Luca Palamara, Intervista a #culturaidentità: L’Italia non ha ancora fatto i conti con la democrazia

Paolo Asti ha intervistato Luca Palamara. L’ex pm, autore con Alessandro Sallusti di due best seller editoriali di cui vi abbiamo parlato QUI e QUI, squarcia il velo di quello che definisce “il metaverso” del sistema Paese e parla di quella zona d’ombra tra il Palazzo e gli uomini di…loggia “che spesso millantano più che incidere effettivamente”




Luca Palamara, non le è bastato Il Sistema, diventato il caso politico editoriale dello scorso anno? A dire che non scherzava per nulla nel voler dimostrare come funziona il Paese ora è arrivato anche Lobby & logge…


Credo che il secondo libro sia un doveroso tributo alla mia battaglia per la verità: nomi e cognomi collegati alle storie d’Italia, alla complessità strutturale e storica di questo Paese che non ha ancora fatto i conti con la forma dello Stato e con il concetto di democrazia rappresentativa.


Con Alessandro Sallusti parlate dell’esistenza di una “dark web” del Sistema. Di cosa si tratta?


Il “dark web” e’ tutto ciò che non si vede ma esiste, si muove, produce.


Esiste quindi una sorta di Metaverso del sistema Paese in cui l’impunità regna e dove tutto si sistema secondo uno schema preordinato da una ragnatela di potere politico, giudiziario, affaristico, che trova in Lobby & logge il sistema di controllo decisionale?


Esiste una sorta di Metaverso rispetto a cui io già cominciavo a provare un certo imbarazzo e quasi fastidio. Le regole del gioco le conoscevo benissimo e sono sicuro che se non avessi cominciato a prendere le distanze non sarebbe capitato nulla, non si sarebbe squarciato il velo di ipocrisia, tutto sarebbe rimasto gattopardescamente così come è. Io sono fiero di aver rischiato e di aver pagato il prezzo della mia onestà intellettuale. Solo così si può generare il cambiamento.


Uno dei protagonisti del libro è l’avvocato Amara, un uomo ritenuto potente che, usando il gergo poliziesco, sembra avvia vuotato il sacco, in cambio dell’impunità. E’ cosi?


Parlare di protagonista mi sembra eccessivo. Amara è uno dei tanti casi trattati nel libro che bene rende l’idea del groviglio che spesso si annida dietro le istituzioni in quella zona d’ombra tra il Palazzo e gli uomini di loggia, faccendieri di varie risme che riescono a raggiungere anche contesti internazionali, ma che spesso millantano più che incidere effettivamente.


La loggia Ungheria esisteva realmente oppure virtualmente, capace comunque di incidere a tal punto da determinare le scelte determinanti del sistema?


Sicuramente esiste il Caffè Hungaria dove si affacciano abitualmente imprenditori, avvocati, pensionati, magistrati e lobbisti di vario ordine e grado: è un bar centrale nel cuore dei Parioli dove si mangia molto bene e dove si sta volentieri all’aperto per molti mesi all’anno. Quanti turisti ignari si sono seduti su quelle sedie esterne e sui quei divanetti interni… chi può dire o smentire se fra quegli incontri fugaci si siano celati anche affari – più o meno loschi – o pressioni più o meno lecite ? Amara parla di questo. Di sicuro c’è che Amara viene ritenuto testimone valevole a zig zag, come se esistesse una corrente alternata


Nel libro si parla ampiamente del processo Eni: perché la procura di Milano si giocava la sua credibilità con questo processo?


Il mondo delle logge è fatto di allusioni e sussurri e spesso la calunnia è un venticello.. ma si sa che di calunnia in calunnia qualcosa rimane.


Quali sono i rapporti tra massoneria deviata e magistratura, sempre che ci siano realmente fino ad essere declinate con tre diverse P?


In teoria la magistratura dovrebbe essere autonoma e quindi se rispondessi in modo ipocrita dovrei dirle che non esistono doppie obbedienze e che quindi tra magistratura e massoneria non ci sono contatti. Ahimè la realtà italiana ha dimostrato che non è così.


Cosa nasconde la morte di David Rossi capo della comunicazione del Monte dei Paschi?


Su Davide Rossi pesa più di un’ombra. Sicuramente la famiglia non ha mai creduto alla ipotesi che lui si sia suicidato e comunque anche da altre parti sono stati sollevati molti dubbi sulla tragica fine, sulla modalità, sulla tempistica, sull’inquinamento – volontario o accidentale ? – delle prove.


Leggendo l’epilogo in cui si narra dell’incontro all’Hotel Excelsior di Roma tra Licio Gelli e Indro Montanelli, tutto sembra ridursi a una cricca di stampo carrieristico affaristico italiano. E’ veramente cosi?


Tanti hanno usato come ascensore sociale il conoscere questa o quella persona, molti hanno utilizzato le conoscenze e le amicizie per intraprendere scalate individuali o di cordata.


In ultimo, dopo il suo tentativo di entrare in Parlamento, ci proverà ancora con le elezioni politiche del prossimo anno oppure quello politico è un argomento chiuso nel futuro prossimo di Luca Palamara?


La mia è stata una candidatura tematica per sottolineare l’importanza di riformare la giustizia in questo Paese. E’ stato solo l’inizio di un percorso. Ottenere un 6 per cento di consensi in una competizione elettorale non solo nazionale ma in parallelo a comune e municipi avendo tantissimi candidati che correvano solo per loro e avendo centrodestra e centrosinistra contro è stato un risultato strabiliante, un dato davvero molto lusinghiero che non può rimanere lettera morta ma su cui si rende urgente e necessario fare una riflessione profonda per potersi ripresentare più forti e organizzati nel 2023. Il mio impegno per la verità e per riformare la giustizia continua in modo autonomo e sta mietendo consensi in tutta Italia. Prova ne siano le centinaia e centinaia di persone che vengono in tutta Italia alle presentazioni dei libri e che si fermano a parlare e che hanno sete di una giustizia equa.

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