La sovranista degli esterni colpisce ancora: ora De Santis vuole epurare pure gli autori Rai

La sovranista degli esterni colpisce ancora: ora De Santis vuole epurare pure gli autori Rai

Aggiornato il: 25 ago 2019


“In nomine Rai”, per chi ha portato avanti un editto tanto bulgaro quanto medievale in nome di nessuno se non nel proprio. Una gestione che non ci ha messo la faccia a discapito dei nomi di molti. Tanti i volti che non vedremo in tv: la lunga lista degli epurati dalla Rai. Ma dietro le quinte, nelle redazioni, tra gli autori non va meglio. La situazione politico-istituzionale infuocata, con nuove elezioni a un tiro di schioppo, una campagna elettorale presente, passata e futura che vede Carroccio e grillini protagonisti di una "guerra dei Roses" a Palazzo Chigi e l’Altro forno del Movimento, che per Di Maio è questione più spinosa dell’Alto forno dell’Ilva, sono tutti elementi di destabilizzazione per una situazione in cui i “vari capi e capetti” come direbbe Giorgetti si sentono appunto legittimanti ad agire “in nome di qualcuno” quando poi nella realtà dei fatti si prodigano solo per i loro esclusivi interessi: Di sopravvivenza, nel caso del Governo giallo rosso e Verdone, di mantenere potere e rendite di posizione nel caso della Rai pigliatutto e monocolore. Nonostante la comunicazione d’avanguardia lanciata dalla Casaleggio e declinata in Casalino, nonostante la politica bestiale del Papeete condensata ma non raffinata nella “Bestia” di Morisi con mitra a favor di like resta ineludibile un fatto dai cui (ri)partire: La televisione ha ancora un'incidenza fortissima sull'opinione pubblica. Lo vediamo, in queste ore, nei tweet e contro twett delle diverse anime, in pena, del PD. Sui social, sulla pubblica piazza di Mark Zuckerberg è un tutto contro tutti dove questo tutto poi non è mai ciò che sembra. La piazza è troppo social ma il Palazzo troppo 'a-social', decretava malinconico il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Meeting di Rimini. In questo dualismo costellato come un campo minato di fake news per qualcuno sarà difficile ammetterlo ma solo nella qualità del Servizio pubblico possiamo prendere le misure per tentare il salto ed uscire dalle fiamme dell’eguaglianza. Dall’indifferenziato, dal livellato, dal mediocre; un epilogo noiosamente totalitario di quella che è stata la storia del mondo democratico, un’umanità che “sopravvive” in un clima di pace bovina e gioiosa ignoranza. Ma tutto questo in RAI sembra non più essere possibile, anzi giorno dopo giorno prende forma una volontà opposta e contraria all’idea di restituire dignità al servizio pubblico. I palinsesti della prossima stagione sono infarciti di piccoli casi Clerici, conduttori e conduttrici lasciati a casa, sostituiti, demansionati, scaricati, in alcuni casi per lasciare il posto ad altri, in altri semplicemente perché il loro programma è stato chiuso. Fine delle trasmissioni. Poi ci sono casi di conduttori cui era stata promessa una trasmissione, di cui però si sono perse le tracce nei meandri del pour parler. Professionisti qualificati e di altissimo livello che da anni hanno dato la propria intelligenza e la propria creatività ad una azienda che per via della inadeguatezza dei suoi vertici ha buttato alle ortiche un patrimonio umano difficile da ricostruire. La direttrice Teresa De Santis ha fatto epurazione non si capisce sulla base di quali criteri degli autori di Rai1. Anche il Senatore Davide Faraone, capogruppo Pd in Commissione vigilanza Rai tuona contro l’ennesima imboscata notturna contro i professionisti per piazzare consulenze esterne: "Abbiamo letto su alcune agenzie di stampa la denuncia di alcuni sindacati interni Rai a proposito della volontà dell'azienda, ed in particola modo della Direzione di Rai1, di voler sostituire una squadra di professionisti interni Rai che da diversi anni curano e realizzano la trasmissione Buongiorno Benessere di Rai1, con un gruppo di autori esterni. Presenterò oggi una interrogazione urgente all'amministratore delegato Salini per sapere se questo fatto sia vero". Ma questo è solo uno dei tanti problemi che affliggono la rete ammiraglia dove nel Tg1 si sprecano le accuse di epurazioni camuffate da ottimizzazioni, veti incrociati e regie occulte. Da segnalare, ad esempio, l’annosa questione delle società esterne che lavorano il doppio di altre perché hanno “sponsor” interni. Una situazione lampante nell’assegnazione diretta delle troupe nell’area di Roma, dove si stanno verificando parcellizzazioni dovute a stretti legami tra operatori, redazioni e giornalisti. Chiediamo all'amministratore delegato Salini di pronunciare almeno il "Not in my name" con cui Beppe Grillo chiedeva regole, trasparenza, programmi arringando la folla degli attivisti nel lontanissimo 2012 preparando la battaglia per le Regionali. Not in my name la RAI sarà più gestita dai partiti. Lo hanno detto tutti ma non l’ha fatto nessuno. Adesso o mai più e citando Battiato: non hai forza per tentare di cambiare il tuo avvenire per paura di scoprire libertà che non vuoi avere... Ti sei mai chiesto quale funzione hai? Eh già.. quale funzione ha la RAI? Quale funzione i suoi amministratori?


Alberto Milani

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