La Rai per Foa è come la foresta Amazzonica in Brasile: epurazioni per chi non veste in verde

La Rai per Foa è come la foresta Amazzonica in Brasile: epurazioni per chi non veste in verde


Marcello Foa

Ma sì, tagliamo tutto. Con l’accetta se possibile. Perché nella visione della Lega la Rai non è altro che una foresta da disboscare, come in Brasile. Producendo i danni che sappiamo. A sollevare l’ennesimo polverone, strumentale quanto basta, è stato il consigliere di amministrazione Igor De Biasio, indicato dalla Lega, con una un’intervista a un quotidiano nella quale, sostanzialmente, propone “massicce riduzioni di personale in Rai”, come unica soluzione per salvare l’azienda. L’esponente del Carroccio indica un vago “principio di meritocrazia”, di cui non sono affatto chiari i contorni, i criteri, gli ambiti, i limiti, che rischia di trasformarsi rapidamente in “epurazione”, replica la collega Rita Borioni, indicata dal Pd, che al grido di “Salviamo il servizio pubblico e il pluralismo”, lancia la crociata contro i tagli selvaggi paventati dai leghisti. De Biasio , in un’intervista al Messaggero, dice che “Oggi siamo circa in 13mila a lavorare in questa azienda. Per rilanciarla, ne basterebbero 10mila”, aggiungendo che “serve un grande piano del personale che d’accordo con i sindacati, e in base a merito e competenze preveda molte uscite ma anche alcune entrate. Le nuove tecnologie hanno bisogno di nuove professionalità”. Specificamente della fascia dirigenziale, De Biasio dice che “ci sono in Rai 600 dirigenti, di cui 250 prendono dai 150mila euro in su e le retribuzioni non sono parametrate all'effettiva performance. In un'azienda privata i dirigenti non performanti con un simile stipendio sarebbero già stati dimissionati”. Un parallelo a dir poco fuorviante, quello proposto dal leghista. Il consigliere di amministrazione di Viale Mazzini eletto dai dipendenti, Riccardo Laganà, giudica “molto gravi e pericolose” le dichiarazioni collega. Laganà sottolinea come sia necessario “lasciar lavorare in autonomia l’Ad Salini”'. “'Prima di diffondere numeri approssimativi sul personale Rai, ci si dovrebbe occupare dei costi per consulenze, collaborazioni ed appalti esterni i cui numeri sono, al contrario, chiari ed inequivocabili (più di 80 milioni annui). E questo, per una Rai più rispettosa dei contribuenti e del Contratto di servizio. Ad esempio”, entra nel merito Laganà, “se, come leggo da alcuni siti web, sembra che il nuovo canale in inglese verrà realizzato a Monza in uno stabile in affitto ex RaiWay (a dispetto dei numerosi altri di proprietà Rai già disponibili e sottoutilizzati), evitare questo extra costo potrebbe essere un primo esempio di valorizzazione ed efficientamento del Servizio Pubblico”. "In cda”, racconta Laganà, “ho sempre parlato e proposto nuovi metodi per far emergere la meritocrazia attraverso l'applicazione virtuosa del concetto di trasparenza degli atti ed il rafforzamento dello strumento del job posting ma, su questi temi specifici, in particolare il consigliere di maggioranza De Biasio ed il Presidente Foa non si sono mai mostrati concordi nell’attuare tali regole”'. Non a caso De Biasio prende anche posizione sul caso Fazio, ponendo “due condizioni”, “uno stipendio accettabile agli occhi degli italiani che lo pagano”, e “che vada su un'altra rete”. Mentre sull’amministratore delegato, Fabrizio Salini “Deve decidere se passare alla storia come il primo ad capace di rinnovare la Rai e di farla diventare sempre più orgoglio nazionale, oppure se diventare un monumento alla melina. Da parte mia, la fiducia a priori è finita. Lo misurerò dai fatti, volta per volta”. "Sono stupita”, commenta la Borioni, “non sta a me difendere l'ad, ma il consigliere che si esprime così ha appena votato il piano industriale e il bilancio, e oggi parla di “fiducia al lumicino” verso il capo azienda. La Rai va governata e tutelata: questo mi sembra un modo per non governarla e non tutelarla”. Difficile dargli torto…


di Alberto Milani

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