“La fragilità dell’Uomo Vitruviano è una balla”: parla Vittorio Sgarbi


Allora onorevole Sgarbi, come è andata con il parlamentare di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone cui ieri, nel corso della seduta congiunta delle commissioni Cultura di Camera e Senato, che si teneva nella Sala del Mappamondo di Montecitorio, ha riservato epiteti belli pesanti; “capra” “ignorante”, e, ancora, “taci, che non capisci un c….? Siete quasi arrivati al contatto fisico.


«Ma no, è stato solo un pacato scambio di opinioni», gigioneggia raggiunto al telefono da Spraynews Vittorio Sgarbi. «Con Mollicone ci siamo riconciliati».


Ci racconti tutto dall’inizio onorevole? Prima della gragnola di insulti sul povero Mollicone.


«Quando sento delle castronerie, è più forte di me... Poco prima dell’intervento di Mollicone avevo fatto un pubblico elogio a Franceschini, perché firmando con il suo pari grado francese un memorandum di partenariato Italia-Francia per il prestito delle opere di Leonardo al Louvre nel 2019 e di quelle di Raffaello all’Italia nel 2020, aveva risolto il problema della diplomazia culturale tra il nostro paese e la Francia. E lo aveva risolto con quello che io ritengo un innegabile successo. I Raffaello che abbiamo ottenuto per la mostra che il prossimo anno aprirà alle Scuderie del Quirinale sono tra i più belli del mondo. Arriveranno il ritratto di Baldassar Castiglione e l’Autoritratto con un amico, due autentici capolavori. Insomma, missione compiuta si potrebbe dire. Per cui quando ha iniziato a parlare Mollicone rimproverando Franceschini e sostenendo che noi gli diamo l’Uomo Vitruviano, che è fragile, mentre i francesi non ci danno in prestito la Gioconda, non ho potuto fare a meno di interromperlo».



Interromperlo da par suo, verrebbe da aggiungere. Certo è che quello del cinquecentenario di Leonardo è un nervo scoperto. I francesi hanno fatto le cose in grande mentre noi ci siamo mossi in tono minore.


«Ci siamo mossi tardi. Nel 2017 sono stati istituiti tre Comitati nazionali per le celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci (2019), dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, e per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che ricorre nel 2021. Mentre per questi ultimi due c’è stato tempo per predisporre iniziative di un certo rilievo, per quel che riguarda Leonardo no. Se tu ti muovi a febbraio 2018 per organizzare una mostra nel 2019 è evidente che non ce la fai. Conclusione, la Francia ha avuto la meglio e la mostra più significativa su Leonardo la fanno loro, un grande progetto negli spazi del Louvre. Detto questo e guardando al futuro, la cosa migliore è stata dare qualche Leonardo e ottenere Raffaello in vista del 2020. Ed è esattamente quel che è accaduto».


L’obiezione di Mollicone è la fragilità dell’Uomo Vitruviano, un’opera che rischierebbe molto ad essere spostata dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Ma è davvero così?


«Ma quando mai! Sono le balle dei falsi restauratori. L’Uomo Vitruviano è fragile come ogni cosa che debba essere ben tenuta. In realtà con le tecnologie che abbiamo potremmo prestare il disegno tutti giorni. Certo ci vogliono le opportune accortezze. Andiamo sulla Luna, ti pare che non possiamo mandare un’opera a Parigi. Con questa retorica del restauro, una retorica che riguarda per esempio anche il Cenacolo, diciamola tutta, hanno rotto. Franceschini ha fatto una buona cosa. Peraltro ieri ho chiesto al ministro di estendere i comitati nazionali ad altri due grandi artisti, Antonio Canova ed Eleonora Duse. Insomma, io cercavo di ottenere qualche impegno, non certo di innescare una inutile polemica».


Anche Italia nostra si è espressa contro il trasferimento al Louvre. Che gli risponde?


«Che parlano di cose che non sanno. Lavorano sulla teoria della fragilità, peccato che la realtà sia ben diversa. Se estremizziamo questa balla della fragilità delle opere d’arte allora finiremo per non spostare più nulla e allora addio mostre».


Non crede che la retorica dei restauratori si sia incontrata con la retorica nazionalista? Sono anni che nel Belpaese molti si alzano reclamano dai cugini francesi la restituzione della Gioconda…


«Trovo insopportabile questa retorica, non c’è sostanza logica in questa mania di portare la Gioconda in Italia. Comunque non è che i francesi ti danno la Gioconda così. Se proprio la si vuole davvero in Italia, come ho già detto in più occasioni, l’unica possibilità è provare a proporre uno scambio con i bronzi di Riace».


L’italianità di Leonardo è un capitolo della guerriglia con i francesi. A maggio scorso Giorgia Meloni è andata a manifestare a Vinci, luogo di nascita di Leonardo, solo per ribadire che il grande pittore era italiano.


«Sono tutte forme di sottocultura»


Giampiero Cazzato

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