La RaiUno della De Santis trascina viale Mazzini nel disastro: ascolti in picchiata fino a -3,9%

La RaiUno della De Santis trascina viale Mazzini nel disastro: ascolti in picchiata fino a -3,9%


A viale Mazzini sono giorni frenetici. Fra riunioni del consiglio di amministrazione e incontri informarli fra direttori senza poltrona in cerca di un posto da occupare, e in Rai questo è un vero lavoro, il tema dominante è il disastro di Rai Uno, la rete ammiraglia diretta da Teresa De Santis, considerata la Bad Company della tv pubblica. I disastri fatti dall’attuale direttore di Rete, rimasta senza una vera rete di protezione politica, sono tanti e tali da aver messo tutti in crisi. Persino l’amministratore delegato, Fabrizio Salini, si sarebbe convinto del fatto che sia giunta l’ora di cambiare. Ma a mettere sul tavolo del settimo piano di viale Mazzini l’avviso di sfratto alla De Santis è il consigliere di amministrazione Rodolfo Laganà, indicato dai dipendenti. “Anche se di solito non mi appassiona molto il tema degli ascolti come unico indicatore del lavoro fatto, i dati pubblicati dal Messaggero sono abbastanza preoccupanti”, il membro del board, commentando i dati d'ascolto di settembre 2019 confrontati con lo stesso mese dell'anno scorso – pubblicati dal Messaggero - che evidenziano una flessione per le reti Rai del 3,9% in prime time e del 2,3% nelle 24 ore. Tre le tre reti generaliste, quella che accusa di più è RaiUno, con una flessione del 2,4% in prime time e dell'1,4% nelle 24 ore, seguita da RaiDue, che perde l’1,5% in prime time e l’1,2% nelle 24 ore, e da RaiTre, che evidenzia una sostanziale tenuta, cedendo solo lo 0,3% in prime time e lo 0,1% nell'intera giornata. “Normalmente, più degli ascolti, mi preoccupa la mancanza di innovazione e sperimentazione o il fatto che non si dia la giusta attenzione alla ricerca di nuovi talenti interni. Detto questo, è evidente che gli ascolti patiscano il fatto che i palinsesti siano di fatto fermi da 25 anni nei loro pilastri fondamentali. E non a caso dove si è sperimentato di più il calo è inferiore, cioè su RaiTre e su RaiDue. Trovo infatti meno allarmanti i dati di RaiDue, proprio perché qualcosa sulla seconda rete si è cercato di sperimentare in questo anno. In questa ottica il dato più allarmante mi sembra quello di RaiUno, dove è sotto gli occhi di tutti che è mancato coraggio di cambiare e si è invece puntato su un palinsesto che è rimasto nell'ossatura molto simile al passato, con gli stessi volti e gli stessi programmi. Immagino che di questa situazione si parlerà domani in Cda e spero però che lo si faccia soffermandosi sulla qualità e sull'innovazione più che sul solo dato d'ascolto”. Dunque novità di un certo peso potrebbero essere in arrivo, a partire proprio da Rai Uno.


di Alberto Milani

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