La De Santis fa crollare La Vita in diretta, vertici Rai inconcludenti guardano immobili il disastro


Tradimento e tradizione hanno la stessa origine etimologica, vengono dallo stesso ceppo, esprimono varianti di uno stesso segno. Tradere, verbo latino che sta per "consegnare". Ed è così che l'intera verità del nostro mondo sembra esserci stata consegnata fra mille tradimenti e riposa nel corpo della tradizione. Il verbo tradire, porta con sé il significato di "consegnare" un ordine precostituito, un sistema preesistente, "in nome di una nuova "consegna", di un nuovo ordine, di un nuovo sistema. Esso sancisce dunque il dramma del passaggio dal vecchio al nuovo. Teresa De Santis alla guida della reta ammiraglia esordiva: "La mia Rai 1 sarà tra innovazione e tradizione". Allora in questo “tradere” ci chiediamo dove sia finita la Rai1 sempre in grande stile di un tempo? Era la rete con la visione più ampia, pluralista orientata verso le addizioni come sintesi tra artisti e linea editoriale, certo non immune dal contrappeso politico, ma che mai sarebbe sognata di retrocedere in termini di sottrazioni ottenute per effetto di tutte quelle preferenze concesse ai segnalati e alle 'strutture esterne altamente specializzate' proprio per citare la risposta dell’Azienda al senatore Anzaldi sull’affaire Uffici stampa a Sanremo. La direttrice di Rai1 De Santis disse anche “Ogni volta che c'è qualcosa da rappresentare, noi lo rappresentiamo. Se il Paese cambia, noi aggiungiamo quello che c'è da raccontare in più al Paese”. Ed è forse questo l’auspicio con cui ha tarato la trasmissione La Vita in diretta che aveva l’ambizione di raccontare il Paese reale ma che mai ha preso il largo; condotta da Lorella Cuccarini e Alberto Matano da nave inaffondabile a zattera a cui aggrapparsi evitando il rischio di cancellazione perché sarebbe come ammettere fallimento. Ma i dati auditel non mentono tanto che si pensa di non riconfermare il programma nella prossima stagione. Il tutto mentre i rumors dicono che si sta pensando di non riconfermare neanche la De Santis visto che si fa il nome di Coletta per occuparsi proprio di Rai1. Pioggia di novembre che fa il rumore di una sveglia perché siamo agli ultimi giri di giostra. La vicenda Rai si sta facendo ogni giorno più preoccupante. Ancora collaboratori esterni, ancora professionisti interni mortificati. Ci chiediamo quali siano le profonde motivazioni che spingono i vertici del servizio pubblico a fare affidamento su professionalità esterne che, immaginiamo, verranno lautamente retribuite. Anche l'Usigrai ha denunciato la situazione chiedendo chiarimenti su queste incomprensibili informate che hanno come unico effetto quello di svilire le professionalità interne. Oramai quotidianamente ci troviamo a chiedere delucidazioni sulla strana gestione targata Foa-De Santis che tutto sembra tranne che portare la Rai vero una svolta qualitativa. Fino a questo momento però abbiamo ricevuto in cambio solo un assordante silenzio. Chi parla è l’Ad Salini ma per recriminare i profitti derivante dal canone direttamente detratto in bolletta che non sembrano mai così soddisfacenti. Il problema è che il Contratto di Servizio deve essere rispettato da ambo le parti e in termini di qualità. E invece molte trasmissioni importanti fatte per le reti sono condotte da giornalisti esterni. Vediamo la vecchia abitudine di mortificare le professionalità interne per premiare chi viene da fuori non cambiare mai. E per questo i soldi si trovano. Non si trovano invece per il cambiamento. Non si trovano per una rivoluzione a cui i giornalisti RAI sono pronti da anni. Come ormai invocato da tutti, dirigenza compresa, la rapidità di trasformazione è necessaria per non perdere altro tempo prezioso perché senza progetti quello che resta è l'occupazione di posti e poltrone. In questo momento il vertice Rai arrivato con annunci di grandi riforme, si mostra fermo al controllo del potere, piazzando per lo più amici nei luoghi chiave. Questo si realizza in un momento in cui l'incertezza sul canone non dà nessuna garanzia di risorse per il futuro. Se questa è l'idea di Rai che il vertice ha, capiamo perché non sono funzionali gli interni: ovvero i lavoratori che credono al Servizio Pubblico e in questi anni hanno assicurato alla Rai di essere azienda leader. La vera 'casa di vetro' è quella di una Rai che pubblica tutti i dati. Non solo di alcuni. A quanto ammontano gli appalti? Quali sono le societa' di produzione che guadagnano di piu'? Chi sono gli agenti piu' utilizzati? E quali sono gli ingaggi dei conduttori, anche delle trasmissioni informative? Notiamo poi che buona parte degli esterni assunti di recente sono tra i piu' pagati. Un motivo in piu' per dire che le infornate dall'esterno sono spesso inutili e fonte di sprechi. Speriamo che si vada rapidamente alla riforma dell'informazione Rai, di cui tutti sentiamo la necessità perché il successo di questo progetto passa dal consenso che sarà capace di generare mentre oggi le critiche al vertice non hanno un solo colore; anche diversi esponenti della maggioranza non nascondono più il loro disappunto. di Alberto Milani

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