La prima fiducia del governo Conte sul Milleproroghe: proteste del Pd che occupa l'aula



Per la prima volta dall'avvio della legislatura, il governo utilizza l'istituto giuridico della fiducia. È il decreto Milleproroghe l'oggetto del provvedimento che ha suscitato le vivissime polemiche di tutta l'opposizione, in particolare del Pd, i cui deputati hanno occupato l'Aula, con qualcuno che è andato addirittura a sedersi nelle fila abitualmente occupate dai membri del governo.


La natura dello scontro è principalmente tecnica, legata alla legittimità dell'atto. Infatti, secondo quanto riportato proprio da diversi esponenti dem, la fiducia approvata il 24 luglio dal Consiglio dei ministri riguarderebbe un testo che nel frattempo ha subito corpose e numerose modifiche, con lo scoglio legato ai vaccini e ai fondi per le periferie che resta il vero oggetto su cui si sono scagliati gli avversari politici dei gialloverdi. Fissato per domani alle 12 e 40, il voto è stato l'ultimo passo dopo una richiesta da parte dei grillini di sospensione della discussione in atto sul decreto da parte dei deputati dem iscritti a parlare. Richiesta approvata con 293 voti favorevoli e 224 contrari e a cui è immediatamente seguita la richiesta formale della fiducia sul Milleproroghe da parte del ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro.


Se quello dei vaccini resta un terreno di scontro sia formale che sostanziale e che ha già visto il governo tornare sui propri passi in cerca di un assestamento definitivo, quello dei fondi tagliati alle periferie, intervento contenuto nel testo su cui il governo ha posto la questione di fiducia, resta un nodo tutto da districare. Infatti il premier Giuseppe Conte si era impegnato in prima persona per trovare un accordo con esponenti dell'Anci, affinché fosse inserito l'impegno a far partire nel giro di tre anni tutti quegli interventi e quelle opere i cui lavori fossero prossimi a cominciare. Una volta in Aula, però, il governo ha aggirato la questione, ponendo la fiducia sul provvedimento che non comprende la recente intesa tra Conte e l'Anci, un'operazione definita «grave ed illegittima».


È giunta in seguito la replica del ministro Fraccaro, che ha difeso l'operato del governo: «Non è mai bello mettere la fiducia ma in questo caso si tratta di un atto dovuto, perché il provvedimento deve tornare al Senato con la scadenza a ridosso, il 23 settembre»

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