La difficile strada per arrivare ad un esercito di difesa europeo


Si ricomincia a parlare di Esercito Europeo come ogni volta che si sia presentato un pericolo in Europa, tranne a soprassedere quando il pericolo si allontana. «Strategic Compass», ossia «Bussola strategica», è l'intesa per la sicurezza e la politica di difesa Ue raggiunta in ambito comunitario. Un piano strategico attivo fino al 2030 che prevede l'istituzione di una forza europea di 5/6 mila soldati e l’impiego 200 esperti in missioni di politica di difesa e sicurezza comune.

Come ho già avuto modo di rilevare, esistono dei problemi che non si riesce a superare, poiché, troppe volte si è tentato di costituire delle forze europee, impiegate in diverse missioni internazionali, e soppresse senza una valida motivazione. Esistono problemi di natura strategica , politica, economica e commerciale dipendenti, principalmente, dalla struttura soltanto monetaria e commerciale senza una strategia comune e politica estera autonoma che l’Europa si è data. Ciascun Paese procede secondo una sua politica e non ammette ingerenze, e questo non potrà essere superato se non si realizzerà una vera e propria completa Unione.

Si parla di “Una “Expedition force”, un esercito di 5/6 mila uomini, tra forze di terra, Marina e Aeronautica, un quartier generale unico a Bruxelles e un comandante permanente per essere pronti a intervenire militarmente in ogni scenario bellico”. Sarebbe questa, come anticipa il quotidiano La Repubblica, la nuova strategia alla quale sta pensando la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, riguardo alla revisione del piano di difesa dell’Unione Europea.

La nuova forza dotata di adeguate risorse economiche, si baserebbe inizialmente sul rafforzamento degli attuali Battlegroups di 1.500 soldati, incrementandoli, sino a raggiungere l’entità di 5/6 mila uomini fra Esercito, Marina e Aeronautica, condivisi con la Nato. Tale struttura sarebbe completata con le due esigenze moderne “Cyber-guerra” e “Spazio”. Il “Comandante permanente” avrebbe tale responsabilità per 3 anni mentre quello Operativo lo sarebbe soltanto per 6 mesi.

Non credo che si sia trovata la soluzione ai nostri problemi di carattere strategico, pensando di creare una struttura così fatta.

Una Forza Militare Permanente, in grado di intervenire con estrema rapidità nei teatri di volta in volta in situazioni di crisi, non può essere “creata” senza tenere conto delle reali esigenze per portarla ad un livello di alta efficienza operativa.

Un Esercito non si improvvisa, ma ha bisogno di anni per la preparazione dei quadri e per raggiungere un accettabile livello addestrativo e di coesione. Inoltre, la realizzazione e relativa “familiarizzazione” al loro impiego, dell’armamento, dell’ equipaggiamento e dei mezzi di combattimento comuni richiedono anni e grandi risorse economiche. Sembra, quindi, un progetto molto semplicistico, che non tiene conto di tutte le difficoltà e degli ostacoli da superare, compresi quelli che verranno frapposti dai vari Paesi. Non è impossibile pervenire ad una Difesa Europea comune, ormai indispensabile, ma piuttosto che cercare di volta in volta soluzioni suggerite dal momento di necessità, sarebbe opportuno risolvere, al più presto, le varie problematiche a livello comunitario e non perdere altro tempo per soluzioni temporanee e improvvisate , aspettando la fine della crisi e rimandando il tutto alla prossima, facendosi trovare ancora impreparati.

Di Generale Salvatore Carrara (vice presidente di Democrazia Liberale)

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