«La Rai? Una nave senza timoniere in balia di egoismi», il segretario Anzaldi duro sulla vicenda Foa

«La Rai? Una nave senza timoniere in balia di egoismi», il segretario Anzaldi duro sulla vicenda Foa


Michele Anzaldi - Deputato Pd; Segretario Commissione di Vigilanza Rai

“L'ennesimo rinvio del voto sul doppio incarico del presidente Rai è un esempio lampante di malagestione”. A causarlo – a sentire il segretario della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai Michele Anzaldi – sarebbe stato un vertice clandestino, direttamente fuori dall'aula, una “perdita di tempo” che ha bloccato ancora i lavori. Ad organizzarlo senatori e deputati giallo-verdi, ancora alla ricerca dell'accordo che sciolga il nodo attorno alla figura di Marcello Foa, presidente di un Rai che, in barba ai proclami, sembra più che mai ostaggio delle macchinazioni della politica. All'ordine del giorno c'era l'esame delle proposte di risoluzione (una M5S e una a firma Pd) "Sul doppio incarico di Marcello Foa quale presidente RAI e della società controllata Rai Com", una vicenda che si trascina da ben prima del voto europeo e che non sembra vedere una conclusione.


Onorevole Anzaldi, perché si è giunti stamattina all'ennesimo rinvio?

«Il motivo è semplice quanto grave. Se si convoca una commissione bilaterale per le 8.30 del mattino, ma fino alle ore 9 non si inizia a lavorare perché un gruppo di esponenti della maggioranza sta facendo il suo vertice privato fuori dalla porta, si è di fronte a un esempio di pessima gestione. Sapendo che alle 9.30 ci sarebbero stati i lavori nell'Aula del Senato non c'è stato il tempo di presentare e discutere gli emendamenti. Ancor più grave se si considera che nell'ultima seduta il vicepresidente Primo De Nicola aveva dato come data ultima e improrogabile per il voto quella del 28 maggio, data entro cui il presidente Foa avrebbe dovuto dimettersi autonomamente perché prossimo alla sfiducia. Parliamo di una vicenda che si trascina dal 16 aprile. Oggi c'era un ordine del giorno che non è stato rispettato»


È possibile che la seduta riprenda già da domani?

«No, occorrerà trovare un nuovo spazio temporale tra i lavori delle camere. Già oggi credo sia stata fatta una deroga, visto che alla Camera si votava la fiducia (allo Sblocca cantieri, ndr)»


Presidente Rai Marcello Foa

Alla fine Foa si dimetterà? O cambiati i rapporti di forza nella maggioranza dobbiamo aspettarci sorprese?

«Secondo lei una forza politica che nasce arrogante e diventa ‘arrogantissima’ dopo il risultato delle Europee, tanto da imporre l'agenda al governo, lo farà dimettere? Io penso di no. Il succo dei continui rinvii sta qui, nel fatto che i 5 Stelle, tramite le parole di De Nicola o del Senatore Paragone – che in audizione si rivolse direttamente al presidente chiedendogli se si sarebbe dimesso o meno – si siano spinti sin troppo nella loro posizione. Stanno cercando una soluzione per non togliere il doppio incarico a Foa e allo stesso tempo non far perdere "la faccia" al M5S. Se lo avessero sfiduciato prima del voto si sarebbe parlato di maretta tra le forze della maggioranza, ma tutto sarebbe stato sanato dall'esito elettorale, esito che sarebbe potuto essere anche migliore per i 5 Stelle che avrebbero mantenuto fede alla parola agli occhi dei loro elettori»


Quale potrebbe essere la soluzione che adotteranno Lega e 5 Stelle per scavalcare l'ostacolo?

«Stanno cercando il modo di permettere a Foa di portare avanti due mandati senza incompatibilità. Inseriranno un emendamento che gli impedisca di assumere incarichi operativi, nonostante questo sia già previsto dallo statuto»


Come commenta la frase del direttore De Santis? Si è passati da una “politica fuori dalla Rai” al “governo editore”?

«Si tratta di una violazione di legge. Come riportano sentenze della Corte Costituzionale, l'unico referente della Rai deve essere il Parlamento. È una questione di cui si dibatte da anni, anche da prima che ci fosse un presidente del Consiglio proprietario di un network televisivo. A parole sono tutti pronti a tenere la politica fuori dalla televisione pubblica, nei fatti un po' meno. La notizia di oggi, ancora non smentita, vorrebbe Roberto Poletti confermato anche per il prossimo inverno alla conduzione di Uno Mattina. Senza un minimo riscontro di pubblico e gradimento, senza una valutazione oggettiva del conduttore si è trasformata una sostituzione estiva in una conferma per il palinsesto invernale. Dov'è la trasparenza? A tal proposito ci sarebbe anche la questione legata all'elezione di Foa…»


Si spieghi meglio

«Come lei sa erano stati esposti diversi dubbi sulla regolarità dell'elezione del presidente Foa relativi a dei vizi di forma nelle schede. Ad oggi l'accesso agli atti, da me richiesto, è ancora negato e non sono riuscito a venire a capo di chi possa effettivamente vedere quelle schede. Questo è grave e costituisce un precedente. Ancora più grave se si considera che a perpetuare tutto ciò è il partito che ha fatto conoscere lo streaming all'Italia, il partito di cui fa parte l'ex presidente della Commissione Roberto Fico, uno dei paladini della trasparenza»


Parlando del piano industriale presentato dall'ad Salini, si arriverà mai a dama?

«Parto dalla considerazione che ogni legislatura ha il suo piano industriale per la Rai che puntualmente resta in un cassetto. Leggo di ristrutturazione, ridistribuzione del potere e risparmi ingenti sui costi. Ma se solo Uno Mattina ha più di quarantacinque autori esterni che lavorano, dove sarebbe il risparmio? Quando sono arrivato in Commissione, nella precedente legislatura, l'amministratore delegato era Luigi Gubitosi che presentò un piano sul modello in uso in altre nazioni e adottato anche dai giornali radio. Il progetto prevedeva la fusione delle tre redazioni giornalistiche in una. Questo per ridurre gli enormi costi derivanti dalla mobilitazione di tutto il personale e avrebbe consentito un risparmio annuo di circa 80 milioni. Il piano fu votato all'unanimità da tutta la Vigilanza e non fu ratificato solo perché Gubitosi, che sarebbe decaduto di lì a due mesi, considerò opportuno lasciare che fosse la nuova presidenza a farlo. Naturalmente non c'è stato un seguito. La verità è che non c'è volontà di riprendere il timone dell'azienda e la Rai è una barca alla deriva, spinta da egoismi e opportunismi»


di Alessandro Leproux

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