Libia, non si ferma la 7/a brigata: «combatteremo fino a che la capitale non sarà liberata»

Libia, non si ferma la 7/a brigata: «combatteremo fino a che la capitale non sarà liberata»



Il consiglio presidenziale libico guidato da Fayez al Sarraj ha proclamato lo stato di emergenza a Tripoli per gli scontri tra milizie intorno alla capitale. La decisione è stata assunta «per proteggere i cittadini e la sicurezza, gli impianti e le istituzioni vitali che richiedono tutte le necessarie misure militari e civili», recita il comunicato ufficiale del governo di unità nazionale. Diversi media locali riferiscono dell'avanzata a sud della 7/a brigata, con violenti combattimenti lungo la strada verso l'aeroporto. Non solo: è stato riferito ai media locali da Abdel Rahim al Kani, leader della brigata, che proprio questa unità militare «continuerà a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata». Kani ha informato inoltre che le forze della milizia «sono posizionate lungo la strada per l'aeroporto». «Noi non vogliamo la distruzione, ma stiamo avanzando in nome dei cittadini che non riescono a trovare cibo e aspettano giorni in coda per avere lo stipendio, mentre i leader delle milizie si godono il denaro libico», ha sottolineato. Il controllo della zona di al Kurayema è stato assunto ieri dalla brigata, e stando a quanto riportato dal portavoce «i residenti erano costretti a pagare un tributo alla milizia 301». Il prossimo obiettivo sarebbe quello di mettere sotto controllo l'asse di Salah Eddine, dopo i violenti combattimenti del giorno scorso. Anche l'ambasciata d'Italia, ieri a Tripoli, è stata sfiorata da un colpo di mortaio che si è abbattuto su un vicino hotel. Lo scontro che divide, nella capitale libica, una brigata ribelle ad altre milizie al momento fedeli al premier Fajez al Sarraj è ormai in corso da sei giorni, e l'esplosione non è che una delle molte segnalate in vari punti della capitale, dove un razzo ha colpito pure la sede del consiglio dei ministri dell'esecutivo di Sarraj, anche in questo caso senza fare vittime. Venerdì sono state segnalate ben quindici esplosioni a Tripoli, un numero senza precedenti. A causa di ciò l'aeroporto internazionale di Mitiga, quello vicino al centro e l'unico che serve la capitale, ha dovuto dirottare i voli su Misurata, circa duecento chilometri più a est. Gli scontri vedono coinvolta una milizia, la "7/a Brigata", dall'anno scorso dipendente dal ministero della Difesa ma poi formalmente sciolta da Sarraj in aprile. La formazione continuerà a combattere fino a che Tripoli non verrà liberata dalla «corruzione» delle milizie che, a loro dire, dominano la capitale.


Intanto, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto la fine delle violenze in Libia, come previsto dall'accordo di cessate il fuoco negoziato dall'Onu. Secondo un bilancio del ministero della Sanità libico, almeno trentanove persone sono state uccise e circa un centinaio ferite in cinque giorni di scontri tra milizie rivali, scoppiati lunedì nei sobborghi a sud di Tripoli. Dati spaventosi. Si legge in una nota diffusa dall'ufficio di Guterres che il segretario generale «condanna la continua escalation di violenze nella capitale della Libia e, in particolare, l'uso da parte di gruppi armati di bombardamenti indiscriminati, che portano alla morte e al ferimento di civili, compresi bambini». Guterres «invita tutte le parti a cessare immediatamente le ostilità e ad attenersi all'accordo di cessate il fuoco, mediato dalle Nazioni Unite e dai Comitati di riconciliazione».


di Alessio La Greca

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