Maternità surrogata, può la Cgil accettare che delle donne vengano trasformate in materia prima?

Maternità surrogata, può la Cgil accettare che delle donne vengano trasformate in materia prima?



Sta facendo discutere la lettera-appello di una ex iscritta alla Cgil che rivolgendosi al segretario Maurizio Landini chiede che non si appoggi una legge che permetta l’uso in Italia della pratica dell’utero in affitto. L’occasione è un convegno che la Cgil ha in programma oggi, 19 giugno, insieme all’associazione Luca Coscioni per avviare un iter legislativo sulla maternità surrogata. L’appello della ex iscritta alla Cgil ha già raccolto 200 firme tra cui: Livia Turco, Beatrice Lorenzin, Stefano Fassina e Pietro Folena.


il testo inviato al segretario della Cgil Maurizio Landini:


LETTERA APERTA DI UNA DONNA AL SEGRETARIO DELLA CGIL MAURIZIO LANDINI SULL' UTERO IN AFFITTO


Caro Segretario, sono una donna, femminista e di sinistra. Per circa trent' anni ho speso parte del mio impegno politico nella CGIL Scuola di Milano. Sono stata delegata sindacale, con altre donne ho fondato il Gruppo donne Cgil per affermare la soggettività di noi donne e valorizzare il nostro lavoro. Ora non ho più la tessera. L' ho restituita, con grande dispiacere, mesi fa, quando l' Ufficio Nuovi Diritti ha promosso un Convegno nel quale ha proposto di riconoscere e tutelare la prostituzione come lavoro, sex work is work. Anche in quella circostanza, ho scritto una lettera aperta alla allora Segretaria Susanna Camusso in cui esprimevo il mio disaccordo. Non sono stata la sola, l'hanno fatto anche molte Associazioni di donne e singole. Ora siamo daccapo. Il 19 giugno, sempre promosso dall'Ufficio Nuovi Diritti insieme a associazioni come Certi Diritti, Famiglie Arcobaleno, Art.29 e la Luca Coscioni, si terrà il Convegno dal suggestivo titolo " Fecondazione medicalmente assistita e gestazione per altri: la possibilità di un figlio nel 2019", una spinta per avviare anche in Italia un iter legislativo, verranno invitati i parlamentari e presentate ben due proposte di legge, per regolamentare la pratica dell' utero in affitto, che da noi è vietata. Contro l'utero in affitto da tempo agisce un movimento nazionale e internazionale di donne, che chiede l'abolizione universale di questa pratica disumana. Può la Cgil, che dice di difendere la dignità degli esseri umani, sostenerla? Può accettare che delle donne vengano trasformate in materia prima ( i loro ovuli venduti) e in mezzi di produzione ( le gestanti), trattate come incubatrici, a cui, per contratto, viene tolta ogni libera decisione sul "prodotto" del loro lavoro di riproduzione, a cui, per contratto e tramite il passaggio di denaro, la creatura viene sottratta per essere venduta a ricche coppie, omosessuali e eterosessuali? Può la Cgil avallare la legittimità di confezionare una creatura su misura? Può essere d'accordo sul recidere il legame che fonda la nostra vita, separando la madre dal bambino? Può decidere di riconoscere come diritti individuali pratiche che violano i diritti umani di donne e bambini e stravolgono l'orizzonte della riproduzione umana? Io penso di no e come me, ne sono certa, molte donne e uomini del Sindacato. Una non strana alleanza si realizza con la richiesta del "diritto" ad affittare l'utero: il moderno liberismo sposa il mai defunto diritto patriarcale di controllo del corpo delle donne in nome del mercato e del business: tutto diventa merce, tutto può essere comprato e venduto. Questa nuova schiavitù delle donne viene spacciata come progresso e come una nuova liberta`, quando, in realtà, gli unici a essere liberi sono i ricchi committenti. Sono molte le voci autorevoli contrarie all'utero in affitto. Una per tutte, la Corte costituzionale, secondo la quale questa pratica " offende in modo intollerabile la dignità delle donne e mina nel profondo le relazioni umane".

Caro Segretario, i problemi delle donne sono tanti e gravi. Questo è uno di quelli.

Emanuela Mariotto, ex-iscritta Cgil

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