Mazzette, politici, imprenditori e 'ndrangheta: 43 misure cautelari, tremano Lombardia e Piemonte

Mazzette, politici, imprenditori e 'ndrangheta: 43 misure cautelari, tremano Lombardia e Piemonte


Procuratore di Milano Francesco Greco

Tangenti, politica, criminalità organizzata e imprenditori. In Lombardia, Piemonte, con arresti anche a Palermo, in Sicilia. Gli scandali scuotono l’Italia. L’inchiesta più pesante a Milano, dove sono confluite le indagini partite da Monza e Varese, svolter rispettivamente da carabinieri e Guardia di finanza. Alcuni politici sono accusati di aver garantito appalti, anche alla ‘ndrangheta, e pure di aver fornito in anticipo le informazioni per vincere le gare in cambio di mazzette e finanziamenti pubblici ai partiti da parte di imprenditori compiacenti. Lo scenario di accuse è ipotizzato dal Gip del Tribunale di Milano, Raffaella Mascarino, che ha accolto la richiesta di provvedimenti della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Milano avanzata dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dai sostituti procuratori Silvia Bonardi, Adriano Scudieri e Luigi Furno, che hanno coordinato le indagini di militari e finanzieri. Coinvolte 43 persone: 12 in carcere, 16 agli arresti domiciliari, tre con l’obbligo di dimora e 12 con l’obbligo di firma. Altre 55 sono indagate. I reati, a vario titolo: associazione per delinquere aggravata per aver favorito un’associazione di tipo mafioso finalizzata al compimento di plurimi delitti di corruzione, al finanziamento illecito ai partiti politici, turbando la libertà del procedimento di scelta del contraente, contabilizzando false fatturazioni per operazioni inesistenti, autoriciclaggio e abuso d’ufficio. Eseguite perquisizioni, anche presso le sedi di enti pubblici - Comune di Milano, società di servizi di Milano, Varese e Novara – e sequestrati beni per un valore di 130 mila euro pari al profitto dei presunti episodi corruttivi.


Fabio Altitonante

I POLITICI COINVOLTI

La caratura dell’inchiesta è notevole. I nomi dei politici coinvolti toccano Lombardia e Piemonte, e danno un’idea del livello penetrato dalla criminalità organizzata calabrese. Richiesta di arresto per il deputato di Forza Italia Diego Sozzani. Nei guai il candidato di Forza Italia alle Europee Pietro Tatarella, il sottosegretario azzurro della Regione Lombardia Fabio Altitonante e accuse di finanziamenti illeciti che raggiungono anche Fratelli d'Italia. E spunta il nome anche del presidente leghista della Lombardia, Attilio Fontana. Le due inchieste sono state avviate separatamente e alla fine sono confluite in un unico di filone.


Pietro Tatarella

LA SCALATA DELLA ‘NDRANGHETA

Nell’area milanese avrebbe messo radici l’associazione per delinquere costituita da esponenti politici, amministratori e imprenditori, dal 2018 alla fine del marzo scorso. Qui la ‘ndrangheta avrebbe soddisfatto i propri interessi attraverso esponenti del clan Molluso da quant’anni nel territorio di Corsico e Buccinasco. I politici compiacenti avrebbero messo su il giro di presunte mazzette pagate da imprenditori che ambivano ad avere appalti pubblici. Leggendo le carte, il ristorante “da Berti” era il quartiere generale della cricca. Figura di rilievo l'imprenditore Daniele D'Alfonso, presidente di Ecol-Service srl con i suoi sospetti rapporti con la 'ndrina Molluso. Dalla Procura sono stati riscontrati "finanziamenti a Fabio Altitonante e ad altri soggetti nelle liste di Forza Italia e anche di Fontana presidente" (della Regione Lombardia, ndr). In particolare, Tatarella avrebbe introdotto D'Alfonso nel suo mondo politico, sfruttando il suo essere "consulente stabile sulla carta" di Ecol (a 5.000 euro al mese di stipendio), e indicando all'imprenditore le somme da elargire e i politici da contattare. Altri finanziamenti che riportano ad Altitonante e Tatarella riguardano lo sblocco di una pratica edilizia per una villa di un manager di una multinazionale. L’imprenditore avrebbe finanziato Tatarella e Altisonante, permettendo a quest'ultimo di attivarsi con gli uffici dell'urbanistica in Comune a Milano. La questione di finanziamenti illeciti tocca invece il deputato forzista Pietro Sozzani: nel suo caso la misura degli arresti domiciliari è sospesa in attesa dell'autorizzazione a procedere da parte della Camera. Non solo. Milano emerge pure per una ipotetica "turbativa di gare bandite da società multi-utility facenti parte di un noto gruppo societario del settore energia e ambiente lombardo, attraverso la realizzazione di un cartello di imprese in accordo tra loro al fine di spartirsi l'aggiudicazione di singoli lotti".


