Le grandi opere dividono il governo, Salvini: «Andare avanti», ma per la Lezzi «al Sud serve altro»

Le grandi opere dividono il governo, Salvini: «Andare avanti», ma per la Lezzi «al Sud serve altro»



Al cuor non si comanda, ma al portafoglio? Ne fa una questione puramente pratica, di vantaggi economici il vicepremier Matteo Salvini, intervenuto in replica ad Alessandro Di Battista che dal Messico, dove ha festeggiato i suoi quarant'anni, incitava i suoi colleghi di partito a tenere duro e a ribadire i "no" sulla realizzazione delle grandi opere pubbliche (Tav e Tap su tutte) considerate inutili e cavallo di battaglia su cui il Movimento ha costruito una buona parte dei suoi consensi. Visioni diverse, a volte inconciliabili, da cui possono scaturire frizioni e da cui si possono innescare reazioni a catena che deteriorino rapporti, per la verità sin qui piuttosto chiari e sostenibili, fra le due aree che costituiscono il governo di Giuseppe Conte. C'è chi dice no, appunto, ma c'è anche chi guarda dritto e avanti e non sembra padroneggiare concetti di dietrofront. «I benefici di Pedemontane, Terzo Valico e Tap sono superiori ai costi e ciò ridurrebbe del 10% il costo dell'energia per tutti gli italiani». Nessuno slogan, soltanto numeri e cifre che messi uno di fianco all'altro fanno propendere il capo del Viminale per un avanti tutta nel prosieguo delle grandi opere che ci vedono in prima fila. L'Italia, dato assodato, ha un gran bisogno di rilancio e il settore delle infrastrutture sembra offrire possibilità già nel breve-medio termine, chances da cogliere al volo per Salvini che vede nell'opera di ristrutturazione del Paese un'opportunità per aziende e imprese nostrane, che a suo dire «fanno gola all'estero ma noi non vogliamo svenderle». Un braccio di ferro destinato a protrarsi almeno fino a fine anno, termine fissato dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e da cui emergeranno i rapporti sul bilancio tra costi e benefici per il Paese e da cui avremo un responso, si spera, più definito sul se e quando, qualora si proseguisse, potranno essere ultimati i progetti ancora in sviluppo.


Mentre è alle prese con le resistenze del pool grillino, guidate dal Messico da Di Battista, ma riprese anche dal capo politico Luigi Di Maio che afferma di aver ricevuto la «comprensione» del suo omologo francese qualora l'Italia volesse tirarsi indietro sulla Tav, il leader del Carroccio deve incassare anche il rimbrotto del ministro per il Sud Barbara Lezzi. Galeotta, in tal senso, sarebbe una frase detta da Salvini a Cervia, in occasione della festa della Lega, in cui il ministro spingeva per favorire il completamento delle opere, sotenendo che «l' Italia ha bisogno di molte infrastrutture, soprattutto al Sud. Penso alla Puglia, alla Tap. Se arriva alla fine quel gasdotto, l'energia costerà il 10% in meno». Un passo, questo, incriminato e su cui il ministro di sponda grillina ha voluto soffermarsi e rispondere, presentando in un post su Facebook quelli che secondo lei sono i punti prioritari e le necessità urgenti del Meridione. «Strade sicure, ferrovie, scuole, ricerca, università, bonifiche, anti-dissesto idrogeologico, energia pulita. Questi sono gli investimenti che l'Italia aspetta». Insomma, non un caso che la Tap non figurasse tra le urgenze del Sud secondo la Lezzi, che fa ricondurre il dissesto che sta vivendo una parte del Paese al mancato rispetto delle quote di investimento, secondo cui «non si è mai osservato il riparto della quota ordinaria degli investimenti per popolazione. Al sud spetterebbe almeno il 34 per cento e siamo a poco meno del 29 per cento».


Numeri e cifre a farla da padrone nell'ultimo scontro, per ora civile e assolutamente sotto controllo, tra le due teste del governo su un tema già per altro previsto nel famoso contratto di inizio mandato. Punti di vista e opinioni diverse che questa volta non potranno trovare un punto di incontro a metà e la certezza è che dall'esito di questo tira e molla sulle infrastrutture potrebbe uscire un vincitore unico, che a quel punto potrebbe assumere il ruolo guida di un esecutivo che per ora, anche se a quattro gambe, viaggia parallelamente e in sintonia.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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