La Lega tira la volata alla striscia del Tg3 della Paterniti e abbandona la De Santis e i suoi amici




Dunque Ci sarà una “striscia” quotidiana sul Tg3 dedicata alla scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo e più in generale sui temi dell’Unione europea. Ad annunciarlo, non senza una certa sorpresa il direttore del Tg3, Giuseppina Paterniti, nel corso dell'audizione in commissione di Vigilanza Rai. Anche “Linea Notte”, il telegiornale di approfondimento della mezzanotte, avrà una nuova veste. Ma non ’è solo la testata della terza rete a dare segni di vivacità. Pure la Tgr ha acceso i motori. Gli ascolti della testata regionale sono in netta crescita e il Tgr della sera, in onda alle 19.35, è il secondo più seguito tra i tg Rai dopo il Tg1.



A sottolinearlo il direttore della Tgr, Alessandro Casarin, tracciando un bilancio della propria attività durante l'audizione in commissione di Vigilanza. “L’edizione principale della sera, nei primi due mesi del 2019, registra una media di 2.800.000 telespettatori, diventando così il secondo tg della Rai dopo il Tg1, con uno share del 12,8%, che segna un +1,1% sullo stesso periodo dell'anno scorso”. Mica una cosa da poco. Quindi l’unico telegiornale che segna il passo, al punto da scontentare tutta la politica, è il Tg1, sempre più impegnato a guerreggiare le battaglie interne che non quelle degli ascolti con gli altri competitor, che non stanno affatto a guardare. Tant’è che la Lega, a sorpresa, tira la volata al Tg3. “La scelta della direttrice del Tg3, Giuseppina Paterniti, a 4 mesi dalla nomina, si rivela indovinata. A riprova del pluralismo politico dell'informazione, perseguito da questo governo2, afferma il deputato della Lega, Paolo Tiramani, capogruppo in Vigilanza Rai.

“La direttrice, forte del suo europeismo deciso ma critico, dimostra ancora una volta che, scegliere direttori dei telegiornali Rai con un alto profilo culturale e professionale, premia anche negli ascolti”, prosegue Tiramani, “basti comparare lo stesso periodo a quello della passata stagione. E' evidente che l'esperienza al Parlamento UE e la profonda conoscenza dell’azienda siano importanti per chi si trova al timone di un telegiornale. La direttrice Paterniti ha finalmente proposto un'informazione ad ampio respiro, seppur critica, corretta a livello istituzionale, sia in politica interna che estera. Personalmente, sono curioso di come sara' la nuova veste della storica trasmissione "Linea Notte" e attendo la striscia quotidiana in preparazione delle prossime elezioni Europee. Nel frattempo, auguro alla direttrice, ai giornalisti ed ai collaboratori del Tg3 buon lavoro”.


Meglio dunque la striscia del Tg3 che quella post Tg1, congelata per manifesta inadeguatezza dei nomi indicati e, soprattutto, in grado solo di ammazzare gli ascolti. Tutto questo non potrà non avere riflessi sul consiglio di amministrazione di Viale mazzini, in agenda nei prossimi giorni, visto che il tema principale all’ordine del giorno sarà il piano editoriale mirato a sterilizzare le fughe in avanti e l’eccessiva indipendenza, senza una valida ragione, dei direttori di rete nella scelta di nomi esterni. Nel mirino in particolare il direttore di Rai Uno, Teresa De Santis, e quello di Rai Tre, Stefano Coletta. Un piano, quello al quale hanno lavorato il presidente Marcello Foa, e l’amministratore delegato, Fabrizio Salini, che preoccupa Maurizio Gasparri di Forza Italia. “Ho letto con preoccupazione le anticipazioni di un piano che sembra ricalcare linee guida di accentramento delle direzioni e delle newsroom. Ricordo che già in una precedente legislatura questa Commissione criticò ampiamente un piano simile e che grazie a questa opposizione quel piano fu, come era giusto, del tutto archiviato” sostiene l’azzurro molto attento alle cose di casa Rai, “colgo quindi l’occasione dell’audizione del direttore del Tg3 per esprimere preoccupazione per quello che si è letto in queste ore. Anche perché queste super direzioni vanificherebbero la storia, le tradizioni e l'articolazione delle diverse reti e testate ponendo fine di fatto al pluralismo con un piano che definirei dirigista, centralista e assolutamente in contrasto con una funzione tipica del servizio pubblico”. Peccato che sia solo Gasparri a pensarla così. Un bel coordinamento non ha mai fatto male a nessuno. Anzi, risolve.


di Alberto Milani

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