La luce in fondo al tunnel (la rubrica di Michele Lo Foco)

Aggiornamento: 26 mar


Se l’Italia dopo la pandemia e con la guerra in corso è ripiegata su se stessa, ed agli occhi di tutti appare percorsa da fremiti politici di evidente modestia, è pur vero che nonostante tutto riesce ancora a sopravvivere.

A quale elemento dobbiamo questa miracolosa capacità in base alla quale il nostro paese riesce a resistere agli scandali, alle corruzioni, alle leggi ad personam ed al disequilibrio sociale?

La risposta sta nel fatto che se la stragrande maggioranza degli italiani si è lasciata turlupinare dai cinque stelle e da qualche imbonitore, c’è una minoranza di persone per bene che sono ancora capaci di pensiero ed azioni conseguenti. Ne ho incontrate alcune nella mia vita e ne ho un ricordo positivo che mi consente di sperare e lavorare: in politica sono stato più che amico di Rolando Rocchi, un originale capo della democrazia cristiana del Lazio, potente popolano, sensibile, che mi diceva che i politici sono la massima espressione del popolo che li vota.

Sono stato vicino a Battistuzzi, liberale, onesto e ispirato, realmente convinto che la cultura sia la base della convivenza; sono amico sincero di Gianni Sammarco, un uomo operativo che ama la politica nella sua espressione più sana, stimo Maurizio Lupi per la sua energia sana e per la sua discrezione.

Regione e Comune sono stati oggetto delle mire di molti disonesti, e resi inutili da gente incapace, ma ho potuto verificare direttamente che Albino Ruberti è un attimo amministratore, attento e sensibile.

Della Rai dei grandi professionisti, Giordani, Roberto Di Russo, Guglielmi, Milano, ho già parlato, ma da giovane professionista conversavo volentieri con Valmarana, intellettuale di livello, e a distanza di tempo Munafò mi insegnò come si elabora una fiction.

Ho conosciuto bene Comanducci e Nardello, con i quali discutevo sempre per una diversa concezione aziendale, ma erano comunque dotati di personalità, e l’attuale Amministratore Delegato Rai Carlo Fuortes, per esperienza diretta, so essere persona integra, capace e non plagiabile.

A Rai Cinema sono sempre stato amico dell’avvocato Giuseppe Zonno, molto esperto e molto onesto, e di tutte le sue allieve, guidate da Carla De Carolis, bella e comprensiva.

Il settore spettacolo è cosparso di persone di livello, dalla mia grande amica e superdonna Luciana Castellina, a Giancarlo Innocenzi, abile e simpatico, a Giorgio Gosetti, da Silvano Agosti ad Adriano De Micheli, il miglior produttore italiano, e persino all’Anica, cui rivolgo sempre parole negative, c’è una donna che conosce bene il suo mestiere e lo interpreta coerentemente Francesca Medolago. A Cinecittà non si possono scordare i nomi di Giancarlo Di Gregorio , uomo sano e professionista di valore e di Giulia Marcacci modesta figlia di Porretta capace di grandi sacrifici.

Potrei continuare a lungo, e non voglio dimenticare che anche tra gli imprenditori ci sono state e ci sono persone ispirate e meritevoli: come non citare Giovanni Bertolucci e Leo Pescarolo, grandi nella loro follia, che mancano a tutti, Manfredi Traxler, anch’egli scomparso, Amedeo Pagani, raffinato uomo di cultura cinematografica, ma anche Elide Melli, la più impegnata, Lucy De Crescenzo , bella e aggressiva, Paolo Rossi Pisu, Andrea Iervolino, geniale interlocutore mondiale, Andrea De Micheli creatore prudente ma fantasioso di Casta Diva, Sandro Frezza, Dario Formisano e tanti altri. Antonio e Pupi Avati sono poi nel cuore di tutti.

Ecco il bicchiere mezzo pieno: finché coloro che ho citato non saranno stati cancellati o dalla memoria o dalla vita operativa la speranza che anche nel nostro paese si possa raggiungere un compromesso tra speculatori di vario genere e persone per bene, non sarà perso del tutto, e io cercherò comunque di mantenerla attiva, anche a costo di grandi sacrifici.


Di Michele Lo Foco.

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