La guerra dei grandi gruppi editoriali non frena il decollo della Lega

La guerra dei grandi gruppi editoriali non frena il decollo della Lega



Esaminando l’ultimo sondaggio di Pagnoncelli verrebbe da dire che la stampa non solo non è in grado di cogliere il sentiment degli italiani ma non è altresì in grado di esercitare alcun condizionamento. Non si spiega in altro modo l’ascesa della Lega vicina al 36% sulla quale continua ad incidere la linea di fermezza sull’immigrazione a cui si è aggiunto l’arresto di Battisti. Sul tema degli sbarchi come sulla gestione della fase finale del caso del terrorista con la spettacolarizzazione del momento dell’arrivo in manette all’aeroporto, tutta la stampa ha profuso fiumi di parole di polemica e di condanna. Un fuoco di fila serrato che ha visto sulla stessa linea, anche se con diverse sfumature, tutto il mainstream dell’informazione, da Repubblica, al Corriere della Sera, dal Giornale a Libero con le rispettive versioni online a suonare la grancassa ai giornali sul web.


Un coro, una sola voce, che in modo martellante continua a tuonare contro la barriera ai migranti alzata da Salvini e ha deprecato il modo con cui l’arrivo di Battisti all’aeroporto, in manette, è stato trasformato in uno spottone per il governo. Unica voce a difesa della politica leghista è la Verità di Belpietro che nonostante il buon posizionamento di vendite al Nord, non è certamente paragonabile come forza di pressione rispetto alle corazzate degli altri gruppi editoriali. E certo non si può dire che la lontananza tra organi di informazione e società civile sia imputabile al calo delle vendite della carta stampata. Rai a parte, da sempre filogovernativa, le reti Mediaset come La7 di Cairo non lasciano passare un giorno senza randellare il governo. Il web non è più clemente con la Lega. Anche sui giornali online, tranne rare eccezioni, sono rimbalzate le critiche alla spettacolarizzazione dell’arresto di Battisti come la condanna alla linea dura sui migranti.


Se secondo il sondaggio di Pagnoncelli, nonostante la serrata campagna contraria degli organi di informazione, la Lega continua a salire, si impone una riflessione. La Lega conferma dunque la centralità, con una forza mediatica che non passa attraverso i consueti canali, stampa e TV, ma attraverso la capacità del suo leader di interpretrare il mood sociale dandogli voce con decisioni mirate. Le dichiarazioni, talvolta scomposte e fuori dalle righe, come il video della colazione mattutina con la Nutella in pieno terremoto in Sicilia, mostrano di non condizionare negativamente il consenso. Il feeling tra gli elettori e la Lega non solo continua ma cresce. Leggermente diversa la situazione del M5S che si attesta al 25,4%, quasi due punti sotto le stime di voto politico. Un calo dovuto alle divisioni interne, alla grande trasversalità dell’elettorato, all’ampio spettro dei temi che Di Maio si trova a gestire ma certamente non alla guerra mediatica scatenata contro dai grandi gruppi editoriali.


I partiti che dovrebbero beneficiare dell’offensiva della grande stampa e delle TV, sono aggrappati allo zoccolo duro salvato il 4 marzo (è il caso del Pd al 17,3%) o addirittura il flessione come FI al 7%, in calo rispetto alle intenzioni di voto per le Politiche. Bisognerà vedere se la candidatura di Berlusconi alle europee riuscirà a traghettare parte dei voti migrati altrove. Fratelli d’Italia si mantiene al 3,4%, percentuale che gli non aprirebbe le porte al Parlamento europeo. Un’altra variabile, oltre all’effetto Berlusconi, è la percezione delle misure varate con la manovra. Se cioè reddito di cittadinanza e quota 100 sono considerate all’altezza delle aspettative. Un altro dato su cui riflettere è il grande interesse per le prossime elezioni. Sei su dieci andranno al voto. Questa tornata elettorale acquista quindi il carattere di una verifica sul governo. E se le percentuali saranno simili a quelle che emergono dai sondaggi, la grande stampa dovrà cominciare davvero a riflettere sulla sua capacità di contare ancora.


di Laura Della Pasqua

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