La guerra delle patatine: i figli maschi contro il patron della San Carlo
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La guerra delle patatine: i figli maschi contro il patron della San Carlo


Una disputa familiare che dura da anni e che potrebbe finalmente aver trovato un suo epilogo. La "guerra delle patatine" potrebbe infatti essere giunta al termine.


Tutto ebbe inizio in seguito all'ictus che colpì, nell'ottobre 2015, Alberto Vitaloni, patron della Unichips Finanziaria spa, l'azienda proprietaria, fra gli altri, dello storico marchio di patatine San Carlo e leader in Italia nel settore degli snack salati con un fatturato nel 2017 di 315 milioni di euro e un corpo dipendenti da 2.200 unità. Dopo la malattia, che rese l'imprenditore afasico, incapace cioè di esprimersi verbalmente, il 18 marzo 2016 Vitaloni ripartì tra i tre figli, in misura uguale del 15% ciascuno, parte delle quote della società, delegandone così la gestione con un patto sindacale vincolante che garantisse un equilibrio di almeno 5 anni. Poco dopo però, in seguito alla morte della moglie, a ottobre dello stesso anno alla più grande dei tre fratelli, Susanna, il padre Alberto ha lasciato un'altra fetta della Unichips, un altro 35,04%, che l' ha portata ad avere la maggioranza della holding con il 50,04%.


È nato così il diverbio in famiglia, visto l'esposto degli altri due fratelli che, sentendosi defraudati dalla decisione del padre, sono arrivati ad accusare la sorella Susanna di averlo circuito, essendo l'uomo incapace a loro dire di autodeterminarsi. I due hanno quindi fatto ricorso al Tribunale di Milano, chiedendo che fosse nominato un amministratore di sostegno che gestisse il patrimonio dell'imprenditore.


Dopo una lunga fase istruttoria, in cui la Procura ha ascoltato, oltre allo stesso Vitaloni, in grado di farsi intendere benissimo nonostante il mancato uso della parola, anche diversi fra infermieri, fisioterapisti e personale di supporto, si è giunti nella data del 9 luglio 2018 alla decisione di archiviare il procedimento per mancanza di elementi che facciano propendere per una effettiva opera di circuizione da parte della figlia Susanna. Anzi, dai colloqui è semmai emersa la totale e lucida volontà di Alberto Vitaloni di voler affidare in primis alla figlia l'eredità del suo impero, il più "sgranocchiato" in Italia. A comprovarlo c'è addirittura un testamento, precedente alla malattia, datato 2015.


In virtù dell'archiviazione del procedimento da parte del Tribunale di Milano, i figli maschi hanno voluto deporre così l'ascia di guerra, ritirando la richiesta di un amministratore di sostegno per il padre. Vedremo se farà lo stesso proprio lui, il patron, che aveva a sua volta citato i figli in tribunale per non aver rispettato gli accordi vincolanti con i sindacati, chiedendo loro una penale da 16,5 milioni di euro. Se venisse ritirato anche questo esposto, si potrebbe parlare di pace fatta e suggellata.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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