Landini segretario e Colla vice, accordo nella notte per preservare il ‘bene’ supremo della Cgil

Landini segretario e Colla vice, accordo nella notte per preservare il ‘bene’ supremo della Cgil



L’accordo che non ti aspetti arriva nella notte…


L’accordo che non ti aspetti si concretizza nella notte e spiazza tutti, osservatori esterni e pure i delegati cigiellini. Maurizio Landini, ex segretario generale della Fiom, sarà il nuovo segretario generale della Cgil e Vincenzo Colla sarà il suo vice. Alla vicesegreteria dovrebbe andare anche Gianna Fracassi, una donna, per una questione di equilibrio di genere ma su questo punto si sta ancora trattando, e, sempre per una questione di equilibrio di genere, in segreteria ci sarà un’altra donna. Verranno nominati, dunque, anche due vicesegretari aggiunti, un “colliano” e un “camussiano”, perché il grosso dei voti pro-Landini sono ascrivibili alla Camusso.


Insomma, i due contendenti alla successione di Susanna Camusso – vera vincitrice e ideatrice dell’accordo notturno – la prima segretaria generale donna nella storia della Cgil che lascia dopo due mandati (otto anni) alla guida del sindacato più grande e più ‘rosso’ d’Italia – hanno trovato la ‘quadra’. Obiettivo, da tutti perseguito, non ‘spaccare’ l’unità interna del sindacato, bene storico della Cgil. L’accordo per scongiurare la spaccatura verticale dentro la Cgil, che ieri ha aperto, alla Fiera del Levante di Bari, il suo XVIII congresso, arriva nella notte dopo lunghe riunioni tra “landindiani” e “colliani”. La segreteria sarà, inoltre, a quanto si apprende, composta da 10 persone, nominate con il bilancino: sette dell’area Camusso e tre dell’area Colla (oltre al vicesegretario, Roberto Ghiselli, e al segretario dei chimici, Emilio Miceli). I colliani avranno circa il 40% dei membri del comitato direttivo. L’accordo dovrà essere confermato dal voto degli oltre 800 delegati al congresso, entro giovedì, ma praticamente si tratta di un pro-forma.


In ogni caso, l’ufficialità delle nomine arriverà giovedì pomeriggio, quando si riunirà la commissione elettorale. Oggi pomeriggio, intanto, sarà eletta l’Assemblea nazionale, composta da circa 300 persone: saranno loro, formalmente, a eleggere il nuovo segretario generale. Dato che è stata trovata l’intesa, Landini dovrebbe ottenere circa il 90% dei voti, un dato ‘bulgaro’, da tutte le diverse anime della maggioranza. Solo in un secondo tempo sarà il nuovo segretario generale a indicare i vicesegretari e gli altri membri della segreteria. Venerdì si terrà la giornata conclusiva del congresso con il ‘saluto’ a Susanna Camusso, che lascia la segreteria dopo otto anni, e il discorso di insediamento di Maurizio Landini.


La vera vincitrice dell’accordo unitario è la Camusso.


Già ieri, dal palco, la segretaria uscente, la Camusso, aveva lanciato un appello – in teoria rivolto a Cisl e Uil, in pratica indirizzato ai due contendenti in campo, Landini e Colla – per “un sindacato confederale davvero unitario”. Del resto, la scelta del nuovo leader aveva creato una verticale all’interno della confederazione, divisa appunto tra Landini, indicato dalla maggioranza della segreteria, e quella di Colla, sponsorizzata dallo Spi, i pensionati Cgil. “Abbiamo deciso che Maurizio Landini si candiderà a fare il segretario generale di tutti, le divisioni hanno portato sempre sciagure”, commenta Colla a Rainews24. “L’accordo prevede di dare spazio a tante pluralità e rappresentanza ai nostri gruppi dirigenti. La Cgil è fatta di tanti io che diventano noi. Io penso che abbiamo fatto un accordo con un messaggio importante anche alla politica di sinistra, la cultura progressista deve unirsi”, ha aggiunto.


Il retroscena di un accordo che salva capra e cavoli.


Siamo a martedì sera, a Bari, pochi minuti prima delle 21. Alla Fiera del Levante, dove è in corso il congresso della Cgil, è tutto pronto per la riunione della commissione elettorale chiamata a sancire un passo drammatico e doloroso: la ‘prima volta’, in assoluto, nella lunga storia della Cgil, di una ‘corsa a due’ per la segreteria generale. Non è mai successo nella storia del sindacato di corso d'Italia. L’ultimo appello di Susanna Camusso all’unità, lanciato la mattina del primo giorno del congresso dal palco e davanti a tutti gli invitati, oltre che ai delegati, sembra non aver sortito gli effetti sperati. I pontieri hanno lavorato per tutta la giornata, ma a vuoto. Si va verso due liste contrapposte con due candidati, Landini e Colla, cioè alla conta attraverso il voto segreto e, dunque, all’ultimo voto. È in quei drammatici minuti che il quadro si ribalta. Secondo quanto riferiscono varie fonti, in un retroscena pubblicato sull’Huffington Post, il segretario dei pensionati, Ivan Pedretti - uomo vicinissimo a Colla e alla guida di una categoria che pesa per il 25% dei voti in assemblea - chiama Camusso, che sostiene l’ex segretario della Fiom, e arriva la proposta di mediazione: Landini segretario, Colla vice. La segretaria uscente gira la proposta a Colla. Parte la trattativa. Alle 3.30 di notte c’è l’intesa di massima.

