La furia dell'acqua sconvolge Venezia, il Governo proclama lo stato di emergenza

La furia dell'acqua sconvolge Venezia, il Governo proclama lo stato di emergenza


Venezia, la furia dell'acqua. Il terrore venuto dal mare a sconvolgere la città dei Dogi. Dall'alto di piazza San Marco il leone e Foscari guardano una marea eccezionale, che altro che il Mose, ma solo Mosè avrebbe potuto affrontare. Sono le 22.50 del 12 novembre quando la lancetta dell’idrometro segna un metro e 87 centimetri. L’acqua alta ha raggiunto il suo massimo. Solo il 4 novembre del 1966 era arrivata a un metro e 94.

Le sirene risuonare e scatenato il panico. Gli allarmi dei negozi scattano. La gente inizia a scappare. Le calli si riempiono d’acqua, i battelli vengono scagliati contro le banchine. Tre vaporetti affondano. E i pontili si spaccano. Chi ha vissuto quei momenti ha ancora negli occhi la paura, l’acqua che arriva alle anche e gela il cuore, l’acqua che ti sbatte addosso, che preme forte contro le porte per entrare dentro casa e alla fine sfonda gli infissi. Inonda tutto, cancella speranze e sogni. Nei negozi la merce galleggia, sembra quasi ballare a fior d'acqua. Impossibile mettere in salvo qualsiasi. cosa, se non la propria vita. Il giorno dopo, in giro, c'è solo disperazione. I veneziani piangono, i turisti sono inorriditi. La politica si attiva. I mezzi di soccorso in prima linea. Luca Zaia attiva l’unità di crisi e convoca una conferenza stampa per l’indomani con il sindaco lagunare Luigi Brugnaro, con il patriarca, con il capo della protezione civile Angelo Borrelli e con il capo dei vigili del fuoco Dattilo.

Tutto intorno è il caos. E a Venezia sembra l’Apocalisse. «Mai vista una devastazione simile», dice Luca Zaia. «Venezia è in ginocchio», aggiunge Brugnaro che chiede l’aiuto del Governo. Matteo Salvini annuncia un emendamento alla manovra dicendo di voler stanziare un miliardo per l’emergenza. Perché di emergenza si tratta. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha stravolto la sua agenda e anziché rimanere a Camerino è andato a Venezia. «Il governo è presente», ha detto ai giornalisti al termine di incontri, vertici e sopralluoghi, «siamo qui per dare il segno di una fattiva partecipazione del governo. Venezia è un patrimonio dell'Italia e dell'umanità che ha bisogno di risolvere una serie di problemi storici che si trascinano. Monitoriamo di continuo la situazione, speriamo che non ci siano ulteriori emergenze». Intanto però per domani si tema un’altra marea. E la gente ha paura. Il Consiglio dei Ministri ha stanziato i primi fondi e annunciato che verrà proclamato lo stato di emergenza. Cinquemila euro ai privati e fino a ventimila euro per gli esercenti. La conta dei danni è altissima. I negozianti fanno i conti con la merce da buttare, con la roba andata a male, con i negozi da ripulire. Armati di scope, stracci, phon, guanti si rimboccano le maniche e si danno da fare. «Qui è tutto distrutto», dice la titolare di una boutique in centro con le lacrime agli occhi, «le vedi queste scarpe? Queste sono tutte da buttare. Tutte. Come facciamo? Non abbandonateci, qualcuno ci dia una mano». Aggiunge un dipendente di un negozio: «Stavolta è stato devastante. l magazzino è tutto distrutto, non abbiamo ancora fatto la conta dei danni ma saranno intorno a venti trentamila euro». Il sindaco di Venezia Brugnaro con il patriarca sono passati da tutti i negozianti per chiedere loro di mettere via tutti i documenti, tutte le carte al fine di chiedere la riparazione. «I danni alla città sono ingenti», ha spiegato Brugnaro, «invitiamo cittadini e imprese a raccogliere materiale utile a dimostrare i danni subiti: foto, video, documenti e altro. Comunicheremo le modalità per inoltrare la richiesta di contributo».

Intanto Venezia anche oggi ha fatto i conti con l’acqua alta. E si prepara a un’altra lunga notte nell’attesa di domani.

Sb

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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