulla Ferragni assurta a gloria nazionale.

In realtà le influencer, la cui stima in America è al minimo storico, non sanno fare null’altro che mostrarsi, non hanno una professione, se non quella di comunicare sui social, non sanno né cantare, né suonare, né presentare, né recitare, stanno con qualcuno ma non troppo, ma sono abilissime nel capire quanti imbecilli ci sono in giro e di quanti imbecilli possono influenzare la mente. La nostra televisione è complice di questo fenomeno, perché molti dei burocrati televisivi sono convinti che la strada del successo facile sia usare le influencer, che ormai sono ovunque.

Anche Belen (o quelle come lei), la cui incapacità diffusa, la cui faciloneria sessuale, è sotto gli occhi di tutti è a suo modo una influencer: una foto del lato B, uno spacco inguinale, ed il gioco è fatto.

Anche la Carrà si affermò con l’ombelico, ma era una grande ballerina, le Kessler, la Cuccarini la Parisi erano seminude, ma sapevano ballare, cantare e presentare, non erano solo promesse senza speranza o vuoti a perdere, e questo indipendentemente dal fatto che le nostre eroine si stanno arricchendo sulle spalle dei gonzi.

Il nostro è diventato il paese delle vacuità, sia artistiche che politiche: nessuna tesi, nessun capolavoro, nessun rispetto per la scienza ed il sapere, ma grande, grande attenzione ai retroscena, ai gossip, alle corna, agli amorazzi, alle lacrime.

Le donne hanno tutte il becco d’oca, le tette rifatte, due o tre fidanzati, e questo ci propinano le televisioni di Berlusconi, in particolare, che di questo vivono.

C’è solo da sperare che, trascorso il Covid, la gente ricominci ad uscire di casa e riprenda a respirare.


Di Michele Lo Foco.



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