La lunga notte della Cgil si è consumata, però, in un clima difficile: la prospettiva della conta tra Landini e Colla preoccupa molto tutta la Cgil. Non è una questione di contenuti perché entrambi hanno sottoscritto lo stesso documento congressuale programmatico, ma di prospettive. Dove andrà la nuova Cgil? Quali saranno i rapporti con il governo gialloverde? Interrogativi che necessitano di risposte rapide, perché l’agenda sindacale, e politica, corre veloce e sulla carta ha messo questioni importanti del Paese, dal reddito di cittadinanza alla Tav.


Da una parte c’è Landini, l’ex numero uno delle tute blu, che dopo un primo “avvicinamento” ai 5 Stelle si è poi posizionato su un fronte fortemente critico, alla luce delle scelte compiute dall’esecutivo con la manovra economica. È l’uomo di una linea ‘movimentista’, che guarda alle forze sociali esterne al sindacato. Per alcuni, dentro il sindacato e non solo, rappresenta invece la linea della continuità con la Camusso. Dall’altra c’è Colla, interprete e volto di una linea riformista, istituzionale, vicino al pacchetto “Industria 4.0” messo in campo dai governi precedenti, quelli del Pd. Uomo del dialogo con Cisl e Uil, Colla, e di un rapporto più stretto (e meno conflittuale) con il centrosinistra. Entrambi hanno molte categorie del sindacato a sostenerli, entrambi sono accreditati per vincere, sul filo di lana.

Una dicotomia che se si fosse cristallizzata avrebbe però avuto un effetto collaterale pesantissimo per la Cgil. Nel raccontare – sempre all’Huffington Post - il cambio di passo che nella notte ha portato dalla spaccatura all’accordo, Alessandro Genovesi, segretario della Fillea (la categoria dei lavoratori edili) racconta che “A un certo punto si è capito che una spaccatura avrebbe fatto il gioco di altri. Una Cgil divisa sarebbe stata più debole nei confronti del governo, ma anche di Cisl e Uil”. L’unità come orgoglio interno, quello che Colla rivendicherà qualche ora dopo, ma anche come necessità politica. La scelta del candidato unico come tentativo di fare partire il nuovo corso della Cgil senza lo strascico di divisioni, veleni interni, zavorre. Guardando dentro i termini dell’accordo, ancora in via di definizione, le caselle della nuova segreteria vedono non solo Landini nel ruolo di segretario e Colla in quello di vice. La cabina di regia, e cioè la segreteria confederale, conta in tutto dieci posti: usciranno Camusso e Franco Martini, l’uomo che ha la delega alla contrattazione. Entra, in quota Colla, Emilio Miceli, oggi segretario dei chimici. Dal canto suo, Colla può contare anche sulla conferma di Roberto Ghiselli. Un bilanciamento, certo, ma il ruolo di Landini e dei suoi resta importante e decisivo perché potrà contare su ben sette membri, dentro la segreteria, contro tre. Si tratta ancora, in queste ore, per conferire il ruolo di vicesegretario anche a Gianna Fracassi: è anche una questione di “parità di genere”, altro tema caro alla Cgil, ma l’ufficializzazione potrebbe arrivare dopo il congresso.


Ma i veri posti di comando della Cgil sono ubicati anche nel Direttivo nazonale, organo che decide la linea politica. E per questi posti si è trattato a lungo, non senza momenti di fibrillazione, perché i colliani puntavano al 50 e 50. Alla fine lo schema dovrebbe essere quello del 60-40, con l’area di Landini che arriverebbe a detenere una quota importante e decisiva per le decisioni che lì dentro saranno assunte.

