Margherita Boniver: la polemica sul linguaggio sessista del sottosegretario Spadafora è demenziale

Margherita Boniver: la polemica sul linguaggio sessista del sottosegretario Spadafora è demenziale



Quella celebre sceneggiata a sorpresa del Senatùr a Curno, nel 1993, è ancora oggi un cult, comunque uno la pensi. E Margherita Boniver, oggi presidente della Fondazione Craxi, allora ministro, prima dell’Immigrazione e poi del Turismo e dello Spettacolo, una delle poche donne a capo di un dicastero nella Prima Repubblica, bersaglio di quel “Boniver, cara bona, bonazza nostra”, accompagnato da Umberto Bossi da un eloquente gesto dell’ombrello, ancora ci ride. Pur definendola “una enorme volgarità”, seppur fatta da “un politico importante, ma non elegante”, spiega, dopo tanti anni, che lei non la visse “né come una minaccia, né come un attacco sessista” da parte del Senatùr. E oggi ritiene “demenziale” la polemica del sottosegretario Vincenzo Spadafora ( delega Pari Opportunità) che accusa il ministro dell’Interno, vicepremier e capo leghista, Matteo Salvini, erede di Bossi, di linguaggio “sessista” con Carola Rackete. “Qui – osserva Boniver - tutti o quasi in realtà sono affetti da sessismo, comprese a volte le stesse donne. E comunque quella di Bossi con me fu una volgarità, ma lo era anche quella dei comunisti che alle feste dell’Unità nel menu mettevano la trippa alla Bettino”.


Presidente Boniver, a distanza di tanti anni, visto che si fa un gran parlare del linguaggio sulle donne, come rivive l’attacco che le fece Bossi? E’ vero che ancora ci ride?

E certo (sorride divertita ndr). Non l’ho vissuta come una minaccia, ma semplicemente come una enorme volgarità. D’altro canto, Bossi poi diventò l’uomo della canottiera.


Linguaggio “popolano”, come disse lui, anche nel look. E però con quel “cara bona”, come un uomo del bar, le dette atto di essere una bella donna.

Ho capito, ma il gesto dell’ombrello fu volgare, quello non era certo un complimento.


Lo visse come un attacco sessista?

Ma no. Avevo già catalogato Bossi come un politico importante, ma di una stazza poco elegante, diciamo (sorride ndr). Comunque lo sa che da allora la parola “bona” venne inserita nel Devoto Oli? E pensare che nessun giornalista mi chiese poi perché Bossi mi fece quell’attacco.


Lei aveva lanciato il sospetto che la Lega nascondesse le armi. E lui, appunto, disse che aveva un’ unica arma. Quando vide quella sceneggiata come reagì?

Io per caso non la vidi, me la riferirono. E alzai le spalle. Poi, un mese dopo seppi che avevano organizzato un viaggio dove c’erano le mutande della Boniver, che avevano distribuito in non so quale loro convegno o congresso. Ed io (ironizza ndr) non riuscii mai ad averne neppure un paio. Insomma, distribuivano queste mutande un po’ come la trippa alla Bettino nelle feste dell’Unità.


Quella pure fu una cosa non molto carina. E certamente meno folcloristica.

Appunto, intendo dire che la politica si è sempre contraddistinta anche per dei momenti di abissale volgarità.


Che le disse Bossi quando vi siete risentiti?

Parecchie volte ci siamo risentiti. Alla fine lui, anni dopo, è sempre stato molto carino e affettuoso con me. Né io gli ho mai ricordato di quel giorno a Curno.


La Lega è stata sempre accusata per il linguaggio sulle donne ma certo non era una cosa per niente bella neppure la “trippa alla Bettino” delle Feste dell’Unità, come lei ha detto. Ed oggi che succede? Cosa pensa delle accuse di responsabilità per il clima sessista da parte di Spadafora a Salvini?

Gli episodi della Prima Repubblica citati prima fanno parte di quella che una volta si sarebbe chiamata dialettica. Adesso verrebbe difficile definirla dialettica. Ora ci sono perennemente scambi di tweet e di insulti più o meno velati. Questo rimarcare il linguaggio del ministro dell’Interno da parte del sottosegretario Spadafora, suo partner di governo, io la trovo una polemica demenziale. Sulle accuse di sessismo in realtà qui non si salva praticamente nessuno, quasi nessuno. Il sessismo in Italia purtroppo è un linguaggio molto sparso in tutte le direzioni. Sia che venga fatto apposta che nel subconscio, siamo ancora molto indietro nel linguaggio.


Riguarda tutti i politici di ogni appartenenza?

Ma certamente, non si salva praticamente nessuno, incluse le donne che si accusano vicendevolmente. Cosa che io trovo tremenda.


Forse tornando a Rackete, Salvini non avrebbe dovuto usare un tono più istituzionale proprio per rendere ancora più forte, più autorevole il suo messaggio?

Certamente. Anche io non approvo certe parole di Salvini. Ma trovo profondamente sbagliato che ora un suo partner di governo usi le donne come scudo e non parli, invece, dei contenuti politici del tema in questione. Così diventa una polemica un po’ ridicola. Una volta c’era la polemica politica, ora siamo arrivati alle schermaglie di infimo livello. Siamo al linguaggio del bar sport.


Che non è più neppure quello folcloristico di Bossi a Curno.

Molto folcloristico.


Lei in un tweet a proposito della Sea Watch ha scritto che non sa davvero come sarebbe andata se a guidare la nave anziché Rackete ci fosse stato un comandante tunisino.

Mi si passi la battuta, visto che io sono una garantista, ma se fosse stato un comandante tunisino lo avrebbero mandato all’ergastolo!


Semmai, anziché di sessismo Salvini potrebbe essere criticato per certo giustizialismo?

Non mi risulta che siamo ancora arrivati a un sistema per cui è il ministro dell’Interno che ordina gli arresti. Non esiste.


Forse c’è il problema, in questo clima, di una politica più solida sull’immigrazione?

Ci vorrebbe una politica efficace. Io trovo assolutamente condannabile dividere l’opinione pubblica su chi è pro o contro l’immigrazione. Lo trovo pericolosissimo. E’ vero che Salvini sta facendo un lavoro molto importante soprattutto dopo aver disdetto quello che nell’operazione Sophia diceva nero su bianco che chiunque venisse salvato nel Mediterraneo dovesse essere portato in Italia. Quindi, sacrosanto quello che sta facendo Salvini. Poi, si può discutere se questo tipo di approccio possa essere efficace o no. E comunque la mia critica sta nel fatto che una volta smantellata l’operazione Sophia non si è trovata una sostituzione. Nel frattempo, non è stato messo in moto un meccanismo di ripartizione dei doverosi salvataggi in mare che dovrebbero essere distribuiti in tutti i Paesi europei. Non c’è nulla di automatico. Siamo ancora alle telefonate tra le varie Cancellerie. Siamo agli albori di una vera politica dell’immigrazione.


di Paola Sacchi

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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