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La follia di Itsart


di Michele Lo Foco

La piattaforma denominata Itsart, (non so chi abbia scelto questo titolo) è sempre stata una invenzione senza senso apparente, nella quale oltre alla povera Cassa Depositi e Prestiti usata quale strumento finanziario, compare la piattaforma Chili, che per qualche strano motivo, comprenderemo è stata protetta, finanziata e salvata da Franceschini, pur non contando nulla a livello massmediolologico.

Giustamente il nuovo Ministro ha posto la parola fine ad una operazione che non solo non aveva senso, ma i cui presupposti erano talmente sballati da rasentare il ridicolo.

La “Netflix italiana”, secondo la descrizione franceschiana, dimostra come l’ex ministro non avesse alcuna idea nemmeno della natura di Netflix, struttura tra l’altro definita “occulta” dalla Guardia di Finanza.

Infatti la piattaforma americana era nata molti anni fa per distribuire cassette home-video, ed in quel settore era diventata leader, utilizzando un servizio postale efficiente come quello americano e contando sulla vastità dei territori.

Compresa per tempo e per prima la decadenza dell’home-video, Netflix si era dedicata all’acquisizione di diritti cinematografici per l’utilizzo televisivo, ed era riuscita in poco tempo a diventare l’esclusivista dei diritti VOD di tutte le principali case di produzione.

Questo le aveva consentito di trovarsi in prima fila quando l’home-video scomparve dal mercato sostituito dalla visione televisiva su richiesta o su abbonamento.

Pertanto un percorso di qualificazione considerevole, caratterizzato dalla regola principale americana che “first take all”.

Il covid è stato il cacio sui maccheroni per le piattaforme, che si sono trovate un pubblico obbligato a stare in casa, mentre l’Italia dello spettacolo subiva la trasformazione del mercato, con la chiusura di cinema e teatri e pertanto l’impossibilità di portare a conoscenza del pubblico i prodotti audiovisivi che comunque erano stati realizzati.

Sarebbe pertanto stato necessario trovare o usare uno strumento “democratico” per consentire visibilità ai prodotti che non l’avevano, ed io suggerii con argomenti tecnici, alcuni dei quali evidenziati dal pluri esperto Guido Pugnetti, di utilizzare RaiPlay, che aveva più di un milione e mezzo di contatti, era ben conosciuta, esisteva, non doveva essere né acquistata né sanata, e poteva contare sul magazzino Rai Corporate.

Una soluzione sana, che avrebbe potuto anche essere integrata, ove necessario, da un mini abbonamento calcolato in cinque euro mensili, ma che non consentiva né speculazioni, né guadagni privati, né dietrologie. Oltretutto Chili aveva una matrice forzista, era stata guidata da Parisi, uomo di Berlusconi, e non si capiva, né si capisce tutt’ora, come mai Franceschini si affannasse per salvarla dall’inevitabile fallimento.

Dicono ci fosse la mediazione di Gianni Letta, ma non è né certo né strano, essendo l’uomo onnipresente nello spettacolo.

Il risultato di questo intervento e di molti altri, oltre allo sperpero di denaro pubblico, fu disastroso come era inevitabile, ed il settore da Itsart non ha potuto in nessun modo essere agevolato.

Chili invece ha coperto il deficit di bilancio, come d’altronde Abete con Cinecittà, tanto per confermare il metodo.

La “Netflix italiana” essendo una commedia politica gestita in un anno da tre diversi amministratori e destinata a “celebrare e raccontare il patrimonio culturale italiano”, potrebbe essere riciclata in un cinepanettone con Boldi e De Sica, che invece di perdere settecentomila euro al mese, potrebbero almeno farci sorridere.

Difficile, anche per gli osservatori più attenti, è comprendere quale spirito abbia animato Franceschini nel gestire il ministero con queste logiche.

Forse ha colpevolmente lasciato le redini a Nastasi e se ne è disinteressato, salvo qualche annuncio clamoroso, forse si è affidato ai suoi nemici di partito, per crearsi alleanze, forse non ha ascoltato nessuno e ha dato retta alla sua deliziosa moglie, forse lo spettacolo non gli interessava minimamente.

Come nei teoremi di Godel, non ci sono ad oggi verità dimostrabili, ma solo dati incompleti, che speriamo vengano spazzati via prima possibile.

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