Massimo Cacciari: "Dal Governo solo provvedimenti alla rinfusa. Mezza Italia è alla canna del gas."

Massimo Cacciari filosofo, politico, accademico e opinionista italiano, ex sindaco di Venezia.




Professor Cacciari, il Governo richiude tutto o quasi. Lei è d’accordo?


Come potrei essere d’accordo? Il Governo non ha fatto praticamente nulla di quello che aveva promesso. Non ha aumentato, il numero dei posti di terapia intensiva, né quello di medici e infermieri, come aveva preannunciato ai quattro venti. E non si è organizzato per tempo con le Regioni, durante la tregua estiva del contagio, in vista di una seconda ondata che era largamente prevista. Assistiamo agli identici casini di sette mesi fa. Non avendo fatto nulla di tutto quello che doveva, al Governo non resta altro che ricorrere a provvedimenti tampone, presi alla rinfusa, che speriamo abbiano una qualche influenza positiva, ma le cose importanti erano e restano, quelle che non sono state fatte.


Dopo Napoli, Roma, Milano, Firenze, Palermo e molte altre città. Teme che possa scoppiare una rivolta sociale a livello nazionale contro le chiusure decise dal Governo?


Guardi, le misure adottate sono tali da mettere in definitiva crisi decine miglia di imprese, soprattutto nel settore commerciale, dalla ristorazione al turismo. Centinaia di migliaia di lavoratori sono alla canna del gas. La possibilità di esplosioni sociali è viva e reale, laddove il Governo non intervenga tempestivamente ed efficacemente e non, quindi, solo con miserrime elargizioni, come è avvenuto sinora. Bisognerebbe indicare prospettive reali, restaurare un clima di fiducia, in luogo di questo terrorismo dilagante, di cui voi giornalisti siete massimamente responsabili.


Non tutti, mi creda. Personalmente so bene quanto il giochino di allarmisti e negazionisti, gli uni contro gli altri armati, renda bene in termini di share…


Certo, fanno notizia il deficiente che parla del complotto o quell’altro, altrettanto deficiente, che piange e grida “moriremo tutti”. Le posizioni ragionevoli non sono utili, è evidente.


Lei si è detto preoccupati per gli effetti sociali del coronavirus che, oltre ad acuire la distanza fra il Nord e il Sud del Paese, ha scavato una voragine anche fra il pubblico impiego da una parte, i privati e l’esercito sparso dei precari di ogni ordine e grado dall’altra. Questa Italia divisa trasversalmente in due, è una miccia pericolosa?


Sì, il Covid ha creato un abisso fra il settore pubblico che si illude di essere ancora garantito e quello privato, che non ha più niente neppure per illudersi, perché è, lo ripeto, alla canna del gas. E anche nel settore privato si aprono voragini e si frappongono barriere, perché solo ad alcuni è garantita la possibilità di continuare a lavorare, a differenza della maggioranza degli altri, che sono alla disperazione pura. E se gli salta anche il Natale…Conosco delle persone nelle mie montagne, che si sono buttate dalla finestra per la prospettiva immediata di fallire. E non per modo di dire, ma veramente.


Ho capito bene. Lei sa di persone che si sono suicidate per il Covid?


Purtroppo, ha capito benissimo.


Lei è stato Sindaco di Venezia. Da che parte sta, fra il preoccupatissimo consigliere del Governatore del veneto Andrea Crisanti e il presidente dei virologi europei Giorgio Palù, che giudica eccessivi, allarmismi, isterismi e chiusure, visto il 95 per cento di asintomatici?


I dati che leggiamo non hanno niente di scientifico. Se aumentano i numeri dei tamponi, è evidente che aumenti anche quello dei contagiati. La percentuale dei contagiati è cresciuta, ma i contagiati, privi di qualunque sintomo, sono quasi il 95 per cento del totale. Gli asintomatici non hanno niente a che spartire con i contagiati con sintomi lievi e, tantomeno, con quelli con un quadro clinico più o meno grave. Sono dati molto distanti da quelli della scorsa primavera, compreso, ovviamente, il numero dei morti. Quindi, è vero che c’è l’epidemia, è vero che bisogna stare attenti, ma la seconda ondata non sta sinora ripetendo i numeri e i danni drammatici della prima. Certo, se si propinano solo il numero dei contagiati, lasciandoli magari passare per altrettanti malati, e il numero assoluto dei morti…lei capisce che si calpesta alla radice qualsiasi logica scientifica e si fa solo terrorismo.


