La Procura di Agrigento invia a Palermo il fascicolo di 50 pagine con le accuse contro Salvini

La Procura di Agrigento invia a Palermo il fascicolo di 50 pagine con le accuse contro Salvini



Cinque capi d'accusa raccolti in 50 pagine. È questo l'ammontare degli elementi in mano alla Procura di Agrigento nell'inchiesta che vede imputato il ministro degli Interni Matteo Salvini per i fatti legati alla nave della Guardia costiera Diciotti. Secondo la ricostruzione del pm Luigi Patronaggio, oltre al reato di sequestro di persona, per la forzata permanenza dei 177 migranti a bordo dello scafo italiano ormeggiato per dieci giorni nel porto di Catania, si profilerebbe l'arresto illegale, l'abuso d'ufficio, il sequestro a scopo di coazione e l'omissione di atti d'ufficio. Pena massima prevista in 30 anni di reclusione. Il fascicolo è stato quindi consegnato alla Guardia costiera con l'ordine di recapitarlo alla Procura di Palermo, che, in seguito a un riesame dei capi d'accusa in un tempo massimo di 15 giorni in cui decidere se proseguire o rivedere taluni punti, dovrà poi inoltrarlo al Tribunale dei ministri per far partire l'iter legale.


È stato lo stesso vicepremier e capo del Viminale, tramite l'ormai consueto strumento dei social, a rendere pubblico tutto il contenuto della cartella a suo carico, chiosando nel finale con lo slogan divenuto ormai immancabile del «non mi fermeranno!». Salvini si è quindi rivolto ai «tanti giudici liberi, onesti e imparziali che ci sono in Italia» e ricordato come lui sia disposto, per il bene e la sicurezza nazionale, a mettere la faccia anche in decisioni e prese di posizione forti e deliberatamente non popolari. Una condotta inedita per la storia repubblicana e che sta facendo nascere il mito del politico davvero schierato con il popolo perché parte di esso e quindi in grado di tradurre in atti politici le richieste dal basso.


A dare man forte al ministro sarebbe intervenuta un'altra figura di spicco nella destra italiana, l'ex sindaco di Roma e segretario del Movimento nazionale per la sovranità Gianni Alemanno, che ha presentato una "contro denuncia" ai danni del Procuratore di Agrigento, per «aver cercato di impedire al ministro dell'Interno di svolgere le proprie funzioni e di adempiere al mandato elettorale e parlamentare ricevuto dai cittadini italiani». Poggiando sulla base legale dei reati di attentati contro i diritti politici del cittadino (art. 294 c.p.), violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti (art. 338 c.p.), usurpazione di funzioni pubbliche (art. 347 c.p.) e rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio (art. 326 c.p.) in relazione all'obbligo del segreto (art. 329 c.p.p.), l'esposto denuncia del segretario del Movimento troverà difficilmente seguito una volta recepito dalla Procura di Caltanissetta, poiché gli atti ritenuti nel pieno delle funzioni politiche del ministro degli Interni, andrebbero comunque in violazione di norme costituzionali e legali al cui rispetto qualsiasi esponente dell'ordinamento italiano è vincolato, ancor prima che al mandato diretto espresso dal voto dei cittadini.


Una situazione spinosa che, se da un lato rimane in bilico nell'attesa dello svolgimento della prassi legale da parte degli attori in gioco, dall'altro sta rafforzando l'immagine pubblica di un Salvini ormai sempre più paladino dei diritti dell'Italia in un'Europa attenta più ai conti in tasca dei cittadini che alla loro dignitosa sopravvivenza.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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