Manovra, passa la fiducia al Senato: colpiti no profit, volontariato, ricerca e cultura

Manovra, passa la fiducia al Senato: colpiti no profit, volontariato, ricerca e cultura



Con una mano dà e con due toglie. Il reddito di cittadinanza e quota 100 sono soltanto specchietti per allodole. La manovra del cambiamento, che avrebbe dovuto dare carburante all’economia ma soprattutto aiutare le fasce di popolazione in difficoltà, si sta rivelando la solita operazione elettorale. Passata la fiducia sul maxiemendamento al Senato ora il testo tornerà alla Camera in terza lettura il 28 dicembre. Dopo tante promesse sono proprio i settori sociali più bisognosi ad essere spremuti. A fronte della “paghetta” del reddito di cittadinanza, ci sono una serie di misure che penalizzano fiscalmente quegli enti, come le associazioni di volontariato e gli istituti di assistenza sociale e di beneficienza che svolgono un ruolo fondamentale a sostegno delle fasce di popolazione più polvere e intervengono laddove lo Stato non è più in grado di operare.


Il maxiemendamento su cui il governo ha posto la fiducia al Senato, in un coro di polemiche, contiene numerose novità. Innanzitutto troviamo una batosta fiscale dove non ci saremmo aspettati, cioè agli enti di assistenza sociale ma anche istituti di studio e di ricerca e enti che hanno scopi essenzialmente culturale. C'è il raddoppio dell'Ires per gli enti del no profit che con L a cancellazione dell'agevolazione (che prevedeva un dimezzamento dell'aliquota al 12%) torna al 24%. Sono colpiti in questo modo gli enti e istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, enti di assistenza e beneficenza; istituti di istruzione e istituti di studio e sperimentazione senza fini di lucro, corpi scientifici, accademie, fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, di esperienze e ricerche aventi scopi esclusivamente culturali. Rientrano nello stop all'agevolazione anche gli istituti autonomi per le case popolari. Dovranno stringere la cinghia i pensionati che percepiscono un assegno a partire da 1.521 euro al mese. Probabilmente sono considerati ricchi tant’è che il governo ha previsto un taglio dell’adeguamento all’inflazione. Si salvano coloro che sono sotto questa soglia.


Colpiti anche coloro che aspirano ad un posto nella Pubblica amministrazione. Presidenza del Consiglio, ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali e università non potranno assumere personale a tempo indeterminato prima del 15 novembre 2019. Il blocco vale anche per le università dove è prevista un'eccezione per i ricercatori a contratto che dunque potranno essere assunti come docenti nel corso del 2019.

A fronte di questo scenario il governo ha pensato che chi se ne è andato all’estero per salvare la propria pensione dal peso delle imposte, nonostante tutto voglia tornare. Ecco quindi che ha pensato di ridurre l’aliquota al 7 per cento se si trasferiscono in comune italiano del Sud con popolazione inferiore ai 20 mila abitanti. Non finiscono qui le novità per le pensioni. Le pensioni d’oro saranno spremute. Il contributo sarà del 15% per i redditi tra 100.000 e 130.000 euro e andrà a salire fino ad arrivare al 40% per quelli superiori a 500.000 euro. Le fasce sono complessivamente 5 e, oltre alla minima e la massima, è previsto un prelievo: del 25% per i redditi tra 130.001 e 200.000 euro; del 30% per i redditi tra 200.001 e 350.000 euro; del 35% per i redditi tra 350.001 e 500.000 euro. Che costoro abbiano versato contributi adeguati per avere questi rendimenti e abbiano pagato tasse più alte, non importa a nessuno. Colpevoli di aver fatto carriera e quindi di percepire una pensione adeguata, sono soltanto dei privilegiati da mungere.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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