Mafia capitale, riconosciuta l'aggravante mafiosa, ma sconto di pena per Carminati e Buzzi

Mafia capitale, riconosciuta l'aggravante mafiosa, ma sconto di pena per Carminati e Buzzi


Mafia Capitale, per i giudici, esiste. Oggi la terza corte d’Assise d’appello di Roma ha ribaltato il verdetto di primo grado riconoscendo l’aggravante mafiosa all'organizzazione criminale di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi

La Procura generale di Roma con il sostituto procuratore generale Antonio Sensale aveva chiesto 26 anni e mezzo e 25 anni e nove mesi di carcere per rispettivamente l’ex terrorista Nar Carminati e l’ex imprenditore Buzzi, ritenuti i capi dell’organizzazione criminale che, secondo l’accusa, ha tenuto sotto scacco per anni ampi frammenti dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica romana e politici di tutti gli schieramenti. Oggi i giudici in merito alla precedente accusa hanno ribaltato la sentenza di primo grado del processo nell’aula bunker di Rebibbia che vede imputate 43 persone tra cui appunto Carminati e Buzzi riconoscendo l’aggravante mafiosa. Le condanne però per i due sono state ridotte nell’ambito del processo al Mondo di Mezzo. Per l’ex Nar ridotta la pena da 20 anni del primo grado ai 14 anni e sei mesi inflitti oggi. Per Buzzi dai 19 anni, ai 18 e 4 mesi di oggi. Carminati e Buzzi hanno assistito alla lettura della sentenza in video conferenza dalle carceri di Opera (Milano) e Tolmezzo (Udine) dove sono detenuti dal 2014.

In primo grado le toghe dell’Assise non avevano riconosciuto nessuna mafia, ne autonoma ne derivata, semplicemente due diversi gruppi criminali uno che fa capo a Buzzi e uno a Carminati. Neanche la corruzione, per quanto pervasiva e capace di arrivare anche ai piani alti della politica, può essere considerata mafia. Così undici mesi fa i giudici avevano motivato la sententza di primo grado (emessa il 20 luglio 2017) che aveva inflitto pene pesantissime ai protagonisti del quel “mondo di mezzo” che però non potevano essere considerati mafiosi.

Tuttavia oggi l’accusa ritiene che negli anni il gruppo criminale di Carminati sarebbe cresciuto e dopo il 2011 e l’incontro con Salvatore Buzzi, avrebbe ulteriormente scalato le vette del potere arrivando addirittura a condizionare la politica e la pubblica amministazione, continuando a portare avanti le attività originarie. Proprio da quelleavrebbe tratto forza la nuova mafia, proprio come quelle tradizionali. Una ricostruzione che non era stata riconosciuta dai giudici di primo grado che di fatto avevano sostenuto che senza violenza e intimidazione non c’è mafia.

A Carminati era stato anche revocato il 41 bis. In appello il 416 bis è stato riconosciuto per Buzzi e Carminati e altri 15 imputati. Ci sono state inoltre altre condanne e altre assoluzioni. Per Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Valter Veltroni, la pena è stata rideterminata in 5 anni e 2 mesi e l’interdizione non sarà più perpetua, ma per cinque anni.

Claudio Turella, funzionario del servizio giardini del Comune, la pena è fissata a sei anni. I magistrati hanno inflitto 3 anni e 8 mesi a Emanuela Bugitti, 9 anni e 4 mesi a Claudio Caldarelli, 10 anni e 4 mesi a Matteo Calvio, 3 anni a Mario Cola, 4 anni e 6 mesi a Sandro Coltellacci, 4 anni e 6 mesi a Mirko Coratti. 2 anni a Giovanni De Carlo, 6 anni e 3 mesi a Paolo Di Ninno, 2 anni e 1 mese ad Antonio Esposito, 4 anni a Franco Figurelli, 4 anni e 10 mesi ad Agostino Gaglianone, 6 anni e 6 mesi ad Alessanra Garrone, 4 anni e 10 mesi a Carlo Maria Guarany, 4 anni e 8 mesi a Cristiano Guarnera, 5 anni e 4 mesi a Giovanni Lacopo, 8 anni a Roberto Lacopo, 3 anni e Guido Magrini, 3 anni e 11 mesi a Michele Nacamulli, 3 anni e 2 mesi Pierpaolo Pedetti, 4 anni a Mario Schina, 2 anni e 3 mesi ad Angelo Scozzafava, 2 anni e 6 mesi per Giordano Tredicine, 9 mesi, per Tiziano Zuccolo, recovate le statuizioni civili per Regione e Libera per Andrea Tassone. Assolti Stefano Bravo, Pierina Chiarvalle, Giuseppe Ietto, Sergio Menichelli e Pulcini Daniele per non aver commesso il fatto, Nadia Cerrito invece perché il fatto non sussiste. Quest’ultima segretaria di Buzzi aveva ricostruito la distribuzione delle tangenti ed era la custode del libro mastro delle bustarelle.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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