La solitudine di Salvini: un altro sbarco potrebbe far naufragare il piano di chiusura dei porti
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La solitudine di Salvini: un altro sbarco potrebbe far naufragare il piano di chiusura dei porti

L'agonia del giovane Matteo sembra destinata a perpetuarsi. Nemmeno il tempo di mandar giù il boccone amaro dell'intervento del Colle sulla gestione dello sbarco della Diciotti a Trapani, che già ieri in giornata un nuovo esorbitante carico di migranti, si parla di 450 persone, è stato avvistato in acque Sar libiche aprendo in via ufficiale l'ennesima crisi europea nell'affrontare i flussi senza sosta dal Nord Africa.


Appena venuta a conoscenza della presenza del grosso peschereccio, probabilmente partito dalla costa libica di Zuara, si è subito messa in moto la macchina della Farnesina per coinvolgere nell'azione di salvataggio le autorità maltesi. Anche Danilo Toninelli, ministro dei Trasporti, ha sollecitato i colleghi maltesi affinché operassero in virtù delle leggi del mare. Nemmeno a dirlo, da Malta non sono giunte risposte favorevoli, col governo che ha fatto sapere di non poter dare ordini e coordinamento all'imbarcazione stracolma di migranti perché in alto mare e non quindi riconducibile alla gestione maltese.


Poche ore dopo la nave ha fatto rotta verso la Sicilia e, nonostante il secco rifiuto del vicepremier Matteo Salvini, che aveva tuonato: «Sappiano Malta, gli scafisti e i buonisti di tutta Italia e di tutto il mondo che questo barcone in un porto italiano non può e non deve arrivare. Abbiamo già dato, ci siamo capiti?», nella notte, scortata da motovedette della Guardia costiera, la grossa imbarcazione è stata svuotata del carico umano, ripartito poi fra una nave inglese appartenente alla flotta di Frontex e una della Guardia di finanza italiana, la Monte Sperone. Dopodiché le imbarcazioni hanno fatto rotta verso Lampedusa, sebbene lo scontro politico non si sia affatto placato. Anzi, di questa mattina un colloquio privato tra il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Interni, in cui Salvini affermava con fermezza: «I migranti si nutrono e si curano tutti a bordo, mettendo in salvo donne incinte e bambini, ma non possiamo cedere, la nostra fermezza salverà tante vite e garantirà sicurezza a tutti. Da quando siamo al governo, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ci sono stati oltre 27mila sbarchi in meno. Se vogliamo mantenere questi risultati positivi, non possiamo mostrare debolezze».


Sempre più solo il leader leghista in una battaglia che sembra contro i mulini a vento. Per una nave che si riesce a intercettare e su cui poi nascono scontri internazionali che durano ore, altre arrivano indisturbate nei porti italiani, sminuendo l'operato del Viminale che continua a fare la voce grossa nel silenzio che tutto intorno si va creando. Anche gli alleati della squadra di governo cominciano a cedere il passo, visto che sono sempre più le dichiarazioni di grillini favorevoli all'accoglienza che quelli disposti ad assecondare l'operato del leghista. Se poi ci si mette anche il presidente della Repubblica a sconfessare un delicato lavoro di inclusione dell'Europa nella gestione delle partenze dalla Libia, il disastro è bello che compiuto.


E mentre le due navi militari restano a largo di Porto Empedocle, in attesa di conoscere gli sviluppi e il conseguente porto in cui sbarcare in sicurezza l'enorme carico umano di clandestini, le sorti dell'Europa e dei suoi "confini groviera" restano sempre più appese a un filo, teso ormai all'inverosimile e che qualora si spezzasse aprirebbe a scenari difficilmente ipotizzabili. Una cosa è certa, a poco più di due settimane dal Consiglio europeo, quella che sembrava una mezza vittoria strappata dall'Italia ai partner dell'Unione, appare oggi come poco più di un manifesto logoro e consunto, come i principi di condivisione e reciproco sostegno che dovrebbero essere la base fondante del sogno chiamato Ue, i cui contorni stanno drammaticamente mutando in un incubo.




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