Diego Sozzani

IL GIP: UNO SPACCATO DISARMANTE

Secondo il gip Raffaella Mascarino, l'ex coordinatore provinciale di FI a Varese, Gioacchino Caianiello, uno degli arrestati di oggi, avrebbe avuto un ruolo di "burattinaio", definito “il vero e unico manovratore di ampi e rilevantissimi settori di amministrazione pubblica nell'intera Provincia di Varese e, in misura meno pervasiva, in Regione Lombardia". Le considerazioni del giudice si estendono anche al Piemonte, dove emerge “uno spaccato quanto mai disarmante – scrive il gip riferendosi alle intercettazioni nella vicenda sul presunto finanziamento illecito al parlamentare Diego Sozzani -. Deve osservarsi – aggiunge - come le conversazioni siano estremamente significative perché delineano uno spaccato quanto mai disarmante, sia nell'agire di coloro che sono chiamati a ricoprire la delicata funzione di governare la cosa pubblica sia, soprattutto, del 'sentire' dei privati, i quali pensano che nel nostro sistema sia necessario elargire prebende ai politici che hanno buone possibilità di essere eletti per assicurarsi future corsie preferenziali".


LE REAZIONI

Le reazioni non mancano. La prime del presidente della Lombardia, Attilio Fontana: "Ho deciso di sospendere immediatamente l'incarico assegnato al sottosegretario" della Regione Lombardia, Fabio Altitonante. Sono il primo a volere che la verità emerga, tutta e fino in fondo". E poi la replica dei Fratelli d’Italia: “Mai ricevuto illecitamente alcun finanziamento. Lo dimostra la stessa indagine della magistratura che ha portato all’arresto di oltre 40 persone tra imprenditori e politici, senza coinvolgere in alcun modo esponenti di FDI. Nessun nostro iscritto o dirigente infatti, è stato raggiunto neppure da un avviso di garanzia. I contributi pubblici che arrivano a Fratelli d’Italia sono tutti registrati a norma di legge e i nostri bilanci sono da sempre trasparenti e a disposizione di chiunque voglia verificarli”.


CORRUZIONE A PALERMO

Quattro arresti sono stati eseguiti della polizia di Stato, contestualmente ad altre dieci misure cautelari, nel corso dell'operazione denominata “Cuci e Scuci”, nei confronti di imprenditori e funzionari del Provveditorato Opere Pubbliche di Palermo accusati di corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Procura della Repubblica. L'indagine, svolta dalla Sezione Anticorruzione della Squadra mobile di Palermo, ha svelato un sistema di Tangenti nel settore degli appalti per opere pubbliche che ha interessato un importante distretto ministeriale. L'input alle indagini lo ha fornito la denuncia di un imprenditore edile, al quale erano state chieste 'mazzette' da parte di alcuni funzionari in servizio presso il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per lavori di ristrutturazione di una scuola elementare in provincia di Palermo.


di Fabio Di Chio

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