Lotta al riciclaggio, è lite tra magistrati e Bankitalia sulle operazioni sospette

Lotta al riciclaggio, è lite tra magistrati e Bankitalia sulle operazioni sospette



Volano stracci tra magistratura e Bankitalia. “Le segnalazioni sospette marciscono negli uffici bancari”. “Non è vero, qui non marcisce niente”. C’è aria di “guerra” tra alcuni pesi massimi dello Stato nella lotta al riciclaggio. Il “campo” di battaglia è stato la Sala Mappamondo dove stamattina si sono concluse le audizioni cominciate ieri davanti alle Commissioni riunite di Giustizia, Finanza e Politiche europee di Camera e Senato per discutere dell’attuazione della V Direttiva Ue proprio in materia di lotta al riciclaggio. Da un lato c’è il fronte giudiziario-investigativo, rappresentato dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (per la quale ieri hanno parlato il procuratore nazionale Federico Cafiero de Raho e il suo aggiunto Giovanni Russo, assieme al comandante generale della Guardia di finanza, il generale Giuseppe Zafarana). Dall’altro quello amministrativo dell’Unità d’informazione finanziaria (Uif) presso Bankitalia, per la quale questa mattina è stato ascoltato il direttore Claudio Clemente.


Federico Cafiero de Raho

LE INFORMAZIONI CONTESE

Nel 2019 la Uif ha registrato oltre 98 mila segnalazioni sospette. Per legge, le Sos (segnalazione di operazione sospetta) devono essere comunicate alla Guardia di finanza, ovvero al Nucleo speciale polizia valutaria (che ne ha avute il 78%, come detto dal generale Zafarana) e alla Direzione investigativa antimafia. Mentre, per competenza, quelle legate a contesti di criminalità organizzata e terrorismo devono essere girate alla Dna. Il problema è qui: la Uif vorrebbe avere accesso alle informazioni coperte da segreto investigativo per ampliare la completezza delle sue Sos, mentre la Dna negherebbe l’accesso perché la Uif è un organo di natura amministrativa (i soci di Bankitalia sono le banche, ndr) e la Direzione vorrebbe essere informata non solo dei casi legati a scenari mafiosi e di terrorismo, ma di tutti quelli saltati all’occhio della Uif: “Se un soggetto mafioso è indagato per fallimento noi non lo sappiamo”, ha sottolineato critico l’aggiunto della Dna, Giovanni Russo.


LA DNA: NOTIZIE FERME IN BANCA. LA UIF: QUI NON MARCISCE NIENTE

Ma parole esplicite non le ha usate solo Russo. Il procuratore Cafiero de Raho ha graffiato ancora di più. Ha detto che “la maggior parte delle segnalazioni sospette marcisce negli uffici bancari”. E poi le altre richieste. Il procuratore ha auspicato che vengano ripresi i suggerimenti proposti dalla Dna e stranamente “spariti dalla bozza” per la ratifica della V Direttiva Ue anti-riciclaggio, e ha sollecitato un collegamento telematico con la Uif “che velocizzerebbe il lavoro” di tutti ed eviterebbe che Dia e Gdf ogni volta si scambino dischetti con le stesse segnalazioni. Un assist per il suo aggiunto Russo che ha parlato di “spettacolo un po’ raffazzonato”. Oggi il direttore della Uif ha ricambiato la cortesia. “Da noi – ha detto in audizione – non marcisce niente… La Uif è il perno centrale della lotta al riciclaggio in Italia e lo è anche per le comunicazioni con gli altri uffici internazionali, collaborazione questa che richiederebbe il superamento del segreto. Nell’Unione europea – ha proseguito - le Fiu amministrative formano il gruppo più numeroso: sono 13 a fronte delle 10 caratterizzate da natura investigativa o giudiziaria; 5 possiedono caratteristiche miste”.


L’ITALIA A RISCHIO INFRAZIONE

Parole a parte, sta di fatto che l’Italia non ha passato l’esame dell’Ue nella lotta al riciclaggio e addirittura non ha ancora fatto tutti i compiti a casa attuando gli obblighi previsti dalla precedente Direttiva Ue (la IV) del maggio 2015. In pratica, il Belpaese è rimandato a ottobre, termine entro il quale dovrà rispondere all’Ue (ce la farà?, ndr) per evitare la procedura d’infrazione europea avviata nel marzo scorso.


ONG E CALCIATORI NEL MIRINO DELL’ANTI-RICICLAGGIO

Intanto, il riciclaggio globale affina le sue armi. “Le organizzazioni senza scopo di lucro – scrive l’Unione europea in un rapporto del luglio scorso - presentano una certa vulnerabilità, perché possono essere infiltrate da organizzazioni criminali o terroristiche che possono nascondere la proprietà effettiva rendendo meno facile la tracciabilità della raccolta di fondi”. Non solo. Nel mirino è finito anche lo sport. Nello stesso documento l’Ue spiega che “il calcio professionistico è stato valutato poiché, sebbene rimanga uno sport popolare, è anche un settore globale con un impatto economico significativo. La complessa organizzazione del calcio professionistico – so continua - e la mancanza di trasparenza hanno creato terreno fertile per l'uso di risorse illegali. In questo sport – è lo spettro - vengono investite somme di denaro discutibili senza guadagno o guadagno finanziario apparente o spiegabile”.


di Fabio Di Chio

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