La Procura di Roma chiede l'archiviazione per Fausto Brizzi, vittima del fango del sistema

La Procura di Roma chiede l'archiviazione per Fausto Brizzi, vittima del fango del sistema



«Ci siamo sbagliati». È sempre una pratica giusta e onorevole quella di riconoscere pubblicamente uno sbaglio, ne va della credibilità della persona che lo ammette. Altro discorso è se a farlo è la Procura della Repubblica, l'accusa nel gioco delle parti di un processo, quella incaricata di indagare e scovare i motivi per cui a una persona debbano essere applicate determinate sanzioni. Eppure oggi, ormai con una frequenza che non fa nemmeno più notizia, sembra buona pratica quella di sbattere prima sulle prime pagine nazionali le colpe, tutte da dimostrare, di un presunto criminale e poi, qualora appurata l'estraneità o addirittura la non sussistenza dei fatti, di risolvere tutto con qualche scusa in nome della giustizia che trionfa, con buona pace dei carnefici che diventano vittime.


Chissà solo cosa potrà aver passato negli ultimi tempi il noto regista cinematografico Fausto Brizzi, risucchiato anche lui nel vortice squallido delle accuse di molestie sessuali da parte di attrici, o presunte tali, durante provini che ci erano stati raccontati dalle protagoniste della vicenda come non propriamente canonici. Brizzi era infatti stato accusato da tre diverse donne per abusi sessuali tra il 2014 e il 2017. Risalente al novembre scorso, l'accusa infamante era finita un un fascicolo su cui i pm hanno a lungo indagato per delineare uno svolgimento dei fatti che fosse coerente con quanto affermavano le donne in questione. Mesi di silenzio e fughe di notizie azzerate da Piazzale Clodio, dove i magistrati passavano alla lente gli intrecci tra la vita privata e quella professionale del noto regista, che nel frattempo, oltre all'onta subita anche solo per il coinvolgimento in questa infamante vicenda, vedeva uscire a Natale il suo film, prodotto dalla Warner, pur senza la consueta promozione, con la casa produttrice che prometteva che mai più avrebbe collaborato con l'artista italiano. Oltre all'ingente danno professionale, sia di immagine che nei rapporti con lo star system, Brizzi ha dovuto fronteggiare la vergogna di simili accuse anche in famiglia, nonostante non fosse mai stato ufficialmente iscritto al registro delle indagini fino a febbraio. Ma è evidentemente più utile per qualcuno farsi della pubblicità gratuita sulle spalle di una persona che, vada come vada l'indagine, è ormai bollata, marchiata con l'effige della bestia da cui difficilmente potrà sottrarsi. Una legge che espone in questo modo persone facilmente associabili a determinate condotte, per il ruolo che rivestono e per la risonanza mediatica che possono offrire, non può non tenere conto della gravità che si innesca qualora l'indagine risulti un buco nell'acqua.


Eppure per Fausto Brizzi sembra essersi concretizzata questa versione, vista la richiesta della Procura di Roma di archiviazione del procedimento nei suoi riguardi perché «il fatto non sussiste». Dopo mesi di accurata indagine, i pm avrebbero dunque gettato la spugna, non avendo riscontrato nessun estremo di reato nella condotta del regista romano. Tesi questa, che se non smentisce del tutto le dichiarazioni delle donne da cui era partita l'accusa, quanto meno ne ridefinisce i contorni, relegando a questioni intime e private quello che sarebbe accaduto tra loro.


Anche l'avvocato di Brizzi si dice soddisfatto per l'esito, non ancora certo, visto che alla richiesta di archiviazione dovrà comunque seguire il giudicato del gip, e avrebbe dichiarato, come già fatto in passato che il suo assistito non «avrebbe mai avuto nella sua vita rapporti che non fossero consenzienti».


Un'altra triste pagina della storia giudiziaria italiana, un'altra macchia indelebile nella vita e nella reputazione di una persona colpita da un meccanismo che, nell'eccessiva tutela di chi denuncia, spesso non tiene conto delle reali conseguenze che si vengono poi a creare nel corso dei procedimenti.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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