La sinistra cade nella trappola della foto del ministro con il mitra, e Salvini gongola ancora

La sinistra cade nella trappola della foto del ministro con il mitra, e Salvini gongola ancora



Matteo Salvini gongola. Con una opposizione così rischia di governare per lunghi lustri ancora. Con un paese che è in recessione profonda, con uno scenario internazionale segnato dalla strage di cattolici in Sri Lanka e dalle preoccupanti notizie che arrivano dall’Irlanda, gli italiani, costretti in casa dal brutto tempo, si sono sorbiti una Pasquetta all’insegna della polemica più aspra, non su le questioni vere ma su una foto. Tutto nasce dalla provocazione, via social, di Luca Morisi, consigliere strategico per la comunicazione del responsabile del Viminale, il quale di buona mattina posta una foto del ministro dell'Interno che impugna il mitra, corredata dalla didascalia: "Vi siete accorti che fanno di tutto per gettare fango sulla Lega? Si avvicinano le Europee e se ne inventeranno di ogni per fermare il Capitano. Ma noi siamo armati e dotati di elmetto!". Con tanto di emoticon che strizza l'occhio. Si sa che i social per loro natura portano all’estremizzazione del linguaggio. Non è una bella cosa ma è così. E, invece, apriti cielo! Si è scatenato un putiferio. E ancora una volta la sinistra è caduta nella trappola costruita ad arte da Morisi, urlando all’attentato alla democrazia, al fascismo, al rischio golpe, al brutto clima, reclamando a viva voce il licenziamento in tronco del suddetto Morisi e bla bla. Risultato: visibilità aggratis per Salvini, che probabilmente, in un paese serio avrebbe questioni più pregnanti a cui rispondere, come il caso Siri, i 49 milioni spariti nel nulla, il vergognoso balletto all’interno della maggioranza di governo e le (finte?) liti Lega-M5S, l’allarme dell’Ocse sulle politiche economiche del governo, la disoccupazione che morde gli italiani, le frequentazioni con l’estrema destra europea… Macché. Fiumi di parole solo per commentare la foto col mitra. Che un dirigente delle opposizioni minimamente accorto avrebbe potuto liquidare l’immagine dello scandalo con un semplice, chessò, “Toh un pistola che imbraccia un mitra” e poi chiedere a gran voce di passare ad altro.


Ma la sinistra seria non c’è, e se c’è è parecchio afona. Sul campo a duellare con Salvini c’è – e ti pareva – Roberto Saviano. Il quale Saviano stamane nella sua prosa su Repubblica arriva a sostenere che quella foto sarebbe la prova generale di un «superamento della Costituzione repubblicana». Complice dell’infame proposito addirittura Facebook, spiega ancora Saviano. Ma il nostro non esita un attimo nell’esporre il petto alle baionette, pardon ai mitra, nemici. «Non vi daremo tregua e fino a che avremo fiato in gola denunceremo i vostri intenti criminali. Dovrete ucciderci per farci tacere». Mentre scriveva queste parole infuocate le lacrime gli rigavano il volto. Non è uno scherzo. È tutto vero.

Saviano raggiunge vette inarrivabili ai comuni mortali. E ai politici della sinistra non resta che accodarsi. Per Nicola Fratoianni il consulente ministeriale di Salvini «ha lanciato un messaggio minaccioso, pericoloso, istigatore di possibili future violenze». Pina Picierno europarlamentare dem invita Salvini a prendere «le distanze dal post che il suo social media manager ha pubblicato. Lo faccia immediatamente e con chiarezza. Il ministro dell'interno non può permettere che oggi si istighi alla violenza, specie sui social». Il deputato Pd Michele Anzaldi lo paragona nientepopodimeno che a Saddam Hussein. Anche il generalmente cauto Calenda decide di tuffarsi nella polemica: Morisi dovrebbe dimettersi. Quello che ha scritto nel tweet è di una gravità senza precedenti. Uno che scrive una cosa del genere e lavora per lo Stato viene licenziato in tronco immediatamente». Come se il problema fosse Morisi e non appunto il suo datore di lavoro. Che mentre leggeva quelle reazioni, c’è da scommetterci, si sganasciava dalle risate.


L’unica risposta azzeccata è quella di Benedetto della Vedova di +Europa («Vorrei vedere Salvini disarmare l'aumento dell'IVA e andare a caccia di misure per aumentare competitività, crescita e occupazione in Italia. Oppure abbattere in un sol colpo lo spread. Più che il mitra, però, servirebbero lungimiranza e coraggio di dire la verità»), il resto è la sagra dell’allarmismo un tanto al chilo. Diciamo la verità, in altri tempi questa cagnara non si sarebbe sollevata. La passione per i fucili poi non è una novità per la Lega. Matteo Salvini buon ultimo non è nemmeno il più audace, anzi. E’ dalla sua nascita che il Carroccio, almeno a parole, ha il grilletto facile. Il pensiero e le parole di Umberto Bossi per oltre un decennio hanno odorato di polvere da sparo, ma nessuno, con un po’ di sale in zucca, si è mai sognato di sostenere che il leader allora incontrastato della Lega era un pericoloso golpista che attentava alla Costituzione. Nel lontano 1993, il Senatùr spiegava: «Quando avremo perso tutto, quando ci avranno messo con le spalle al muro, resta il fatto che le pallottole costano 300 lire». Nemmeno il passare degli anni ammorbidisce l’eloquio bellicoso dell’Umberto. Quindici anni dopo, nell’aprile del 2008, immediatamente dopo le elezioni vinte dal centrodestra, avverte che ha «trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi». E per essere più chiaro precisa che «i fucili sono sempre caldi».


Insomma in confronto Matteo Salvini è un dilettante allo sbaraglio. C’è davvero da rimpiangere la vecchia politica e la cinica saggezza della classe politica della prima repubblica. D’Alema, Bertinotti, ma anche Armando Cossutta non si sarebbero mai fatti infinocchiare come Luca Fratoianni. Anzi a essere precisi il leder Maximo pur in presenza delle parole a canna lunga di Bossi, non esitò, correva l’anno 1995, a dire che tra la Lega e la sinistra «c'è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. È una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico». D’Alema ragionava politicamente. E in quel momento pistole fumanti o meno, Bossi era un interlocutore con cui mettersi al tavolo. Punto.

Salvini ieri ha segnato un gol a porta vuota e lo dimostra il fatto che se n’è bellamente infischiato delle parole dell’opposizione. La foto incriminata continua a stare lì. Morisi è ben saldo in sella e l’elettorato leghista è corroborato: il Capitano sì che ha le palle si tiravano di gomito sui social i suoi fan. E Salvini in serata si può permettere pure di sbeffeggiare. «Questa mattina - dice a Rainews 24- ho pubblicato la foto di tre peluche che porto in gita a Campiglio con mia figlia e hanno polemizzato anche sui peluche. Se la sinistra si attacca alle foto per polemizzare, ai peluche, ai mitra o a pane e nutella, vuol dire che stiamo lavorando bene». Lavorare bene? No, questo proprio no. Diciamo, per dirla dalemianamente, che è l’opposizione che sta lavorando male. Parecchio male.


di Giampiero Cazzato

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