Ma allora a chi giovano l’allarmismo e la raffica di chiusure?


L’allarmismo devia l’attenzione e permette di rinviare le grandi scelte, che dovevano, e dovrebbero, essere fatte. Perché è chiaro che a un certo punto, epidemia o non epidemia, bisognerà capire come si sostengono le milioni di persone, che sono sull’orlo del baratro e con quali mezzi. Quelli dell’Europa a questo scopo non servono. L’Europa non ti consente di utilizzare i famosi 300 milioni di euro per la cassa integrazione, il reddito di cittadinanza e i vari altri sussidi. Le scelte, come sto dicendo da mesi, sono state tutte dilazionate a tempo indeterminato. Certo, sono scelte di difficilissime, per le quali occorrerebbero non dico un Churchill o un piano di guerra, ma quasi. Non avendo né l’uno né l’altro, si continua a parlare solo di Covid e a emanare provvedimenti alla rinfusa, sperando in qualche beneficio, ma il punto non è più questo da tempo. Il punto sono le conseguenze, che sono già in atto, come dimostrano le manifestazioni di piazza che si stanno freneticamente a susseguendo. Questa è una tragedia che riguarda noi, non l’Europa. L’Europa finanzierà la recovery, la ricostruzione, non la salvezza sociale, come a molti piace pensare. Questa è la triste e pura realtà, che viene coperta attraverso la cortina fumogena di una sfilza di provvedimenti, che non seguono un filo logico e non possono colmare la mancanza di un piano sanitario degno di questo nome e tutto quello, che era stato promesso e non è stato realizzato. Il tema principale, lo ribadisco, è cambiato. Dovrebbero rivolgersi direttamente alle centinaia di migliaia di nuovi disoccupati, rassicurali e dire loro apertamente che cosa in concreto si pensa di fare e dove si troveranno le risorse necessarie. Non possiamo più girarci intorno. Dobbiamo dirlo.


Maggioranza e opposizione, sul Covid che differenza c’è?


Stanno tutti lì, senza sapere che pesci pigliare.


Però litigano?


La destra litiga perché è evidente che in questa situazione sta perdendo a vista d’occhio visibilità e potere contrattuale. Ma anche Cinquestelle e Pd dove stanno? Esiste solo e soltanto Giuseppe Conte. Per questo sono tutti in fibrillazione, soprattutto l’opposizione certo, ma anche i singoli partiti che sostengono una maggioranza, che ha un volto solo, quello del Presidente del Consiglio.


Se lei si trovasse al posto di Conte, che cosa farebbe di diverso già a partire da domani mattina?


Non chiuderei i ristoranti alle 18: un’offesa ai ristoratori e al buon senso. Direi loro di diminuire il numero dei posti a tavola e di aumentare la distanza fra un tavolo e l’altro. Direi qualsiasi cosa, purché possano, almeno, poter continuare a pagare il gas e la luce. Tutte queste chiusure generalizzate drammatizzare la situazione e alimentano la paura. Darei qualche segnale di fiducia. Punterei al rafforzamento del controllo, in primis sul numero dei passeggeri di autobus e treni, e non all’allargamento e inasprimento dei divieti. Insomma qualche vigile e qualche sanzione in più e, contemporaneamente, qualche gratuita e magari ridicola imposizione in meno. Come quella del numero massimo di persone, che si possono sedere nella sala da pranzo, intorno allo stesso tavolo. Una prescrizione, diciamolo, veramente del ca..o. Ma soprattutto porrei all’ordine del giorno del mio Governo la questione principale: “che ne facciamo di tutta questa gente che sta andando in malora? Io so già quale sarebbe la mia proposta: patrimoniale, non c’è niente altro da fare. Prima che accada quello che è accaduto in Grecia e la patrimoniale te la impongano alla grande i commissari europei dentro casa tua. Non ci sono altre alternative, prima o poi ci si arriverà, non senza, io penso, sommovimenti sociali e politici di ogni tipo. A meno che non si ricorra a un espediente meschino. Quello di utilizzare i soldi europei per tamponare la crisi sociale. Con non il rischio, ma la certezza, di sfondare il tetto dei 2800 miliardi di debito pubblico e trasformare sic et simpliciter la nostra Italia in una Grecia con lo stivale.


Antonello Sette

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