Lega e M5S ai ferri corti sul caso Siri: domani voto in cdm e spaccatura, ma niente crisi

Lega e M5S ai ferri corti sul caso Siri: domani voto in cdm e spaccatura, ma niente crisi



Come finirà il ‘caso Siri’ nel cdm convocato per domani? Il braccio di ferro tra Lega e 5Stelle, tra Salvini e Di Maio, continua incessante e asfissiante e l’ultima parola ancora non è stata detta, fino a domani, ma vi sono alcune certezze. Stabilito che il voto - durante la riunione di governo, convocato per domani alle ore 10 – potrebbe anche non esserci perché la procedura per la revoca prevede semplicemente la formula “sentito il consiglio dei ministri”, tutto lascia pensare che, invece, al voto in cdm si arriverà. Gli otto ministri pentastellati voteranno per le dimissioni del sottosegretario ai Trasporti, cui il ministro Danilo Toninelli ha già ritirato le deleghe, appena saputo dell’inchiesta che lo vede indagato (ma senza uno straccio di rinvio a giudizio) dalla procura di Roma per corruzione e finito nelle polemiche anche per un'operazione immobiliare poco chiara a Bresso, su cui indaga la procura milanese.nm I sei ministri della Lega, invece, voteranno contro tale atto.


Infine, i due ministri tecnici (Moavero Milanesi e Tria), molto probabilmente, si asterranno e il premier, Conte, voterà a favore delle dimissioni. Dovrebbe finire, dunque, la ‘conta’, otto a sei per i 5Stelle. Risultato, Siri verrà ‘dimesso’ dalla sua carica, con effetto immediato, tramite un atto (un dcpm, decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) che poi andrà al Capo dello Stato per una controfirma che, a quel punto, sarà solo un atto dovuto. Trattasi di unicuum, nella storia patria. Infatti, se pure vi sono casi e precedenti di sottosegretari di stati dimissionati (Sgarbi ai Beni culturali nel governo Berlusconi, per dire), per la prima volta, nel cdm, ci sarà un voto (tutte le altre volte si era sempre deciso all’unanimità) a sancire la – drammatica – spaccatura probabile foriera di altre sciagure.


La seconda certezza è che non si aprirà nessuna crisi di governo. Di Maio, e anche Salvini, spergiurano che sarà così e non vi è motivo di pensare il contrario. La crisi di governo, se mai verrà aperta, lo sarà il giorno dopo le elezioni europee, cioè il 27 maggio, ma dipenderà da tanti fattori. Innanzitutto, dai risultati che usciranno dalle urne. Quanto sarà forte la vittoria della Lega? Il partito di Salvini sfiorerà il 35% dei voti o poco meno o si fermerà poco sopra al 30%? E quanto perderà, in voti, l’M5S? Crollerà al 20% o addirittura anche sotto tale soglia psicologica o resisterà intorno al 22-23%, la ‘linea del Piave’, per i 5Stelle, o sarà addirittura vicino al 25%? E resterà sopra i voti del Pd, che pure è quotato sul 20%? Non indifferente sarà il risultato di FI: resisterà intorno al 10%? Scrutinati i voti, Salvini e Di Maio dovranno decidersi: continuare insieme in una collaborazione di governo sempre più faticosa o separarsi per cercare il ‘colpo gobbo’ nelle urne anticipate, probabilmente da indire a settembre?


Quien sabe? Risponderebbe il protagonista del noto film. Troppo presto, cioè, per dirlo. Conterà, e molto, la precaria situazione economica del Paese, la legge di Stabilità ancora tutta da fare e le decisioni di altri, importanti, attori della possibile crisi, a partire dal presidente Sergio Mattarella.

Ma se la crisi di governo è ancora tutta da definirsi e anche da capire se mai davvero precipiterà (mai dimenticare il noto senso di ‘attaccamento alle poltrone’ dei nostri politici, dai membri del governo fino agli ultimi dei peones…), una cosa è certo. Lo stato dei rapporti – politici e anche umani – tra Salvini e Di Maio, tra Lega e M5S, non è mai stato così basso e sofferto. Prendiamo, per dire, la giornata di oggi. Il pressing costante, quotidiano, dei 5Stelle sulla Lega si è infranto, anche oggi, contro un muro di gomma. Di Maio va all’attacco su Facebook: “Non capirò mai perché la Lega in queste settimane abbia continuato a difendere Siri invece di fargli fare un passo indietro. Oggi è l’ultimo giorno utile perché Salvini comprenda l'importanza di questa vicenda. Mi auguro faccia la cosa giusta”, scrive il vicepremier.


Solo che Lega risponde con una difesa a oltranza del sottosegretario. Matteo Salvini è gelido: “Dedicherò al Consiglio dei ministri il tempo necessario per fare tutto quello che serve, ma la tappa più importante della mia giornata sarà l’incontro con le comunità di recupero per i tossicodipendenti". Insomma, snobba l’appuntamento. Il leader leghista difende ancora Siri: “Non c’è neanche una prova certa ma chiacchierate telefoniche di terze persone che coinvolgono altre persone e su questo chiedo qualcosa in più”. Ma, di fatto, non rompe. Nel pomeriggio chiarisce quale sarà la condotta della Lega: “In caso di voto diremo no. Si assumano la responsabilità. Ma non sarà crisi. Si va avanti per altri quattro anni perché c'è ancora tanto da fare”. Parla anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti: “L'interesse è che il governo vada avanti”. Insomma, la Lega non sembra intenzionata a fare cadere il governo prima delle Europee. Di sicuro la ferita nella coalizione gialloverde è profonda. Lo stesso Salvini lo dice, ospite di Matrix: “Una spaccatura con i 5Stelle. Mi sembra evidente, non solo su Siri. Su Tav, autonomia. Se vanno al voto e dimettono uno senza essere ascoltato se ne prendano la responsabilità”.


Ma torniamo all’attacco di Di Maio. In mattinata il leader 5Stelle sostiene anche che il sottosegretario leghista non intende farsi interrogare dai magistrati, che si limiterà a una deposizione spontanea nei prossimi giorni (non è ancora nota la data). Interviene però l'avvocato di Siri, Fabio Pinelli precisando: “Falso che Siri non voglia confrontarsi con i pm. Unitamente alla presentazione della memoria difensiva, il senatore renderà dichiarazioni e risponderà ad eventuali richieste di chiarimenti avanzate dai magistrati”. Poi, Di Maio annuncia una conferenza stampa per il pomeriggio alla Camera con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. E l’appuntamento si presenta come un nuovo showdown. La conferenza stampa viene motivata “alla luce degli arresti compiuti stamattina a Milano hanno coinvolto anche alcuni politici (in particolare, sono tutti esponenti di FI, ndr.) e dei recenti casi di corruzione emersi”. Un evidente riferimento al caso Siri. Parole eloquenti anche dal premier, Giuseppe Conte: “Serve forte determinazione politica contro la corruzione”. Di Maio, in conferenza stampa, attacca un po’ tutti (FI, Lega, Pd e chi più ne ha ne metta), ma assicura che “il governo non cadrà sul caso Siri”. Fonti pentastellate, però, dicono che “la Lega sta cercando un pretesto per rompere”. Oggi, sul caso Siri, sarà il giorno della verità, ma per sapere se ci sarà la crisi di governo bisognerà aspettare le Europee.


di Ettore Maria Colombo

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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