Dopo la lunga notte di ieri e i lavori della commissione elettorale, ancora in corso - chiamata questa volta a mettere sulla carta, nero su bianco, l’accordo raggiunto, e cioè l’elezione di Landini con Colla nel ruolo di vice - è quest’ultimo il primo a parlare in pubblico: rivendica di essersi sfilato dalla corsa a due per tenere unita la Cgil. Una scelta, quella dell’accordo, che, guardando alla composizione della nuova squadra e agli equilibri interni, sembra soddisfare tutti perché - secondo quanto riferito da fonti sindacali - il patto tra Camusso e Landini per il via libera all’appoggio della candidatura dell’ex leader della Fiom prevedeva anche che la segretaria uscente fosse confermata, senza cambi. Entrano invece tre uomini di Colla, compreso l’ormai ex sfidante di Landini. “Diciamo che non c’è stata la ‘landinizzazione’ della Cgil”, assicura sempre Genovesi, parlando sempre con l’Huffington Post. L'accordo, dunque, c’è. Quanto e come i nuovi equilibri interni impatteranno nei rapporti con il governo da una parte e con Cisl e Uil dall’altra, però, si capirà presto. Il 9 febbraio la Cgil ha chiamato la piazza unitaria dei sindacati contro il governo gialloverde e, in particolare, contro la sua prima manovra economica appena varata. Le questioni da affrontare non mancano per un sindacato come la Cgil che ha necessità di ritrovare uno spazio in un ‘mondo difficile’, soprattutto con un esecutivo che finora li ha ricevuti solo una volta a palazzo Chigi, e a manovra approvata, e con un centrosinistra in fase di ‘ricostruzione’.


“Restituire un senso al ruolo del sindacato”. Un’analisi.


Uno dei primi commenti all’accordo arriva da un attento osservatore di cose politiche e sindacali come Mario Lavia, direttore di ‘Democratica’, il giornale on-line del Pd. “Vince Maurizio Landini e non perde Vincenzo Colla – scrive Lavia nel suo commento a caldo dopo l’accordo - ed è la Cgil nel suo insieme che riesce, in extremis, a evitare una conta che l’avrebbe divisa come una mela, cosa mai successa nella sua lunghissima storia. L’accordo è l’uovo di Colombo: segreteria generale a Landini, più conosciuto, più mediatico, più combattivo e forse più amato; e vicesegreteria al più mite e considerato più “riformista” Colla che, grazie al suo largo consenso, porta a casa una buona presenza nella Segreteria e nel Direttivo, dunque in grado non diciamo di condizionare ma quantomeno di concordare con il neosegretario le scelte di Corso d’Italia”.

“Ci si poteva pensare prima a tutto questo?”, si chiede Lavia. “In realtà al compromesso si lavora da settimane. Il punto di difficoltà era stato, fino alla notte scorsa, il grado di bilanciamento “colliano” rispetto alla segreteria Landini. Ci si è lavorato molto, con Susanna Camusso e i suoi impegnati a raggiungere l’obiettivo di non vedere sconfessata la sua indicazione a favore dell’ex capo della Fiom: impresa riuscita anche grazie ad un argomento forte. Questo: se la Cgil vuole giocare un ruolo di prim’ordine nell’attuale fase sociale e politica – fase contrassegnata da un preoccupante incedere della crisi economica e dal segno di destra della politica economica del governo Conte – e se intende davvero costruire una nuova fase del rapporto unitario con Uil e Cisl, non ci si può presentare lacerati e da Bari deve uscire una Cgil unita non solo sul documento (che ha avuto il 98%) ma anche sul nome del segretario. Colla ha tenuto ferma la sua candidatura forse pensando che sarebbe andata finire così e costruendo assemblea dopo assemblea una quasi-maggioranza che costringerà Landini a un confronto interno serrato, permanente” dice Lavia.


“Ma non c’è dubbio che l’uomo del giorno sia Maurizio Landini, il sindacalista con la felpa, l’ex ragazzo che abbandonò gli studi per lavorare in fabbrica, il dirigente sindacale che scalò gradino dopo gradino la Fiom guidata da anni da emiliani come lui (da Claudio Sabattini a Gianni Rinaldini), nel segno di quella sinistra sindacale da sempre egemone fra i metalmeccanici, ma mai a Corso d’Italia (cioè nella confederazione nazionale della Cgil). Landini è un sindacalista puro, anche se negli anni del renzismo sulle sue spalle ricadde il compito di testimoniare la critica da sinistra al Pd fino al corteggiamento di un estremismo troppo minoritario (la vacua esperienza della “Coalizione sociale”) per farne qualcosa di significativo. Landini lo capì presto e, abbandonata la Fiom per scadenza del mandato, si gettò nella corsa alla guida della Cgil”. “Dopo otto anni di guida complicata di Susanna Camusso, a lungo omaggiata (bello l’abbraccio con Annamaria Furlan), adesso tocca a questo emiliano di 57 anni, solido e mediatico, pragmatico e combattivo, il compito arduo di far rientrare pienamente la Cgil nello scontro politico e sociale (a partire dalla manifestazione unitaria del 9 febbraio contro il governo), aggiornare la sua piattaforma ideale e culturale, svecchiando abitudini consolidate e liturgie antiche (può un Congresso durare un anno?), confermando la sua autonomia dalla politica e dai partiti e – soprattutto – restituire un senso forte al ruolo della Confederazione. Nell’era del populismo al governo, a Maurizio Landini toccherà un lavoro davvero non facile”, chiude la sua analisi Lavia, analisi che qui condividiamo.


di Ettore Maria Colombo

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