La gaffe di Morrone contro le toghe rosse
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La gaffe di Morrone contro le toghe rosse



Sulla graticola per aver espresso un pensiero personale. Ci penserà due volte la prossima volta il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone, di area leghista, a esprimere un’opinione che ha rischiato di incrinare in maniera inequivocabile il rapporto di fiducia fra la Magistratura e il dicastero di via Arenula.


Ma andiamo con ordine: sono le ore nove quando il sottosegretario Morrone, presente in rappresentanza del ministro Bonafede a un seminario per giovani magistrati ordinari in tirocinio e in procinto di giurare al Quirinale, prendendo la parola nell’aula gremita di palazzo dei Marescialli, spiazza tutti con una dichiarazione, a due giorni dalle elezioni in Csm, che aveva tutte le connotazioni di una bomba a orologeria. «Voi sapete a che partito appartengo, cioè la Lega, e mi auguro che la Magistratura si liberi dalle correnti, mi auguro in particolare che si liberi da quelle di sinistra».

Il silenzio di tomba che ne consegue, con qualche magistrato che fa anche per alzarsi e andarsene, rende l’idea della gravità della situazione. Conscio di aver proferito un’eresia, vista l’immunità (e impunità) di cui godono certe toghe nel nostro Paese, ma ancor più conscio della posizione assai scomoda in cui rischiava di coinvolgere il Guardasigilli Bonafede, il leghista ha prima voluto precisare di riferirsi esclusivamente alla vicenda che vede coinvolto il suo partito e la magistratura, prima di, pensiamo sotto pressante invito del ministro di via Arenula e del capo della comunicazione a Palazzo Chigi, Rocco Casalino, abbozzare un discorso di scuse con cui Morrone si assumeva in toto la responsabilità dell’accaduto: «In magistratura non ci sono correnti migliori di altre. E le mie parole pronunciate questa mattina al Csm sono un’opinione personale che non rappresenta la posizione del ministro Bonafede. In questo senso ho avuto un'uscita irruente e infelice rispetto al contesto e alla rappresentanza. Rivendico comunque la posizione politica, la Lega ha sempre criticato le correnti in magistratura perché portano alle storture che sono emerse e a più riprese denunciate in diversi anni. Non era mia intenzione sostituirmi al ministro di cui stimo e rispetto la posizione. Così come rispetto la stragrande maggioranza della magistratura che porta avanti la propria missione con abnegazione e imparzialità».


Un mea culpa che arriva in seguito all’ondata di sdegno delle correnti di sinistra in Csm, Area su tutte che comprende la magistratura democratica e il Movimento di giustizia, con un susseguirsi in giornata di comunicati, rimbrotti, richiesta di teste da far rotolare che si addice meglio a una farsa sulla Francia di Robespierre che al lavoro del garante del potere giudiziario in una democrazia del ventunesimo secolo, in cui ancora oggi sembra prevalere una superficiale attenzione su come viene detto qualcosa, piuttosto che sulla natura stessa di ciò che viene detto.


Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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