La De Santis conferma i dubbi: è stato un Sanremo politico, scandalizzato anche Trump


Teresa De Santis

Viale Mazzini, abbiamo un problema. Ed anche serio. Mentre tutti tentano di far scendere la temperatura fuori e dentro la Rai, il direttore di Rai Uno, Teresa De Santis, rilancia la partita, tornando sulla vittoria di Mahmood a Sanremo. E pur di mettere in difficoltà l’azienda entra a gamba tesa nel dibattito relativo al duello élite contro popolo. «Non vuol dire niente», dice il direttore di Rai Uno, in una intervista a Repubblica, «mi sembra una costruzione artificiosa e sbagliata, un'inutile strumentalizzazione nei confronti di un ragazzo che non ha bisogno della carità pelosa di nessuno. Ha specificato la sua realtà, è italiano al 100% e come tanti italiani ha origini straniere. Non tira la volata a nulla di demagogico, la canzone racconta una storia personale: il padre che lo ha abbandonato. Qualcuno lo ha tirato un po' per la giacca e si è smarcato, è milanese, ma ha rispetto per una parte delle sue radici. Concettualmente può essere il Ramazzotti del 2000, mi ha ricordato la figura di Eros agli esordi, 'nato ai bordi periferia».


Un po’ troppo a dire il vero. D’accordo la necessità di giustificare tutto e tutti, ma onestà intellettuale vorrebbe che qualcuno ammette che non ha vinto la canzone migliore, ma quella più facile da strumentalizzare. «Ho detto dall’inizio: una cosa è la politica, un’altra la propaganda. Ho spiegato che nulla vietava che ci fosse politicità nelle canzoni e nei gesti artistici, di politica è impregnata la nostra vita. Se uno cerca la politica come propaganda, quello è un altro discorso e non se sentiva il bisogno al festival, né pro né contro. Rai Uno rappresenta una molteplicità di pensiero e non certo un’univocità: questa si chiama democrazia a casa mia. Non esiste pensiero unico». Per fortuna, viene da chiosare. Ma visto che proprio lei non voleva un festival politico, alla fine ha portato a casa l’edizione più politicizzata della storia del Festival. E a viale Mazzini devono averlo capito bene. Tanto che sul tema caldo fa un bel giro largo. Con Baglioni una tregua armata?, chiede la giornalista di Repubblica. «In generale sono salita su un treno in corsa, ma lungo la strada questo treno l'ho fatto mio, ho difeso la squadra. Di Claudio sapevo che era un grande artista, ma ho scoperto una persona con un'umanità importante. Quando ho detto all'inizio che è scoppiata una sempiterna amicizia, era vero. Siamo cresciuti nella stessa zona di Roma e entrambi sappiamo quanto la vita possa essere difficile. Tra noi c'è una forma di rispetto reciproco».


Ci sarà un Baglioni ter? «Ho già detto che la settantesima edizione del festival forse dovrà essere celebrata allargando un po' il fronte. Ho parlato di 'coralità' anche se è un termine a cui devo dare un significato articolato. Sicuramente Claudio sarà la prima persona con cui mi siederò per discuterne». E dire a criticarlo duramente era stata proprio lei. E tanto per rendere il quadro ancor più divertente ci si mette anche Vittorio Sgarbi. Solidarietà per gli insulti in sala stampa dal presidente Trump per “Il Volo”, sostiene il noto critico d’arte dopo una conversazione telefonica con il presidente americano che ha manifestato la propria indignazione per le offese al gruppo italiano di cui, come è noto, ammira la musica. Altro che problema, problemone. Infine la La Rai rischia una sanzione pecuniaria da 5 milioni di euro in relazione a quanto avvenuto col televoto durante l'ultima edizione del Festival di Sanremo. Lo afferma il Codacons, che depositerà oggi un formale esposto all'Antitrust per pratica commerciale scorretta, «considerato che il voto schiacciante del pubblico da casa, a pagamento, che aveva premiato Ultimo, è risultato annullato e ribaltato dalla giuria d'onore e dalla sala stampa, che hanno decretato la vittoria di Mahmood». Il Codacons chiede all’Antitrust di aprire un procedimento contro la Rai «valutando di elevare la sanzione massima da 5 milioni di euro», e all'azienda «di rendere pubblici i criteri seguiti per l'individuazione dei soggetti che hanno composto la giuria d'onore che, di fatto, ha ribaltato il voto del pubblico». A viale Mazzini forse, iniziano a contare i danni fatti dal canto.


di Alberto Milani

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